“Perché per spiegare il prologo del Decameron, che è una questione di peste, morte, fuga, avete bisogno di di dieci pagine sulla civiltà comunale del Trecento, altre dieci sulla mimesi e la diegesi in Boccaccio, e magari altre dieci ancora per prendere in esame le opinioni di tutti quelli che vi hanno preceduto? Siete matti? Non lo vedete in televisione che fine sta facendo l'arte? Gli Uffizi devastati? Le case della mafia dentro i templi di Agrigento? Il ponte di Monstar distrutto a cannonate? Questo succede quando i popoli perdono coscienza che un romanzo o un quadro li riguardano, in quanto individui e in quanto parte di una comunità”

Emanuele Trevi

Martedì, 02 Settembre 2014 00:00

Thriller, ma non troppo

Pubblicato in Teatro
Giovedì, 28 Agosto 2014 00:00

C'è del marcio in quel di Andria

Pubblicato in Teatro
Martedì, 26 Agosto 2014 00:00

Riccardo, profeta del proprio male

Pubblicato in Teatro

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