“Sono convinto che, giustamente, una delle funzioni dell'arte sia quella di sospendere almeno per un momento questa paura di morire che abbiamo tutti e che è ciò che in fin dei conti ci rende meravigliosamente umani”

Sergio Blanco

Sabato, 13 Luglio 2013 02:00

Un brivido di antichità: Eros e Thanatos all'Orto Botanico

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Come ritrovarsi nello splendido Real Orto Botanico di Napoli e guardare, seduti ad un tavolino gustando del buon vino, quattro donne ed un uomo che si domandano cosa ci fanno al funerale del loro amante. È la cornice dello spettacolo di Ciro Sabatino, in scena nuovamente il 10 luglio 2013.

La pièce teatrale Afrodita è ispirata all’omonima opera della scrittrice cilena Isabel Allende e racconta di progettualità, attese, aspettative, rinascite. I personaggi sono “costretti” a condividere momenti di socialità per il fatto di essere stati richiamati dalle parole (lettere) della persona con cui hanno avuto (ognuno a suo modo) rapporti d’amore o di sesso. Si ritrovano a conversare, raccontare e svelare segreti, tra cibo, eros, scherzi piccanti, danze. Sembra di essere nei simposi dell’antica Grecia ed a guida di tutto ci sono le parole del testo dell’Allende che, trovato al “capezzale del morto”, conduce per mano i personaggi in quest’esperienza affrontata senza troppe domande e spiegazioni.
Ognuna delle quattro donne ha avuto una storia d’amore intensa o meno con il morto ed ognuna ha condiviso insieme a lui sogni e progetti. Il ragazzo, invece, non è mai riuscito a “far decollare” il suo amore, ma è stato ispiratore del progetto di apertura di un ristorante, “Afrodita” appunto, grazie alle sue competenze culinarie.
I cinque, come i narratori del Decameron boccaccesco, si fanno guidare dalle ispirazioni del momento per ovviare ad una situazione di attesa, di iniziale imbarazzo ed apparente costrizione. Questa, però, pian piano si trasforma in atti creativi all’insegna del divertimento, dello scherzo, della presa in giro a sfumatura erotica, della lettura, del canto e della danza. L’idea del simposio greco è ispirata anche dalla situazione dello scenario naturale, del vino e del sapore afrodisiaco che stilla dai corpi e dai movimenti degli attori. Le vestaglie, sottane e vestitini, abiti di scena indossati dai protagonisti, introducono il pubblico in una situazione di familiarità e lo conducono, attento e divertito, nella storia, facendolo sentire a proprio agio.
Quel leggero sapore di amarezza, invece, è dato dal fantasma della morte e della tristezza che inevitabilmente condizionano la scena e fungono da pretesto della situazione.
Eros e Thanatos  convivono senza farsi la guerra e sono motivo l’un per l’altro per la creazione di valore, per l’arte, per la condivisione umana e per il rafforzamento di rapporti sociali. Una tragedia potrebbe scatenarsi da un momento all’altro, ma resta lì, latente e dà sfogo alla creatività. Atti di gelosia tra i personaggi potrebbero verificarsi ed invece le donne non si chiedono chi è stata la prima, chi la seconda, ecc..., o meglio, lo fanno, ma si capisce che questo non ha tanta importanza, è un modo per approcciare tra di loro, e si sceglie così, invece, di godere ed approfittare del momento come opportunità. La presenza del ragazzo, che apparentemente sembra una stonatura, è la fiammella che tiene viva la parte maschile, quasi come se creasse un implicito e sottile richiamo al ruolo del morto, che diventa così “il maestro” dalle cui ceneri risorge la vita dei suoi “discepoli”, delle persone a cui ha insegnato e trasmesso, come un re o un imperatore con i suoi pupilli, richiamando così il meccanismo della maieutica socratica. La sua presenza è una sorta di protezione che non vuole levare protagonismo alle donne, anzi le elogia e le esalta: lui che non è riuscito ad avere l’amore dell’uomo desiderato, ma che ha deciso di accompagnarlo nei suoi sogni e progetti con gioia e rinnovato senso di protezione.
È un po’ come un fanciullo, che nella Grecia antica, viveva sotto l’ala del suo maestro, innaffiato di valori della vita, e che attende il tempo giusto per fiorire. Il ragazzo, dunque, rappresenta la speranza che, dalla morte del maestro, ha la possibilità di emergere per rivelare la propria vita con amore e sancisce ancora quella forte ispirazione greca che riscopre la pederastia assai diffusa nel mondo antico.
Dall’antichità, alla letteratura, ed ancora all’eros, nella natura: un brivido estivo che contiene un pastiche di sensazioni e suggestioni in una calda serata d’estate napoletana.
Nello spettacolo c’è il marchio del “ripartire” dal punto in cui ci si trova senza guardare al passato ma solo alle infinte possibilità che riserva il futuro, quando si possiede un atteggiamento di apertura e gratitudine nei confronti della vita.

 

 

 

 

Brividi d'Estate
Afrodita
liberamente ispirato ad Afrodita
di
Isabel Allende
regia e adattamento
Ciro Sabatino
con
Lucia Rocco, Elena Pasqualoni, Margherita Romeo, Manuela Musella, Valerio Gargiulo
durata 1h 15'
Napoli, Real Orto Botanico, Napoli, 10 luglio 2013
in scena il 10 ed il 31 luglio 2013

 

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