“Ho forse dormito mentre gli altri stavano soffrendo? Sto forse dormendo in questo momento?”

Samuel Beckett; Aspettando Godot

Domenica, 29 Settembre 2013 02:00

(R)Esistere, in memoria di Lenuccia

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Ouverture resistente, tra Le nuove resistenze della stagione d’esordio, per il Nuovo Teatro Sanità. Il sipario si alza e nuove luci tornano a restituire a Napoli la memoria di una sua figlia-coraggio. In scena, la storia di Lenuccia (Maddalena Cerasuolo), giovane partigiana della Resistenza napoletana, medaglia di bronzo al valore militare.
Lenuccia e Napoli, l’una figlia, sopravvissuta (tra centinaia di figli martiri); l’altra madre di una libertà conquistata tra le mine senza pietà dell’ennesimo dominio. Quattro giornate, scivolate nel sangue per dire − per prima − ‘no’ all’orda nazista. Nel sangue e nel sole.

Settant'anni dopo, Lenuccia torna a respirare l’odore della memoria, aspro e rosso se di vendemmia è quasi tempo, perché il ricordo profumi di conoscenza e, ancora una volta, di dignità. Quella di occhi grandi e decisi, spesso giovanissimi, ciechi davanti alle ragioni di una nuova rassegnazione. Gli stessi giovani occhi di Lenuccia che, ricordando, tornano a vedere e a far vedere.
Sospesa, al centro della scena, una corda: stavolta da stendere non ci sono tessuti né stracci, lembi di anima di tanti quartieri partenopei, come quello della Sanità. Qui, nella fila di copricapo e tamburelli, si dispiegano tracce d’identità, delle vite vissute, salvate, perdute, in sole settantasei ore. Come nel movimentato gioco di sedie, ora aperte ora richiuse: coreografiche cornici, dell’intreccio di una trama da sciogliere, oggi in memoria di ieri.
“Fischia il vento e infuria la bufera / scarpe rotte e pur bisogna andar…”. È il 1953 e un giovane richiama quei giorni trascorsi ormai già da dieci anni. Ventidue i suoi, come quelli di Lenuccia al tempo dei fatti. Gennarino il nome che lei gli darà, per ricordarsi della sua voglia di difendere il giusto, di non sporcarsi l’anima di viltà. Proprio come Gennarino Capuozzo, cugino di Maddalena, squarciato in pochi secondi dall’ennesima granata tedesca. Solo dodici i suoi anni terreni. Pochi, tra i tanti.
Lenuccia ha negli occhi il sorriso di chi c’è stato e sa ancora esserci, figlia del padre per il quale ha scelto di lottare, sorella in un quartiere che non sempre ha saputo riconoscere le ragioni di un’audacia così radicale per una donna di quegli anni. Un’audacia che pretendeva di scampare alla prigionia, rossa come lo scialle di cui si fa scudo questa militante, ora copricapo ora domestico grembiale.
Oltre la corda, la sirena stride una volta, un’altra, e molte ancora. I ricoveri non lasciano luce né aria, si soffoca, eppure ogni scusa è buona per conquistarsi un po’ di respiro. Com’è buona, poi, una volta a casa, ogni occasione per illudersi che un piatto di carrube abbia il caldo sapore delle cose buone del lontano tempo di pace: basta dimenticare la fame, gustando l’immaginazione.
Ma Lenuccia non ha voglia di trovare il tempo per la fantasia: la miseria della fame, come della guerra, non conosce la bugia delle illusioni. C’è bisogno di esserci, a viso scoperto. In nome di una verità che, nella logica dei numeri, nessuna guerra (ri)conosce: il rispetto. Perché quei numeri fanno un numero, coi pugni chiusi contro il valore della vita.
Il teatro, ancora una volta, una macchina di emozioni. Il racconto è nel ricordo, come il ricordo nel racconto. Talvolta una macchina che gira troppo veloce, per la curiosità di chi guarda e vuol capire e ricordare, per immagini e per parole. Ci viene in soccorso il realismo di un’interpretazione che ha avuto voglia di farsi sentire, di vivere. Come la nostra eroina.
Lenuccia non si perde e non perde. In nome di chi ha subito, e di chi ancora subirà. Di un’indipendenza per cui lottare nelle finte autonomie di ogni giorno, preludio di una prigionia silenziosa sotto gli ombrosi cieli di meccaniche e vigliacche dittature dei tempi di sempre.
(R)esistendo. Ricordando.

 

 

 

 

Lenuccia – Una partigiana del Sud
regia
Aniello Mallardo
con Aniello Mallardo e Maddalena Stornaiuolo
produzione Vodisca Teatro
in coproduzione con Teatro in Fabula
costumi Anna Verde
suoni Salvatore Fiore
Napoli, Nuovo Teatro Sanità, 27 settembre 2013
in scena dal 27 al 29 settembre 2013

 

 

 

 

 

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