"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Mercoledì, 06 Novembre 2013 01:00

In casa e nell'anima di Stephanie

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Per prendere posto al Théâtre de Poche dobbiamo attraversare il palco. Questo ci permette di entrare fisicamente in casa di Stephanie. Passiamo accanto al tavolo con due sedie, accanto al divanetto per due, al tavolino col telefono. Siamo pochi in sala. Siamo invitati privilegiati in casa della maestra che fa ritorno dal lavoro dopo aver camminato nella neve. Il luogo è accogliente, sia per la sala con il piccolo palco, sia per l’allegria di Stephanie che parla a noi più di quanto faccia al marito Sheldon. Ci rendiamo conto col passar del tempo, infatti, che Sheldon non c’è. C’è Stephanie e ci siamo noi a guardarla e ascoltarla. Squarciata la parete del corpo, c’è un’altra casa. È quella dei pensieri di lei, la sede della sua anima. Questa casa è la meno accogliente per noi. Essa è continuamente scossa dalle sensazioni provocate dagli eventi, ruota nel turbinio dei ricordi come se fosse stata portata via da un ciclone. Nonostante questo, è una casa che si mostra ai nostri occhi senza veli ma su di un telo rosso. L’inchiostro compone e scompone i pensieri, ricrea quei fantasmi del passato che ritornano vivi e feriscono.

La pièce messa in scena da Niko Mucci, con Nunzia Schiano e le animazioni grafiche di Sissi Farina e Anna Verde, è una riscrittura dello One Woman Play di Arnold Wesker, Yardsale. Riscrittura perché il testo è stato ritradotto in occasione dello spettacolo e perché nella realizzazione scenica si è voluto giocare col tempo.
Stephanie è un’insegnante che si ritrova a parlare da sola, convinta che il marito sia nella stanza accanto o in bagno fino a quando non ritrova una lettera in cui lui le ha scritto che l’ha lasciata per stare con una donna più giovane, più intelligente, più bella, più ricca. L’allegria iniziale di Stephanie si trasforma immediatamente in angoscia, ogni cosa acquista un senso nuovo. Così un grande dolce, da dividere in due diventa solo un alimento troppo grasso che le ha sformato il corpo facendo allontanare il suo uomo. Perché, come alle donne succede spesso, il primo sentimento che prova Stephanie è il senso di colpa. Solo più tardi giungono la rabbia e l’amara consapevolezza di aver perso tutto solo per l’errore di aver investito troppo in quell’uomo: la sua gioventù, il suo corpo che ha messo al mondo tre figli e tutto il suo amore.
Si ritrova sola Stephanie e allora prova a mescolarsi alla gente partecipando ad un’asta di vecchi mobili usati. Non riuscirà però ad allontanarsi dai suoi pensieri, che sono lì, dietro di lei, su un telo rosso, disegnati con l’inchiostro nero. Proprio su quel telo vediamo Stephanie attraversare la città legata ad un orologio come se fosse un palloncino gonfiato ad elio che riesce a sollevarla da terra.
Proprio come l’orologio che più volte segna la stessa ora, la donna forse rivive più volte lo stesso evento. La lettera lasciata sul tavolino senza buttarla mai via, la caduta nella depressione, la paura di rimanere da sola e la guarigione momentanea che avviene quando Stephanie si rende conto che la vita sebbene non abbia qualcuno con cui condividerla è una vita che le appartiene. Fino al giro delle lancette, fino a ritrovare di nuovo la lettera e rivivere come se non fosse mai successo prima, il dolore dell’abbandono. È lo stesso ripetersi che avviene a teatro, una sera dopo l’altra.
Nunzia Schiano ci accompagna, tenendoci per mano, nella vita e nei sentimenti di Stephanie. Ci fa ridere e ci trasmette angoscia con la stessa facilità. È, allo stesso tempo, un viso familiare che ci mette a nostro agio e una persona imprevedibile, in balìa degli sbalzi d’umore. Se durante lo spettacolo smettiamo di guardarla è solo per vedere più in profondità. I disegni proiettati sul telo si compongono pian piano, le linee non sono continue, la penna si alza e traccia un tratto qui e l’altro là. Questo tiene viva la nostra curiosità e seguiamo tutta la composizione che non si completa mai del tutto. Ogni disegno è legato all’altro, aggiunge, toglie qualcosa come se vivessero essi stessi con l’elettricità dei nervi di Stephanie.
Sabato, al Théâtre de Poche siamo stati invitati privilegiati in casa di Stephanie e nella sua anima, soltanto noi che abbiamo avuto il coraggio di spegnere la tv e lasciare un posto vuoto allo stadio.

 

 

 

 

Sentimenti all’asta… per donna sola
da Yardsale
di
Arnold Wesker
regia Niko Mucci
con
Nunzia Schiano
animazione grafica
Sissi Farina e Anna Verde
costumi
Alessandra Gaudosio
assistente alla regia
Claudia Riccardo
produzione
Libera Scena Ensemble, Compagnia de li Cunti
foto di scena
Enzo Longobardi
durata
50'
Napoli, Théâtre de Poche, 2 novembre 2013
in scena dal 30 ottobre al 3 novembre 2013

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