“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Giovedì, 14 Novembre 2013 01:00

"T'ho fatto male"

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Siamo in tanti ad Officina Teatro. La sala è così piena che qualcuno è rimasto in piedi. Ci guardiamo l’un l’altro mentre applaudiamo al termine dello spettacolo. Qualcuno ha le lacrime agli occhi e ce le ho anch’io perché mi sono ritrovata a pensare a cose alle quali non avevo mai pensato prima. Vedo tutto in modo diverso ed è merito dello spettacolo e del libro che Massimo Verga ha scritto per raccontare la sua storia di papà di un bambino disabile.

Zigulì è uno spettacolo in movimento, come ci spiega l’attore Francesco Colella che si ferma, con il regista Francesco Lagi, a parlare a tutti gli spettatori e a rispondere ad alcune domande. Sul tram che da casa lo conduce al lavoro, e dal lavoro a casa, Massimo Verga ha raccolto alcuni suoi pensieri. Questi hanno preso la forma di un libro che Francesco Colella ha letto nella libreria della stazione mentre aspettava il treno che l’avrebbe portato a recitare in una nuova città. Proprio in treno nasce l’idea di farne uno spettacolo. È lo spettacolo al quale abbiamo assistito a San Leucio che ha modificato il binario dei nostri pensieri.
Si tratta di una sorta di lunga lettera, il tentativo di un papà che cerca di mettersi in contatto con il suo bambino nato cieco e con il cervello piccolo come una Zigulì, le caramelline vendute in farmacia. Con frasi come questa, quel papà quasi ci infastidisce. Noi, educati alle buone maniere del perbenismo, vorremmo sentir parlare di quel figlio in altri termini. Invece, quel papà che riassetta la cameretta dopo la festa di compleanno per gli otto anni del bimbo, ce lo presenta come una forza della natura, una creatura selvaggia impossibile da domare. Moreno, così si chiama il bambino, è come un lupo o un albero e come ogni creatura della natura è bellissimo. “Sembra Kurt Cobain con i capelli biondissimi e gli occhi azzurri sempre aperti”, dice Francesco Colella che l’ha incontrato e, una volta, l’ha tenuto in braccio.
La vita con lui è una lotta. Le cose che sembrano facili sono impossibili, come provvedere alla sua igiene dentale, con una mano che gli tiene ferme le braccia, una che gli apre la bocca e una che… Manca una figura materna in Zigulì e tutto il testo, così come lo spettacolo, è improntato sulla relazione padre-figlio, una relazione in questo caso estrema. Il bambino è il centro intorno al quale ruota tutta la vita del padre, che non ha più vestiti puliti o una passione alla quale dedicarsi. Tutta l’energia che va via nella lotta per la sopravvivenza del bambino, conduce il padre a pensieri di morte: se quel bambino non ci fosse, se non fosse mai nato o morisse d’un tratto. Ma non può più fare a meno di lui, ormai non potrebbe più vivere egli stesso senza quel bambino.
Nello spettacolo, così come nella vita racchiusa tra le pagine del libro, c’è la preoccupazione di un genitore che vede crescere il proprio bambino e lo vede come un gigante al quale deve continuare a cambiare il pannolino, un gigante da prendere in braccio e mettere a letto, un gigante da proteggere.
Zigulì ha il merito di palesare i pensieri più segreti di un genitore di un figlio disabile. Senza aver paura di quello che possa pensare la gente Massimo Verga mette nero su bianco i propri sentimenti. Per questo motivo lo spettacolo ha avuto un grande successo nei centri per disabili. I genitori dei bambini hanno sentito legittimati alcuni pensieri che hanno sempre tenuto nascosti, alcune paure, alcuni sensi di colpa come quello per cui si dice “t’ho fatto male”. Allo stesso tempo riesce a scuotere le nostre coscienze da beneducati ponendoci questioni sulle quali non avremmo mai ragionato. Siamo quelli che si limitano a guardare o a dispiacersi di fronte ad un disabile e, per la prima volta, ci è stato permesso di guardare più a fondo e di sentire in maniera più intima.
Trattandosi di una storia reale, che vive ogni giorno e continua a compiersi, lo spettacolo sulla vita di Massimo e Moreno diventa qualcosa di rischioso ma il regista, Francesco Lagi, rassicura: “Basta averne cura”.
È rischioso anche per me raccontarlo in poche righe, spero di averne avuto cura.

 

 

 

 

 

Zigulì
di
Massimo Verga
adattamento e regia Francesco Lagi
con Francesco Colella
scenografia Salvo Ingala
disegno sonoro Giuseppe D’Amato
musiche Alessandro Linzitto
aiuto regia Leonardo Maddalena
organizzazione Regina Piperno
grafica e video Studio Tozzo
produzione TEATRODILINA
durata 1h
San Leucio (CE), Officina Teatro, 9 novembre 2013
in scena 9 e 10 novembre 2013

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