"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Giovedì, 20 Giugno 2013 03:17

Le solitarie conversazioni di un comico

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L’ironico monologo di Andrea Cosentino non lascia molto all’immaginazione. L’attore sale al centro della pedana (la scena) e, in dialetto romanesco, inizia a inveire sul pubblico e sulla stupidità della gente, che è intervenuta per assistere al suo "teatrino". Al di là dei giochi di parole Cosentino schernisce il teatro tradizionale, quello fatto in calzamaglia, per darci un nuova idea dell’arte, dell’artista, e dell’espressione artistica.
L’hic et nunc che professa senza mai citare la radice latina che è alla base (concettualmente e storicamente) del coevo e anglosassone Not here. Not now, dà la cifra esatta del capovolgimento impresso dall’arte contemporanea alla scena teatrale e all’arte tout-court.

Tuttavia in questa dialettica del nuovo che ridicolizza il vecchio, scopriamo che si nasconde una parodia di ciò che definiamo "nuovo". Così la performing art di Marina Abramovic viene messa alla berlina. Insieme ad essa si prende in giro quella pretesa di serietà che è una componente caratteristica di alcune tendenze artistiche e, vere e proprie, forme d’arte contemporanee.
L’attore, che ha un sano e robusto curriculum alle spalle, è consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti. Lo spettacolo offre spunti di riflessione oltre che di divertimento, ma se dovessimo parlare dell’accostamento di Cosentino al grande pubblico attraverso la scena teatrale, risulterebbe un’impresa ardua. Come l’arte moderna o contemporanea, che l’autore conosce e spiega nel suo monologo, risulta tanto ingrovigliata e complessa, così accade per la sua peformance.
Bisogna dire che il pubblico dei teatri non è certo lo stesso dello share televisivo eppure qualsiasi autore sa che, a teatro, può sedere chiunque. Alcuni film come Les enfants du paradis trattano della questione del teatro come mezzo democratico di diffusione della cultura oltre che di svago per gli strati più poveri della popolazione; che si trovano su nella parte più alta del teatro. Ecco perché la filosofia di tanti autori che non troverebbero riscontro in un contatto dal vivo col pubblico riesce, attraverso il mezzo televisivo, a camuffare meglio la propria pesantezza intellettuale con l’ausilio del genere demenziale.
Qui purtroppo non si può dar torto a nessuno: per Pasolini il problema era vivo e concreto e si poteva risolvere solo con la morte dell’intellettuale eternamente incompreso. Ma potremmo dire che tutto ciò è passato e che non rappresenta il "qui ed ora", momento fuggevole che raccoglie istante dopo istante tutta la nostra esistenza. Nel rifiuto della rappresentazione come oggetto dell’arte teatrale, sempre identica a se stessa, che potrà presentarsi nei secoli futuri in molteplici versioni, consiste l’unicità della performing art di Marina Abramovic e del corpo dell’artista che è destinato a diventare polvere.
Il rifiuto di tanta gravità e l’accettazione del teatrino rendono l’autore meno nevrotico e più vicino al pubblico pagante.

 

 

 

Fringe E45
Not here Not now. Just Another Fucking Theatre Entertainment
di e con
Andrea Cosentino
regia Andrea Virgilio Franceschi
produzione Pierfrancesco Pisani
in coproduzione con Kilowatt festival, Litta Produzioni, associazione Olinda, Infinito srl, Fondazione Campania dei Festival, E 45 Napoli Fringe Festival
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Museo MADRE − Sala polifunzionale, 18 giugno 2013
in scena 18 e 19 giugno 2013

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