"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Martedì, 10 Dicembre 2013 01:00

Anticommedia sulla noia

Scritto da 

Una coppia come tante, talmente comune da essere rappresentativa di un genere, all'interno del suo appartamento porta avanti l'equivalente colloquiale di un interminabile duello con le armi della banalità e dei luoghi comuni, imparaticci in macramè da appendere nel salotto buono. Fuori il mondo, ma con loro la presenza di un nume familiare che assorbe tutte le energie e le convoglia in inutili e quotidiane scaramucce che assurgono a gesti di un rituale ancestrale, pratiche sacrificali al demone del focolaio: "la noia".

La noia nel suo significato socio-etico, moraviano per intenderci, ma anche nel suo senso più immediato e neurologico, dovuto ad eccessivo protrarsi di una medesima situazione, la noia del giorno-dopo-giorno, che genera frustrazione e insoddisfazione ma che si sceglie perché in qualche modo è rassicurante, l'illusione di un'immodificabilità che aspira all'eternità, forse antidoto contro la morte? E consolida la convinzione che quanto si sta facendo è semplicemente il meglio che si possa fare.
Se la vita umana, secondo Schopenhauer, è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, questa coppia è talmente spaventata dal primo di questi stati d'animo, da impegnarsi con molta serietà per fermare questo moto oscillatorio, optando così per una soluzione alternativa, più che la vita, loro scelgono una NON-morte, perché lo sappiamo no? Gran parte degli elementi più significativi dell'esistenza hanno a che fare con entrambi questi due stati d'animo.
È questa paura che li spinge a restringere sempre di più il loro obiettivo e a chiudere al di fuori delle loro esistenze tutto il resto del mondo con il suo insostenibile dolore e le sue grandi forze, si rintanano come ratti nelle loro piccole, rassicuranti e mortalmente noiose mura e loro stessi, come se avessero inghiottito il fungo magico di Alice, rimpiccioliscono ai nostri occhi nella loro piccolezza e insignificanza. Fuori la guerra, il tempo che passa e tutto fa decadere e morire, e loro che tentano di farla franca coprendosi il viso con le mani per non farsi vedere, patetici bambini troppo cresciuti alle prime armi col 'nascondino'. Mentre nel grande esterno tutto esplode, loro scelgono l'implosione, due buchi neri che si attraggono per distruggersi a vicenda.
Poi l'arrivo della pace, ma anche quella sembra spaventarli a morte fornendogli valide ragioni per rinunciare ad aprire le finestre, uscire di casa, vivere. Si domandano chi avrà vinto la guerra, ma non è vero interesse, solo un'occasione per rimettere in moto il distributore automatico delle loro banalità 'ammazzatempo': "chi ha vinto?", "chi non ha perso", "chi non ha perso?"...
Ogni tanto un guizzo di rimpianto e curiosità li spinge ad affacciarsi, sbirciando il mondo dietro il buco della serratura, per vedere cosa accade là fuori, cosa fanno 'gli altri', un dubbio li assale, magari quegli altri passano la vita in modo un po' meno noioso, ma poi subito si rassicurano a vicenda cacciando via pericolosi grilli per la testa "si annoieranno anche loro", "perché non ci sono ragioni al mondo, ma questo non impedisce alla gente di agitarsi", "preferisco annoiarmi a casa mia".
Una voce fuori campo ci ricorda che se per per caso stessimo pensando che questi individui rappresentano il peggio della nostra umanità contemporanea, forse ci sbagliamo, al peggio non c'è mai fine, ed eccoli, i vicini di casa, gli eterni vacanzieri, che non solo hanno dichiarato guerra al dolore, ma anche alla noia, e invece di nascondersi corrono, e annaspano alla ricerca di svago e divertimento e quindi viaggiano, turisti  nella loro vacanza dal mondo reale: "Siamo stati in vacanza, ci siamo divertiiiiitiiii! Non è difficile, ci si diverte dappertutto finché ci sono guerre". La vacanza, dove ad aspettarli troveranno sempre tempi di cupo e delirante divertimento.
In un finale che non lascia alcuna speranza di redenzione i due, sulle note di una struggente e bellissima Ne me quitte pas, depongono temporaneamente le armi per suggellare una promessa che ha il suono di una condanna a morte, vivranno così, per sempre, rinchiusi e protetti nella loro piccola tana, la loro tomba, nessuno li stanerà mai e di tutto il resto se ne infischieranno!
Oltre ai due bravissimi interpreti, Elena Bucci e Marco Sgrosso, che sanno dare ai loro personaggi vita e credibilità, anche la musica e le luci hanno fatto la loro parte nel costruire e raccontare. Luci che regalano alla scena un paradossale aspetto fumettistico, dove i protagonisti, che si muovono come sulla superficie di due grandi tele bianche illuminate che riproducono ombre e suoni, a tratti ricordano le opere di Warhol e sono pronti ad offrirci un intrattenimento mascherato da esilarante varietà ma cupo e delirante come un cenone di Capodanno, dove dolori e solitudini anziché mimetizzarsi indossano lustrini e improvvisano trenini di noia mortale.
Se per caso c'era qualche dubbio sul significato compiuto del termine 'anticommedia', associato a quest'opera di Ionesco, questo spettacolo è riuscito nell'intento di dissolverli tutti, mettendo in luce, musica, parole e rappresentazione, tutta la portata della conflittualità racchiusa in questo termine.

 

 

 

Delirio a due
di Eugène Ionesco
traduzione Gian Renzo Morteo
regia, interpretazione, scene e costumi Elena Bucci, Marco Sgrosso
drammaturgia del suono Elena Bucci, Raffaele Bassetti
luci Loredana Oddone
suono Raffaele Bassetti
direttore di scena Giovanni Macis
assistenti all'allestimento Nicoletta Fabbri, Alessandro Sanmartin
lampade di scena Claudio Ballestracci
sarta Marta Benini
foto Patrizia Piccino, Enrico Nensor
produzione Le Belle Bandiere – Fondazione Teatro Piemonte Europa
in collaborazione con Regione Emilia Romagna, Provincia di Ravenna
con il sostegno di Comune di Russi (RA)
lingua italiano
durata 1h 10’
Napoli, Galleria Toledo, 7 dicembre 2013
in scena dal 5 all'8 dicembre 2013

Lascia un commento

Sostieni


Facebook