"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Lunedì, 21 Ottobre 2013 02:00

Sotto il vestito niente

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C’è una bella atmosfera al Teatro Arcas, la si percepisce subito, scendendo il primo gradino che porta in sala. Ad attenderci, sdraiato su un triclinio rosso c’è uno strano personaggio. Ha il volto truccato di bianco, con gli occhi e un finto sorriso neri. Indossa un frac e in testa ha un cappellino conico bianco. Allo stesso modo è truccato e vestito il personale del teatro. Entriamo quindi già in un altro mondo, quello dello spettacolo che sta per cominciare.

Nel foyer, dietro una pesante tenda rossa ci sono due donne bellissime e un uomo. Il pavimento a scacchi mi riporta alla mente la scena della stanza rossa di Twin Peaks. L’uomo e le due donne stanno seduti su un divano. Entriamo anche noi. Siamo un pubblico inconsapevole, non sappiamo cosa accadrà. Alcuni sono in imbarazzo, altri sembrano non accorgersi della presenza delle tre figure e continuano a parlare tra loro come se niente fosse. Ci guardiamo l’un l’altro come se fossimo tutti bloccati in ascensore e cercassimo il modo di rompere il ghiaccio. Tra di noi due personaggi del mondo dello spettacolo, Francesco Paolantoni e Giacomo Rizzo, che richiamano l’attenzione di tutti. Discutono su quanto il loro modo di fare teatro sia diventato obsoleto mentre, nella situazione in cui ci troviamo, si sta facendo avanguardia.
È una situazione che li imbarazza soprattutto quando l’uomo, da padrone di casa, offre loro un bicchiere di vino e poi va nell’altra stanza. “Non so cosa fare, lo posso posare il bicchiere?” ci chiede Giacomo Rizzo ricevendo solo risate in risposta. Le due bellissime donne, invece, restano con noi sedute sul divano o passeggiando nervosamente avanti e indietro. Ad un certo punto veniamo chiamati a prendere posto da uno dei personaggi truccati come l’uomo sul triclinio. Le sedie sono disposte ai due lati della sala. Le file continuano fin sopra il palcoscenico. Lo spettacolo si svolge al centro, sia sul palco che sul pavimento della platea. Le aspettative sono alte ormai.
I personaggi mascherati sono i servitori della casa di Erode che stanno di guardia davanti alla prigione in cui è rinchiuso Iokanaan. Lo spettacolo comincia con i due che guardano la luna che ai loro occhi sembra una donna morta. A quel punto l’atmosfera non è mutata, siamo ancora nell’altro mondo creato dal teatro, dove il grottesco fa da padrone e può suscitare strane sensazioni. Tutto si smorza, però, all’apparire dei personaggi femminili: Salomè e Erodiade, le due donne bellissime che sedevano sui divani, annoiate al banchetto al quale noi eravamo stati invitati ignari. Indossano abiti molto belli, sono giovani e affascinanti ma la loro interpretazione si limita soprattutto alla forma. Se siedono sul triclinio si mettono in posa e dicono la loro battuta. Si alzano in piedi, camminano, salgono la scaletta del palco, si mettono in posa e dicono un’altra battuta. Tornano indietro, scendono la scaletta, raggiungono il triclinio, si mettono in posa e dicono un’altra battuta. È, quella alla quale assistiamo, una sorta di sfilata di moda ispirata alla Salomè di Oscar Wilde e le parole non valgono più dei click delle macchine fotografiche. Le donne non riescono a dare profondità ai sentimenti o al desiderio amoroso. Questo non credo dipenda dalle capacità delle attrici, quanto da un’idea registica che appare distante dalla sensibilità femminile e che non sa darle voce, riducendo le donne in bellissime statue senza anima. Me ne accorgo anche dalla figura di Iokanaan. Dovrebbe essere l’uomo che ispira il desiderio in Salomè, che ferisce l’animo di Erodiade, invece sembra non credere nemmeno lui a quello che dice. È spesso ironico, parla da ubriaco, sembra vaneggiare e invece di attrarci tutti, ci lascia con degli interrogativi che non dovrebbero esserci: “Perché poi Salomè lo desidera tanto? Perché Erodiade si arrabbia per i discorsi di uno che sembra un ubriacone?”. Non capisco bene quale idea abbia guidato il lavoro. Se Iokanaan parla del Messia o degli angeli in quel modo un po' scherzoso, come se volesse prendersi in giro da solo, lo fa per deridere i princìpi del Cristianesimo? Se è per questo non bastava l’aver scelto di mettere in scena la Salomè di Oscar Wilde, già accusata di blasfemia? Più sarebbe apparso desiderabile Iokanaan uomo, con le sue verità e la sua vicinanza a Dio, più il Cristianesimo avrebbe tremato. Invece il desiderio resta tutto superficiale, la sensualità è lasciata ai bei corpi delle donne, che si accarezzano in scena e si mettono in pose da copertina di riviste di moda. Nel numero di questa settimana scopriremo come accarezzarsi le labbra rallenti la formazione delle rughe.
Gli unici momenti intensi restano affidati ai personaggi mascherati. Narraboth che si uccide perché innamorato di Salomè e Tigellino che piange la morte di un compagno che è per lui come un fratello. È questa la chiave di lettura? Che i fantocci hanno più anima degli essere umani?
Resta uno spettacolo vuoto, che sotto la bella scorza dei costumi, del trucco, dell’allestimento della sala ha poco da offrirci, sia a livello intellettivo che emozionale. Basti il commento di una delle signore presenti in sala che ha detto alla signora che le stava seduta accanto: “Dovrei farmeli prestare questi vestiti!” e non è proprio il commento che ci si aspetta al termine di una rappresentazione teatrale.

 

 

 

Salomè
di
Oscar Wilde
regia
Stefano Jotti
con
Roberta Astuti, Marco Battimelli, Stefano Jotti, Martina Liberti, Yuri Napoli, Claudia Natale
scenografia Anna Seno
costumi Marina Mango
sarta di scena Federica del Gaudio
trucco Mary Samele
foto di scena e disegno luci Pepe Russo
aiuto regia Mario Vezza
grafica Salvatore Natale
effetti audio Cluster Sound Studio
produzione Imprenditori di Sogni
Napoli, Circolo Teatro Arcas, 17 ottobre 2013
in scena
dal 17 al 20 ottobre 2013

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