“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

GianLorenzo Franzì

Un silenzio smisuratamente chiassoso

Nel teatro ottocentesco, quello che va da Molière a Dumas figlio, il termometro morale di tutti gli accadimenti nella storia che si sviluppava sul palcoscenico era un personaggio denominato raisonneur.
Il silenzio grande, romanzo teatrale di Maurizio De Giovanni diventata sia film che spettacolo teatrale in entrambi i casi con la regia di Alessandro Gassmann, ha allora una figura assimilabile al raisonneur nella governante (Paola Senatore, in scena): donna pragmatica, dai modi spicci, anima della casa nella quale lavora da venti, trenta, quarant’anni.

Parla (ancora) Bellavista

’A libertà, ‘a libertà: pur’ ’o pappagall’ l’ha dda pruvà: un “pensiero poetico” che parte da una constatazione ovvia, si traduce in una proposizione inutilmente rimata, e appassiona per la sana grossolaneria con cui viene pronunciata, come se fosse un trionfo del pensiero.

Due avvistamenti teatrali

Un incontro tra generazioni lontane, idealmente rappresentate da una nonna e un bambino che si incontrano per le strade di una notte solitaria che riunisce le loro solitudini, racconta di un bimbo di sette anni che scappa di casa e di Lina, che ha dieci volte sette anni ma anche lei è scappata da quella che dovrebbe essere la sua casa ora. I due attori si muovono sulla scena sul tappeto musicale di Enrico Messina, composto da un mix di musiche al pianoforte di Gershwin e dello stesso Messina: i loro dialoghi sembrano destrutturati fino a un punto zero, che ricerca la descrizione senza orpelli di sentimenti senza infrastrutture inquinate da altro. Ma l’affanno della semplicità mi pare diventi spesso leziosità in metafore fin troppo basiche per essere coinvolgenti, e la tenerezza di una storia di amicizia fin troppo vista è stucchevole.

In un salone da barbiere, il 9 maggio 1978

Una giovane drammaturgia per raccontare una giornata particolare in Sicilia. La pièce di Currò e Arimatea è infatti ambientata il 9 maggio 1978, giorno del ritrovamento di Aldo Moro in via Caetani: ma la storia è chiusa nelle quattro mura di un salone da barbiere di provincia, equamente divisa tra dramma e commedia.

“Patres” e l’erranza dei figli senza padri

La scena è spoglia.
Un ragazzo su una sedia, dietro di lui panni stesi su un filo.
Dopo un po’, arriva il padre.
Da una messa in scena semplice e quasi scabrosamente spoglia, la drammaturgia di Saverio Tavano intesse una trama fitta che parte e viaggia sicura fino alla fine: il ragazzo non ha nome, ma è un moderno/antico Telemaco, e neanche il padre viene mai chiamato in alcun modo.

Roberto Latini e la conquista della parola rivelata

Amletmachine (tradotto dal tedesco, piu o meno La macchina di Amleto, 1977) è un dramma postmoderno del regista Heiner Müller, liberamente ispirato alla tragedia di Shakespeare: è un testo estremamente aperto pure se denso, che si lascia interpretare in molteplici modi, dalla tematica femminista alla riflessione sull’autore consapevole della parte che sta interpretando, fino al movimento comunista e quello ecologista.

La rivolta dello schiavo contemporaneo

Il teatro, a differenza del cinema, ha una sua ontologica urgenza mai mediata, una adesione più stretta con la realtà che lo circonda per la sua natura irrimediabilmente in divenire, come un costante interscambio di informazioni che cambia e lo cambia.

Esplorando il senso della parola

La parola, il senso, il testo, il significato e il significante.
La parola.
Quante volte ci si ferma, come in un’epifania al contrario, a chiedersi perché una parola ha questo suono, che potere ha il suono stesso, che senso ha la parola, e quindi che rapporto ha con il suo significato?

Le mamme di Ruccello secondo Danilo Giuva

La scena è nuda.
Una sedia, una tenda nera che scopre un panno bianco con un enorme cuore anatomico.
Il cuore inizia a battere, così come la vita prende forma all’interno dell’utero della donna.
E il narratore arriva in scena, viene alla luce.
Inizia a raccontare.

“Perle”: Dodi Battaglia in concerto

Chiariamo subito una cosa: Perle, il doppio cd con il quale Dodi Battaglia ripercorre (per la seconda volta, dopo il lavoro del 2017, … E la storia continua), è un’operazione prima di tutto coraggiosa. Perché il due volte premiato come “Miglior chitarrista europeo” − da Die Zeitung nel 1981; da Der Spiegel nel 1986 − non fa una selezione furba scegliendo le hit dei Pooh, ma ripercorre i cinquant’anni di carriera del gruppo più longevo della storia del pop attraverso le tracce più nascoste ma più personali, forse più amate dai fan.

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