“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Mercoledì, 03 Luglio 2013 00:00

To be or not to be, this is Hamlet!

Scritto da 

Shakespeare è l’autore più saccheggiato dalle compagnie teatrali, solamente il suo Amleto è stato portato sulle scene in tutte le varianti possibili grazie alla fantasia e all’estro di registi di ogni tempo. Chi scrive ha perso il conto di quanti Amleto ha visto negli anni, dalla versione classica alla parodia passando per la tragedia noir-gotica.

Pertanto, andando a Palazzo De' Liguoro nel cuore della Sanità, mi chiedevo cosa mi dovessi mai aspettare questa volta da un "The Mouse Trap" adapted fromHamlet” by William Shakespeare, tutto in inglese e senza né sovratitoli né sottotitoli. La risposta, in verità, era nelle note di regia in cui si diceva che avremmo assistito ad un “viaggio attraverso Shakespeare recitando in una vera trappola per attori (tre per otto personaggi) che avrebbero catturato la nostra coscienza e che non avremmo dovuto dimenticare di giocare perché “un gioco è un gioco”, o meglio “a play is a play”.
Data questa doverosa premessa, troviamo i tre attori nell’ampio salone del palazzo che ci accolgono immobili. La donna è seduta a terra con il viso nascosto tra le braccia incrociate e i due uomini ciascuno ad un capo della sala. L’atmosfera antica, l’arredamento riccamente vetusto, i passi del pubblico e l’immobilità degli attori suggeriscono un pensiero che si fa strada all’improvviso: qualunque cosa ci si aspetti da queste rappresentazioni, ciò dimostra solo quanto Shakespeare sia senza tempo, è come l’orologio senza lancette che si trova sul caminetto del salone dove il pubblico ha atteso con pazienza di poter entrare nell’ampio salone della Nobildonna Paola De Liguoro di Presicce.
Una volta seduti, l’attore Arturo Muselli si rivolge al pubblico con un’enfasi ed una drammaticità sopra le righe annunciando che assisteremo ad uno show, “Just a Show”.
La luce dello splendido lampadario si è accesa più forte e Muselli, cambiando intonazione e prendendo un libro poggiato su un sofà, annuncia che Hamlet è troppo lungo, anzi in quel testo vi è anche l’edizione di Macbeth perciò non è il caso di seguirlo. Partono i primi sorrisi del pubblico. Così ecco muoversi dal fondo della sala un Hamlet serio, Alessio Sica, timido giovane impacciato di fronte al Re-zio Claudio (di nuovo Muselli) che entra adesso da una porta laterale con Gertrude, Liliana Scuderi, al suo braccio. Claudio è arrogante, ironicamente spocchioso e siamo già alle prime risate di gusto del pubblico.
In fondo la storia c’è tutta nei suoi momenti salienti: il fantasma del padre di Hamlet defunto (la Scuderi dietro una porta) che rivela al figlio di essere stato ucciso dal fratello Claudio, vi è la pazzia di Hamlet e il suo acceso dialogo con Ofelia, la sua amata respinta perché quello che sta per accadere ad Elsinore non macchi il suo candore. Assistiamo, poi, al The Trap, la trappola escogitata da Hamlet per far confessare lo zio assassino facendolo assistere ad una rappresentazione teatrale in cui si mette in scena l’omicidio di Gonzalo, identico all’assassinio di suo padre. Non manca il delitto di Polonio, ciambellano del re, scambiato da Hamlet per Claudio che spiava da una tenda nella camera della madre (in realtà Polonio doveva spiare Hamlet per conto di Claudio). Ecco il celeberrimo To be or to be. Ancora, abbiamo Claudio che manda Hamlet in Inghilterra (cioè Sica si copre con una Union Jack), per farlo uccidere da Rosencrantz e Guildenstern e quindi il piano che fallisce ed Hamlet che ritorna in Danimarca deciso ad uccidere Claudio. Al suo rientro, però, scopre che Ofelia si è uccisa gettandosi in un fiume e Laerte, fratello di Ofelia e figlio di Polonio, che torna dalla Francia e sfida a duello Hamlet. La spada avvelenata c’è come la coppa che Claudio vuol far bere al nipote, avvelenata anch’essa. C’è il duello finale in cui Laerte muore trafitto dalla spada venefica scambiata per errore con quella del nostro eroe, ecco Gertrude che beve involontariamente dalla coppa destinata al figlio, ecco Hamlet che uccide il vile zio e lui stesso che cade sotto le ferite inflittegli prima da Laerte. Insomma, c’è tutto.
Ma se “a play is a play” allora uno strepitoso Polonio con colbacco in testa che sembra un gatto ed un improbabile accento polacco (beh, non si chiama Polonio?), può dire alla figlia Ofelia in modo categorico che non deve vedere mai più quel folle di Hamlet (aspirando la H in modo inverosimile) snocciolando una serie di proibizioni per finire con un categorico “No Sex!”.
Allora Hamlet può permettersi di abbracciare l’amico fraterno Horacio che si sente chiedere se tornasse da San Diego e rispondere: ”No, from Texas!”. E giocare sullo scambio dei ruoli tra il termine The King, il Re attuale Claudio ed il Re trapassato, the Father, il padre, al punto che un Hamlet un po’ tonto non capisce di chi Horacio gli stia chiedendo.
Comici sono i bisticci di pronuncia come tra Murder, assassinio, e Mother, la madre, che mandano un Hamlet ancora più tonto nella più totale confusione. Che dire della battuta “Let it be” che si confonde con la canzone dei Beatles? E “The Dad is Dead”, papà è morto, che in inglese suona pressoché simile e quindi diventa esilarante?
Hamlet, poi, nella foga recitativa ampollosa (come un Gassman che recitava Giulio Cesare ai detenuti in un film famoso) è così preso dall’enfasi da recitare senza accorgersene anche Macbeth, poi da confondere Ofelia con Giulietta. Sarà il fido Horatio-Muselli a ricordare ad Hamlet-Sica cosa stessero facendo in quel momento.
Leggiadra ed ironica Liliana Scuderi, ora Gertrude ora Ofelia, che non si prende mai troppo sul serio e svolazza da una parte all’altra della sala reggendo la scena sia ad Horacio-Polonio-Claudio che ad Hamlet.
Si ride con piacere a questa messa in scena ironica ed intelligente soprattutto quando vengono coinvolti due ignari spettatori australiani, marito e moglie, perigliosamente seduti in prima fila, assoldati al momento nel ruolo di Rosencrantz e Guildenstern.
Un gioco riuscito fino in fondo, leggero senza essere banale od irriverente, o peggio, irrispettoso del grande Bardo.
Davvero bravi gli attori, precisi e scientifici nei perfetti tempi teatrali e talentuosa la regista Ludovica Rambelli che ha mostrato grande abilità nella distribuzione dei ruoli. Un’ora ed un quarto quasi che scorre via “like a play”, come un gioco.
È vero, caro Hamlet, “The rest is Silence”. Shakespeare è senza tempo come un orologio di una casa signorile che segna un tempo inesistente.

 

 

 

 

The Mouse Trap
adapted from Hamlet
di
William Shakespeare
regia Ludovica Rambelli
aiuto regia Vittoria De Campora
con Alessio Sica, Liliana Scuderi, Arturo Muselli
foto di scena Ilaria Abbiento
produzione The Hats
paese Italia
lingua inglese
durata 1h 15’
Napoli, Palazzo De' Liguoro, 21 giugno 2013
in scena dal 21 al 23 giugno e 25 e 26 giugno 2013

Lascia un commento

Sostieni


Facebook