“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Giovedì, 19 Dicembre 2013 00:00

Eternamente... Cenerentola

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C'era una volta, in un tempo sconosciuto, una giovane principessa dall'animo umile che viveva in un piccolo regno oltre i confini dell'universo. Così grande era la magia di questo luogo tanto da animare gli oggetti e trasformarli in eclettici ed improbabili personaggi: una perfida matrigna accompagnata da due "sorellastri" isterici e bamboleschi, un buffo Re dall'accento inglese vestito come una lampada, ed un eccentrico fatino dedito alla disco music con una strobosfera a mo' di zucca. La povera principessa desiderava essere felice, godere dei momenti più dolci che la vita ha da offrire; purtroppo però, la matrigna cattiva era legata a lei in modo possessivo e con invidia ostacolava la sua libertà.

Ma un bel giorno, giunse l'amore tenero di un principe, amore puro e coraggioso che fu in grado di abbattere le mura dell'egoismo, liberando per sempre la fanciulla da una lunga prigionia di silenzio. Forse erano gli anni '80, forse quella fanciulla era o si sentiva Cenerentola...
Questa è la toccante favola andata in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli lo scorso 15 dicembre, l'ultimo appuntamento del ciclo Fiabe in famiglia, rassegna dedicata a un pubblico di grandi e bambini, realizzata da "I Teatrini" con il sostegno della Fondazione Eduardo De Filippo e dell'Istituto Banco Di Napoli.
Cenerentola Across the Universe di Michelangelo Campanale propone una Cenerentola di stampo contemporaneo ma che rimane eterna, in quanto supera il tempo e lo spazio dato che rappresenta un modello etico-narrativo universalmente riconosciuto. Una figura che grazie alla potente macchina del teatro – “regno”, dove la finzione e la realtà si sposano dando vita ai sogni – può materializzare le proprie incertezze, mostrare in modo allegorico l'evolversi dei suo stato d'animo, catapultarsi in universi paralleli.
La vicenda è incentrata attorno al personaggio di Annarita, una timida ragazzina alle prese con le difficoltà che comporta la fase dell'adolescenza: il primo amore, il rapporto aspro con la madre, l'urgenza di cambiamenti e la voglia di indipendenza. Il sipario si apre con la protagonista che avvolta in una calda trapunta rossa, viene svegliata dalle insolite avances di un ragazzo affacciato alla balconata del teatro, (un Romeo alla rovescia) che finirà col regalarle una scatola con sopra stampata la bandiera d'Inghilterra. La scatola contiene una musicassetta, una compilation con note canzoni d'amore di fine anni '60, alcune delle quali (come il titolo dello spettacolo preannuncia) appartengono ai Beatles o seguono il filone beat di quegli anni, ed in pratica costituisce la colonna sonora che evidenzia i punti principali all'interno di tutta l'azione. Geniale trovata di intrattenimento, si rivela essere questo “jukebox interattivo”, apprezzato dal pubblico adulto della platea, all'interno di uno spettacolo che essenzialmente si rivolge ai più piccini (il teatro tra l'altro ne era pieno),  specialmente quando si tratta di brani italiani come Occhi di ragazza di Dalla o Ciao Ciao di Petula Clark.
La soluzione narrativa adoperata dal regista oscilla tra due mondi comunicanti tra loro attraverso un espediente scenografico pensato dallo stesso Campanale, e cioè un grande portone che di volta in volta diventa botola, armadio, palazzo, trono e così via.
Il primo mondo è quello esistenziale ed intimo della triste Annarita costretta a non uscire mai di casa, a frenare o nascondere ogni tipo di entusiasmo a causa di una madre iperprotettiva che, rimasta vedova (lo si intuisce dall'abbigliamento), pensa di operare nel bene di sua figlia proteggendola dalla realtà esterna. Il secondo è l'universo delle fiabe, ove gli attori adoperano anche un linguaggio interpretativo più classico, dovuto al parallelismo che la ragazza instaura tra se stessa e Cenerentola a livello onirico ed immaginativo.
Annarita si sente soffocata, è pronta infatti ad affrontare l'età adulta, sembra in alcuni casi più Alice nel paese delle meraviglie, o Dorothy nel regno di Oz (le scintillanti scarpette che il fatino le dona sono scarlatte e fanno pensare alla favola di Frank Baum) soprattutto quando si isola nella sua stanza, nella musica,   cantando, danzando, fantasticando.
Nella fatidica scena della scarpetta, che si svolge sulle meravigliose note di Inanna di Armand Amar, Anna-Cenerentola immagina di unirsi al suo amato principe indossando un lungo e luminoso abito bianco (probabilmente le lenzuola del letto) coronato dalle cuffie sulle orecchie, mentre la madre-matrigna la osserva in lontananza, nell'ombra della disperazione, sfiorando il disprezzo. Qui è alto il momento di tensione che si crea nel rapporto madre e figlia, e soppianta tutti i momenti esilaranti che durante la fiaba avevano suscitato le risate dei più piccoli. La scena e la musica bruscamente si interrompono quando la madre decide di stracciare il vestito alla figlia, facendo cadere a terra le cuffie e facendole perdere la scarpetta. Scocca la mezzanotte, sul suono dell'orologio, l'illusione si infrange.
Il finale vede un ragazzo innamorato che corre per il corridoio al centro della platea, chiamando da lontano la sua “principessa”. Annarita regala la scarpetta superstite alla madre, come segno della consapevolezza del grande affetto che ha sempre ricevuto ma che adesso appare stretto e sembra non calzare più come prima.
Colma di gioia Cenerentola scende dal palcoscenico e con grande stupore ed entusiasmo dei bambini, inizia a scalare la platea, scavalcando le poltrone per finire tra le braccia del suo principe e coronare con un bacio la realizzazione del suo sogno d'amore.
E così l'egoismo e l'eccessiva apprensione della madre alla fine si rassegnano, rivelando un messaggio educativo rivolto sicuramente ai bambini di ieri: per quanto un genitore possa credere di agire nel bene e nell'interesse di un figlio, per quanto possa presumere di sapere ciò che è giusto o sbagliato, spesso è l'ascolto la chiave per aiutarlo nelle scelte della propria vita, non certo l'imposizione che può portare solo ad un silenzio inevitabilmente destinato ad esplodere, come suggerisce la canzone scelta per il finale, Sound of Silence di Simon & Garfunkel.
La maturità con la quale i bambini percepiscono questi ultimi minuti dello spettacolo è sbalorditiva, segno che la nuova generazione, guidata da una buona educazione, è capace di avvicinarsi al teatro moderno vivendolo con estrema naturalezza, sia esso di carattere drammatico che umoristico, sia che rilegga la realtà d'oggi che i classici della letteratura.
È evidente che il vecchio ed il nuovo, tradizione ed innovazione saranno sempre destinati ad incontrarsi e scontrarsi su tutti i fronti, in un modo o nell'altro, per favorire solo ed esclusivamente la continuità.

 

 

 

 

Cenerentola Across the Universe
drammaturgia
Katia Scarimbolo
regia, scene e luci Michelangelo Campanale
con Nunzia Antonino, Annarita De Michele, Paolo Gubello, Luigi Tagliente
costumi Maria Pascale, Gabriella Vino
foto di scena Rosaria Pastoressa
produzione Ass. Cult. Tra il dire e il fare – Compagnia La luna nel letto
in collaborazione con Teatri Abitati – Residenza di Ruvo di Puglia, Scuola di Danza Artinscena
Napoli, Teatro San Ferdinando, 15 dicembre 2013
in scena 15 dicembre 2013 (data unica)

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