"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Giovedì, 21 Novembre 2013 01:00

La "Messa" in scena

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La scenografia metateatrale si rivela subito a sipario alzato. È divisa orizzontalmente in due parti: la scena inferiore è il camerino del protagonista composto da una chaise longue sulla sinistra, una toletta al centro per il trucco, un bagno sulla destra. La parete trasparente in fondo mostra il corridoio su cui si affacciano gli altri camerini degli attori. La parte superiore soppalcata mostra l’interno del teatro ove a breve verrà rappresentato l’ennesimo Re Lear di Shakespeare; si vedono anche le poltrone in platea sullo sfondo ed un velo che divide il palco dalle quinte.

Tutto è sbrecciato, crepato, sopravvissuto ai bombardamenti nazisti a Londra durante la Seconda Guerra mondiale. La scenografia di Margherita Palli si fonde con il testo di Ronald Harwood per portare sulla scena il mondo interiore tutto chiuso e claustrofobico, eppur così ricco di vita, dell’attore protagonista chiamato da tutta la compagnia 'Sir' senza esserlo davvero. Le due scene sono un’unica realtà per 'Sir', tanto la parte inferiore, il suo inconscio che gli pesa ormai come un macigno, “Sono pieno di pietre inermi”, così come la parte cosciente, quella superiore, che invade il palco con la sua bravura di attore consumato che strappa ancora applausi. Per questa recita, però, Sir Ronald sta male, piange, non ricorda. È conscio che queste per lui sono le ultime ore che gli restano da vivere. Prima del suo arrivo in camerino, il suo servo di scena Norman e Milady, la moglie di 'Sir', esprimono la loro preoccupazione con una recitazione serrata, ansiogena, veloce.
L’arrivo in camerino del capocomico conferma le loro preoccupazioni. 'Sir' è confuso, stanco, si accascia di continuo qua e là. Il suo declino psicofisico gli fa dimenticare l’incipit del dramma, lo obnubila al punto da truccarsi di nero il viso per fare Otello. Il fedele, e innamorato, Norman si prodiga per tirarlo su, gli ripete la parte, lo aiuta a vestire i panni di Re Lear, gli racconta aneddoti sui suoi amici per minimizzare le paure di 'Sir', che sembra tornare il burbero, odioso, narciso che è sempre stato. Tutto sembra avviarsi per il meglio grazie all’incessante presenza ed al conforto di Norman che tranquillizza tutti, come sempre, dalla direttrice di scena Madge agli altri attori. Tra battute ironiche di un 'Sir' tornato agli antichi splendori, tra l’elogio all’improvvisazione teatrale, contrattempi di varia natura, Re Lear si conclude con un successo. La compagnia di provincia può continuare la sua tournée, una “compagnia di vecchi storpi e checche” dice 'Sir', che vive il teatro come una missione salvifica dalla barbaria nazista.
Recitare Shakespeare voleva significare difendere il cuore della cultura e della storia inglese. Tornato in camerino, 'Sir' si accascia nuovamente sulla chaise longue e muore. Norman, che avrà il compito di curare la sua autobiografia, scopre che 'Sir' ha ringraziato tutti, perfino i falegnami, tranne lui. Sul suo disperato ed alcolico lamento, rimasto solo, senza lavoro, senza futuro, senza più rifulgere di gloria riflessa per i suoi servigi, cala il sipario sul “servo di scena”.
Lo spettacolo di Branciaroli va in scena dal novembre 2011 con un grande e meritato successo grazie anche alla traduzione di Masolino D’Amico che in The Dresser vi ha letto non una messa in scena, ma la Messa dove Shakespeare è il culto da rinnovare e gli attori officianti con ruoli ed abilità diverse. Le storie personali di ognuno si fondono in quelle di Sir Ronald, l’istrione capocomico, Gran Sacerdote del culto del Bardo. Branciaroli è semplicemente strepitoso nelle variazioni di tono, nei perfetti tempi teatrali, affiancato da un bravissimo Tommaso Cardarelli che incastra perfettamente la sua recitazione sempre al limite tra farsa e tragedia. Branciaroli, dunque, offre una riflessione profonda, attualissima sul ruolo del teatro e dell’attore, sul suo mito e la sua realtà. Nel testo, in fondo, ce n’è per tutti. Per l’attore: ”Sei ostinato! Fai l’attore e non capisci niente del prossimo!”, per l’autore: “Non tradire mai l’autore!”, e, bontà di Sir Ronald Harwood, (lui, sì, 'Sir') anche per i critici: "Odiare i critici? Si possono odiare i morti?”.
Servo di scena, grande lezione di autentico teatro.

 

 

 

Servo di scena
da The Dresser
di
Ronald Harwood
traduzione Masolino D’Amico
regia Franco Branciaroli
con Franco Branciaroli, Tommaso Cardarelli, Lisa Galantini, Melania Giglio, Valentina Violo, Daniele Griggio, Giorgio Lanza
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi
produzione CTB Teatro Stabile di Brescia, Teatro de Gli Incamminati
paese Italia
lingua italiano
durata 2h
Napoli, Teatro Bellini, 19 novembre 2013
in scena dal 19 al 24 novembre 2013

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