“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Martedì, 22 Marzo 2022 00:00

Naufragio dell’attore in rotta con se stesso

Scritto da 

Paolo Mazzarelli, in scena con il monologo Soffiavento − una navigazione solitaria con rotta su Macbeth, al Teatro Basilica di Roma, racconta di un tentativo di naufragio di pensieri e parole, un tentativo di vedere la luce dentro la buia crisi. Ma chi è che parla? Pippo Soffiavento, un uomo, un personaggio, che racconta di come la mente di un artista non risponda più immediatamente, da due anni e più, all’approccio alla creazione teatrale ed al lavorio rispetto ad un testo e ad un’idea, ma si è inaridita ed ha lasciato la possibilità di riempimento a tante ansie e paure che dirompenti non possono che esplodere quando Pippo entra in scena.

Non è un pianto, non c’è il sapore salato delle lacrime ma quello angosciante di un vomito di parole in cui la ricerca della relazione con il pubblico è alta ma specchio della volontà di un parlare narcisista. C’è un senso di vuoto che è collocato nella mente stessa, quel senso di vuoto che è la sensazione di sapere che si è ad un punto di svolta. E, dunque, come affrontarlo?
Tante le domande e le riflessioni di Pippo che appare con grande naturalezza (pantaloni e camicia neri e occhiali da vista che poi toglierà più volte per far brillare occhi spaventati ma emozionati), e racconta che avrebbe voluto fare uno spettacolo sul Macbeth, soprattutto sulla rovina del Re di Scozia, su quanto, appunto, è contenuto nel IV atto dell’opera shakespeariana. Ma ha delle urgenze espressive più imperanti: ha bisogno di ricostruire le origini della sua personalità e così rintracciare nella memoria i momenti in cui “il piacere ed il dolore” sono stati sensazioni fisiche che hanno permesso di far nascere dall’uomo l’artista. Certo, questi sentimenti approdano in ogni caso al personaggio shakespeariano, o meglio si articolano grazie a dei forti punti di contatto.
Ecco che il memoriale di lui quindicenne a Londra che riceve il battesimo sessuale grazie ad Oscar, il maestro di inglese, è la chiave di volta per poter affrontare i meandri del sé. Come li affronta Pippo? Con il dialogo? Sì, un continuo dialogo che si rivela pressoché un soliloquio, in cui la figura fantasma di uno psicoanalista, spesso identificata con il pubblico stesso, crea lo spazio in cui l’uomo, su di una sedia a sdraio a mo’ di lettino, dialoga con i pezzi di sé e cerca quei nodi da sciogliere. La sua spasmodica ansia però, il suo nervosismo, rendono veloce il flusso di pensiero e non sembrano riuscire a donare così tanto spazio alla trasformazione vera e propria. Forse non resta che lasciare sfondare la porta a quello stato di assedio della mente e, di conseguenza, sperare di lasciarsi naufragare nel mare della rigenerazione.
La scenografia è semplice: una toilette con il modellino di un’imbarcazione a vele, un telefono, che squilla spesso con un suono fastidiosissimo, una sedia a sdraio, e soprattutto una cima di colore blu che contorna lo spazio e che si annoda intorno ad un fucile conficcato nel pavimento ed in ultimo, sul fondale, tre vele.
Chiari i segni del naufragio, chiaro il segnale che si è in balìa del mare. Il tutto inserito in una cornice interessante, quella di una basilica a due passi dalla chiesa di San Giovanni in Laterano che rende ancora più sacrale lo stato di comunione che per magia sa donare il teatro.
Il pubblico osserva con gli occhi della mente i tormenti di Pippo, lo scavo archeologico del sé, si identifica, si affascina, è magneticamente catturato dalla bravura di Paolo Mazzarelli, presenza scenica stupenda, perfezione tecnica impeccabile, forse con poco abbandono, ma tant’è che il personaggio, l’uomo che ha scelto di interpretare, soffre, è in cerca e, dunque, una possibile alternanza di registri espressivi diversi avrebbe fatto calare la tensione. Non che non ci siano momenti di ironia, anzi, ma sempre poi riallacciati al filo di tensione costante. Mazzarelli, infatti, è magnetico, il pubblico non ha “scampo” dalla richiesta di compartecipazione al naufragio dei suoi pensieri.  
Dunque, la ricerca da parte dell’uomo di essere un personaggio, l’ingabbiamento dell’attore nel narcisismo e nella continua monadica psicoanalisi di se stesso, l’effetto, in ogni caso, di mimesi compiuta dagli spettatori rendono l’assolo complesso, denso e catartico e lo riconducono, pur nel completo ed inarrestabile naufragio, ad un approdo shakespeariano. La rotta, dunque, non è mai davvero completamente incerta ma forse supera il disegno iniziale perché dai connotati del personaggio si transita nei sentimenti personali dell’uomo e viceversa; contemporaneamente il teatro diventa spazio di riflessione sulla vita; il teatro, poi, diventa letteratura (la figura-fantasma dello psicoanalista non può non far pensare al Dottor S. di Italo Svevo) in un “gioco” di pirandelliana fattezza.
Nella visione pirandelliana, come chiaramente espressa ne La tragedia di un personaggio, il teatro, fin dalla nascita, permette mimesi e catarsi ed i personaggi, creazioni a fattezze di tipi umani degli autori delle opere teatrali, non sono sì più veri ma forse più reali. Ed allora forse Mazzarelli, in questo spettacolo, ha cercato di portare in scena la realtà attuale del teatro attraverso di sé: vera è stata quella crisi (e lo è ancora) per coloro per i quali arte e vita quotidiana, uomo e personaggio sono un tutt’uno, per i quali gli assedi mentali diventano atti creativi e per i quali, in certi casi, la scelta del naufragio è necessaria e per di più diventa scelta condivisa, diventa per altri un poter guardare dentro un uomo, riconoscendosi nel dolore, rigenerandosi, scegliendo il cambiamento.
Pippo-Paolo, alla fine dello spettacolo, si spengono, insieme alle semplici ma bellissime luci di scena, nei meandri del mare con le vele al vento, forse una quiete per la mente, forse una morte metaforica della razionalità, una scelta inconsapevole finale di lasciarsi “perdere” nel mistero della vita.





Soffiavento
una navigazione solitaria con rotta su Macbeth
di e con
Paolo Mazzarelli
scene Paola Castrignanò
sound design e musiche originali Luca Canciello
disegno luci Luigi Biondi
immagine locandina GIPI
foto di scena Simone Galli
produzione Theatron Produzioni
con il supporto di Centro Teatrale Umbro, Angelo Mai
lingua italiano
durata 1h
Roma, Teatro Basilica,19 marzo 2022
in scena dal 17 al 20 marzo 2022

Lascia un commento

Sostieni


Facebook