“È straordinaria l'idea che ogni goffagine tua, ogni incertezza, ogni rabbia − insomma tutto ciò che è negativo − può sembrare domani, da un diverso e più sapiente punto di vista, scoprirsi un valore, una qualità, un tesoro positivo. Ma vale anche l'inverso. Ogni tuo vanto può fallire, può mancarti sotto”.

Cesare Pavese

Venerdì, 20 Dicembre 2013 00:00

Costruire sogni dalle macerie

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Se adesso, al posto di comporre parole battendo una ad una le lettere sulla mia tastiera, prendessi quella vecchia dal cassetto e staccassi tutti i tasti per comporre una collana, se la illuminassi con i led e me la legassi al collo con il cavo, verrebbe fuori una bella recensione per Giardini di Plastica, lo spettacolo andato in scena al Teatro Galilei a Città della Scienza. Lo spettacolo del riuso, tanto che a presentarlo è intervenuto il presidente dell’ASIA, che poi è lo spettacolo della creatività. “Guardate cosa si riesce a fare con i materiali che vengono gettati via!” sembra volerci dire e ogni persona seduta in sala, davanti ad ogni creazione, non può che rimanere sbalordita e in quell’incanto lasciarsi trasportare.
Mai la plastica fu più bella. A testimoniarlo bambini e adulti.

La compagnia salentina Koreja compone, con oggetti che siamo abituati a vedere ogni giorno intorno a noi, mondi fantastici. Non serve chiuderli in una storia, essi semplicemente vivono in quadri creati dai giochi di tre bambini. Si fanno i dispetti, si prendono in giro, si lagnano della scuola, fanno magie, ricordano i compagni di classe ma poi avviene qualcosa e le bacinelle diventano astronavi, i tappi di plastica parrucche, le cannucce, i guanti e le mollette sono decorazioni dei vestiti e così via. La genesi con la semplicità di un gioco. A dare consistenza al tutto sono le luci che camuffano e svelano cose. Sono lievi e soffuse oppure forti e colorate, capaci in ogni caso di dare la giusta atmosfera a ciascuno dei quadri.
I bambini in sala ridono, perché i bambini sul palco sono clowneschi. Parlano una lingua che si comprende appena ma che è allegra e divertente. Più volte interagiscono col pubblico, giocando a nascondino o chiedendo delle cose. Il fatto è che i bambini, quando sono spettatori, parlano anche se non interpellati. Già prima che lo spettacolo cominci, c’è uno che grida dal suo posto “Chi vuole sedersi accanto a me può farlo. Basta che non sia uno zombie o un drago che vuole distruggere il mondo”.
Il chiacchierio tra sala e palco è abbastanza libero per tutta la prima parte. Questo fino a che non inizia la musica. La musica ci avverte che comincia il gioco delle trasformazioni. A quel punto allora tutti trattengono il respiro in attesa di vedere e cominciare a sognare. Ed è proprio di sogni che si parla nel finale dello spettacolo. Il bambino, che quando fa brutti sogni sogna di andare a scuola, diventa un disegno animato. Ha la testa tonda, il corpo tracciato con cinque linee e viveva su un quaderno. Adesso si muove davanti ai nostri occhi. Linee di luce nel buio della scena. Incontra un’amica e le dona dei fiori.
I Cantieri Teatrali Koreja presentano, in un luogo da ricostruire in cui sono protagoniste la scienza e le invenzioni, uno spettacolo in cui si costruisce e si inventa partendo proprio dalle macerie delle cose, da ciò che si butta via. L’attenzione reale all’ambiente si coniuga alla passione per i sogni. Tutto si anima, tutto rivive.
A noi resta l’ispirazione, il desiderio di tornare a casa e provare a creare dal niente, dal perso, dall’abbandonato, qualcosa di nuovo e di più straordinario.

 

 

 

 

Giardini di plastica
regia Salvatore Tramacere
con Giovanni De Monte, Alessandra Crocco, Maria Rosaria Ponzetta
tecnico luci Mario Daniele e Angelo Piccinni
collaborazione all’allestimento Maria Rosaria Ponzetta
foto di scena Alessandro Saco
produzione Koreja – Teatro Stabile d'Innovazione (Lecce)
durata 1h
Napoli, Teatro Galilei 104, 15 dicembre 2013
in scena 15 dicembre 2013 (data unica)

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