“In realtà vi è un istante in cui il corpo sulla scena e l'arte coincidono e quell'istante si chiama teatro. Tutto il resto è spettacolo”

Claudio Morganti

Domenica, 28 Luglio 2013 02:00

La memoria dei giusti

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Ottaviano, Castello Mediceo; altrimenti detto “Palazzo del Principe”, ma noto ai più con la denominazione di “Castello di Cutolo”, per via del fatto che Raffaele Cutolo, il boss della Nuova Camorra Organizzata, egemone fino ai primi anni Ottanta, l'aveva acquistato e aveva ivi fissato la propria dimora, simbolo appariscente di una forza e di un potere che nell’ideologia camorristica protende (e pretende) ad una riconoscibilità esteriore che ne sancisca preminenza visibile, dominio esibito.

Oggi il Palazzo del Principe, che deve la sua denominazione originaria ad un feudatario d’antica schiatta, propaggine cadetta della genealogia medicea, non appartiene più a "Don Raffaele": confiscato dallo Stato nel 1991, è oggi sede dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, nonché location che si presta a svariate manifestazioni culturali.
Tra queste, il Festival dell’Impegno Civile che, proprio in uno dei cortili del palazzo ha celebrato la memoria di Mimmo Beneventano, medico ottavianese – sebbene d’adozione – caduto sotto i colpi vigliacchi della camorra nel 1980; possibile, anzi probabile, che proprio nelle stanze di quel palazzo si fosse decisa la condanna di Mimmo, all’epoca consigliere comunale nelle file del PCI, trucidato davanti casa sua sotto gli occhi di sua madre un mattino di novembre, mentre s’apprestava ad andare al lavoro.
A ricordarne la figura, Eduardo Ammendola porta in quel cortile fattosi scena teatrale un monologo accorato, un omaggio dovuto ad un uomo buono con la schiena dritta; medico per vocazione, poeta per diletto, attivista politico per passione, Mimmo Beneventano era nato in quel lembo di Campania che è quasi Lucania, per poi giungere con la famiglia ad Ottaviano.
Mentre il cielo imbrunisce e le ultime luci del giorno degradano velocemente al buio, prende corpo Tentata memoria, viaggio a ritroso, omaggio rispettoso e scevro dalle retoriche d’occasione, per solito in agguato allorquando il teatro fa proprie le tematiche dell’impegno civile.
Il ricordo di Eduardo Ammendola gioca su più piani nella sua ricostruzione, mescolando la propria partecipazione emotiva alla ricostruzione storica dei fatti, spazia tra la memoria personale di chi ad Ottaviano trascorreva la primissima infanzia al tempo in cui la camorra vi faceva mattanza, e la memoria storica stampata sulla carta dei giornali dell'epoca, sparpagliati per terra e proiettati sulla parete di fondo a corroborar di dati documentari le vicende di quegli anni. Anni in cui una politica collusa e connivente, avvinghiata a tenaglia sul territorio nella diarchia DC-PSDI, fungeva da longamanus al potere criminale. E, dove non riuscivano ad arrivare i maneggi della politica, intervenivano i colpi dei killer; sotto quei colpi cadeva, all’alba del 7 novembre 1980, Mimmo Beneventano, “reo” d’essersi opposto in consiglio comunale ai disegni criminali di politica e malaffare: il Vesuvio una montagna da sventrare per far posto al cemento e ad un fantomatico campo da golf (!), ogni opposizione un nemico da eliminare.
La performance di Ammendola è discreta, buona se parametrata sugli inconvenienti oggettivi della location: una acustica carente, peraltro aggravata ora dal vociare di fondo, ora alle intemperanze dei bambini presenti fra il pubblico (lo confessiamo: ci siamo ritrovati a più riprese ad invocar a fior di labbra un Erode redivivo, “chirurgico” deus ex machina!), ora dagli usuali trilli polifonici dei telefonini, ora ancora dagli immancabili e intempestivi fuochi d’artificio (che da queste parti esplodono con la frequenza di starnuti durante la febbre da fieno!).
Diciamo anche che il testo ci pare possedere ancora alcunché di inconcluso e frammentato, che lo disperde in qualche rivolo di troppo, ma tutto sommato è lavoro che si lascia apprezzare e che probabilmente può ancora crescere con qualche oculata rifinitura; lo spunto memoriale, con tanto di excursus personale e familiare è buono e riesce a trasmettere a chi ascolta la partecipazione emotiva di chi recita, che appare coinvolto in un discorso in cui crede e che restituisce alla vita mediante la memoria lo spirito di chi ha lottato per un ideale finendo per andare incontro alla morte.
Un ricordo che sopravvive, che si perpetua, un nome da affiancare ai tanti altri nomi di chi lasciò la vita per mano d’una barbarie; un nome da affiancare a quello di tanti altri nomi di chi, pur lasciando la vita per mano d’una barbarie, rimane nella memoria dei giusti come esempio e come monito. Ed è cosa nient'affatto vana.

 

 

Festival dell'Impegno Civile
Tentata memoria
di e con Eduardo Ammendola
regia Nicola Laieta
lingua italiano
durata 1 h
Ottaviano (NA), Castello Mediceo, 25 luglio 2013
in scena 25 luglio 2013 (data unica)

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