“Sono la lepre molto avanti alla muta dei miei critici”

Virginia Woolf

Mercoledì, 12 Giugno 2013 03:46

"La bisbetica domata" secondo Konchalovskij

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Quest’opera shakespeariana appartiene al primo periodo, quello che si suole definire dell’apprendistato. Fortemente ironica, gaia, e, intrisa di sottile ironia. In un’Italia degli anni Venti la vicenda amorosa tra Petruccio e Caterina si rinnova. Essa si trasforma, mutando nell’ambientazione che passa dal piccolo borgo medioevale alla novella cittadina di architettura e atmosfera fascista.

L’avido padre della bisbetica colpisce per la sua somiglianza caricaturale col famoso pittore Salvador Dalì. Il contropalco è sostituito da una sceneggiatura di impianto moderno, dove si materializza davanti agli occhi degli spettatori la scena che vive di luce propria. Moderna e avanguardista l’opera si riscopre per la freschezza insita nel tema trattato. La commedia parla dell’amore e del matrimonio rendendo manifesto il ruolo sociale attribuito alle donne. Se da una parte Shakespeare ci ammonisce sull’essere troppo leggeri nella scelta della propria compagna, e ci suggerisce che non bisogna farsi trasportare dalle apparenze, dall’altra ci indica un modo errato e cinico di tessere rapporti e unioni familiari. Lo dimostra la scena finale del banchetto, nella quale vengono chiamate le donne come prova della loro ossequiosità nei confronti dei mariti. L’unica a rispondere prontamente all’appello è Caterina, che da bisbetica diviene moglie cordiale. La tenera Bianca invece dopo le nozze mostra un altro volto. Nell’intrecciarsi delle storie sentimentali delle due sorelle si assiste pian piano a questo cambiamento. Caterina diventa una novella Bianca sottomessa dall’arguzia e dal potere di Petruccio, che occupa un ruolo sociale come uomo e marito superiore. Mentre la candida Bianca mostra al suo giovane marito Lucenzio che non sarà tanto docile negli anni a venire.
Il regista Konchalovskij dà molto spazio alla comicità gestuale e allo sfarzo delle scene. La commedia è perciò ben costruita e forte di una sua solida impalcatura iconografica e scenica. Resta però lo sberleffo che il regista fa all’Italia giovane e provinciale degli anni Venti, che si avviava verso la dittatura. Ecco perché il richiamo alla commedia dell’arte è così forte. Essa è un velo che copre il dramma della storia. Analogamente, nella bisbetica il matrimonio è il ricamo e il merletto che la società costruisce come orpello esteriore, al ganglio primario della famiglia. Questa poi celerà al suo interno i dissidi e il mancato amore dell’unione di uomini e donne, carnale e spirituale, sottoposta agli interessi economici.
Come si è notata la somiglianza di Battista Minola col grande pittore spagnolo che visse e prosperò sotto la dittatura di Franco, così non si può tacere sull’abbigliamento e la somiglianza di Giuseppe Rispoli, Ortensio, con Benito Mussolini. Quest’ultimo era più piccolo di statura e tarchiato, ma l’aria tracotante e la gestualità militaresca dell’attore non lasciano dubbi. L’ultimo richiamo politico è quello fatto dai servi di Petruccio che tremano davanti al padrone e tra loro si definiscono ‘compagni’. Forse questo richiamo alla politica degli anni Venti è troppo enfatizzato, d’altro canto si deve ricordare che pure la dittatura comunista in Russia e i gulag sovietici si sono rivelate delle vere catastrofi; e che in quegli anni a seguito della rivoluzione d’ottobre si era già manifestato in tutta la sua barbarie il comunismo di guerra. Non bisogna dimenticare infine che all’epoca in cui fu scritta la commedia, 1593-1594 circa, il sovrano dello stato inglese era una donna, per cui ogni logica di potere veniva ribaltata proprio all’apice del sistema sociale.

 

 

 

 

 

Napoli Teatro Festival
La bisbetica domata
di
William Shakespeare
adattamento e regia Andrej Konchalovskij
traduzione Masolino D’Amico
con Mascia Musy, Federico Vanni, Roberto Alinghieri, Peppe Bisogno, Adriano Braidotti, Carlo Di Maio, Flavio Furno, Vittorio Ciorcalo, Selene Gandini, Antonio Gargiulo, Francesco Migliaccio, Giuseppe Rispoli, Roberto Serpi, Cecilia Vecchio
scene Andrej Konchalovskij
con la collaborazione di
Marta Crisolini Malatesta
direttore di scena
Bruno Bighetti
costumi Zaira de Vincentiis
luci
Sandro Sussi
coreografia
Ramuné Chodorkaite
capomacchinista
Arcangelo Palladino
elettricista Cristiano Benitozzi
fonico Alessandro Innaro
videoproiezioni Mariano Soria
produzione Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, Teatro Stabile di Genova, Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Teatro Stabile di Napoli
lingua italiano
durata 2h 30'
Napoli, Teatro San Ferdinando, 9 giugno 2013
in scena
dall'8 al 10 giugno 2013                

 

 

                                              

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