“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Venerdì, 20 Dicembre 2013 00:00

Costruire sogni dalle macerie

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Se adesso, al posto di comporre parole battendo una ad una le lettere sulla mia tastiera, prendessi quella vecchia dal cassetto e staccassi tutti i tasti per comporre una collana, se la illuminassi con i led e me la legassi al collo con il cavo, verrebbe fuori una bella recensione per Giardini di Plastica, lo spettacolo andato in scena al Teatro Galilei a Città della Scienza. Lo spettacolo del riuso, tanto che a presentarlo è intervenuto il presidente dell’ASIA, che poi è lo spettacolo della creatività. “Guardate cosa si riesce a fare con i materiali che vengono gettati via!” sembra volerci dire e ogni persona seduta in sala, davanti ad ogni creazione, non può che rimanere sbalordita e in quell’incanto lasciarsi trasportare.
Mai la plastica fu più bella. A testimoniarlo bambini e adulti.

La compagnia salentina Koreja compone, con oggetti che siamo abituati a vedere ogni giorno intorno a noi, mondi fantastici. Non serve chiuderli in una storia, essi semplicemente vivono in quadri creati dai giochi di tre bambini. Si fanno i dispetti, si prendono in giro, si lagnano della scuola, fanno magie, ricordano i compagni di classe ma poi avviene qualcosa e le bacinelle diventano astronavi, i tappi di plastica parrucche, le cannucce, i guanti e le mollette sono decorazioni dei vestiti e così via. La genesi con la semplicità di un gioco. A dare consistenza al tutto sono le luci che camuffano e svelano cose. Sono lievi e soffuse oppure forti e colorate, capaci in ogni caso di dare la giusta atmosfera a ciascuno dei quadri.
I bambini in sala ridono, perché i bambini sul palco sono clowneschi. Parlano una lingua che si comprende appena ma che è allegra e divertente. Più volte interagiscono col pubblico, giocando a nascondino o chiedendo delle cose. Il fatto è che i bambini, quando sono spettatori, parlano anche se non interpellati. Già prima che lo spettacolo cominci, c’è uno che grida dal suo posto “Chi vuole sedersi accanto a me può farlo. Basta che non sia uno zombie o un drago che vuole distruggere il mondo”.
Il chiacchierio tra sala e palco è abbastanza libero per tutta la prima parte. Questo fino a che non inizia la musica. La musica ci avverte che comincia il gioco delle trasformazioni. A quel punto allora tutti trattengono il respiro in attesa di vedere e cominciare a sognare. Ed è proprio di sogni che si parla nel finale dello spettacolo. Il bambino, che quando fa brutti sogni sogna di andare a scuola, diventa un disegno animato. Ha la testa tonda, il corpo tracciato con cinque linee e viveva su un quaderno. Adesso si muove davanti ai nostri occhi. Linee di luce nel buio della scena. Incontra un’amica e le dona dei fiori.
I Cantieri Teatrali Koreja presentano, in un luogo da ricostruire in cui sono protagoniste la scienza e le invenzioni, uno spettacolo in cui si costruisce e si inventa partendo proprio dalle macerie delle cose, da ciò che si butta via. L’attenzione reale all’ambiente si coniuga alla passione per i sogni. Tutto si anima, tutto rivive.
A noi resta l’ispirazione, il desiderio di tornare a casa e provare a creare dal niente, dal perso, dall’abbandonato, qualcosa di nuovo e di più straordinario.

 

 

 

 

Giardini di plastica
regia Salvatore Tramacere
con Giovanni De Monte, Alessandra Crocco, Maria Rosaria Ponzetta
tecnico luci Mario Daniele e Angelo Piccinni
collaborazione all’allestimento Maria Rosaria Ponzetta
foto di scena Alessandro Saco
produzione Koreja – Teatro Stabile d'Innovazione (Lecce)
durata 1h
Napoli, Teatro Galilei 104, 15 dicembre 2013
in scena 15 dicembre 2013 (data unica)

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