“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Mercoledì, 23 Febbraio 2022 00:00

L’albero di cocco della mia isola

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Un ottimo spettacolo non ha bisogno di grandi scenografie, un testo ben scritto non necessita di macchine scenografiche delle grandi e blasonate produzioni teatrali, bastano delle cassette di legno della frutta disposte su tutto il palco che a seconda della scena fungono da tavole apparecchiate, da sedie o panchine, da alberi da frutta. Le luci calde o blu creano atmosfere e tensioni, rivelano alla luce i quattro personaggi che misurano e occupano tutto lo spazio scenico.

Complice anche la particolarità del palcoscenico del Teatro Sanità, chiesa sconsacrata e restituita alla sacralità del teatro, che si trova quasi all’altezza dello sguardo della platea, lo spettatore è catturato facilmente dalla vicenda di Carmine Verricello. Una storia vera, già presentato al Campania Teatro festival 2021.
Il giovane Carmine è connotato da quelle cassette della frutta che sono il suo lavoro alla frutteria, insistono a definire la sua vita all’interno di quello spazio angusto in un paese alla periferia della grande città metropolitana di Napoli, Camposano a Valle, che non offre nulla né a lui né a suo fratello Aniello, di poco più grande e che di mestiere fa invece il macellaio. “La vita alla fine è tutto un adattarsi” ripete spesso Carmine. La loro è una solitudine riempita del loro lavoro, dalle chiacchere di Carmine, ragazzo tenero, un po’ lento, sensibile che vorrebbe una donna semplice, che lo ascolti, di piccoli sogni che, però, non sembrano alla sua portata e poi c’è Aniello che invece è di poche parole, mentre nella scena iniziale è comparso con una parrucca bionda cantando, alla Nino D’Angelo, una canzone d’amore. Vestito di verde con un grembiule di cuoio, di corporatura massiccia ha fatto ridere gli spettatori con il suo bizzarro ingresso in scena, per poi lasciare il posto al ruolo del fratello più grande e più saggio, ma che commette la leggerezza di rispondere alle domande del fratello dicendogli di comprarsela una donna come la vorrebbe lui. Carmine così farà, comprerà una real doll, una bambola a fattezze naturali che viene dall’Ucraina e che chiama Oxana. Qui si svela la sua malattia mentale perché Oxana è una donna che lui vede come reale e come tale si relazionerà con lei. Le si siede accanto con tenerezza, con gesti timidi e vergognosi le circonda le spalle con il braccio, diventa il suo nuovo mondo, anzi diventa l’albero di cocco della sua isola.
La presenta al fratello in un crescente clima di ilarità che mette in mostra la bravura dei due attori, Renato Bisogni e Marco Montecatino, in un perfetto scambio di battute e di sguardi, dai precisi tempi teatrali: soprattutto nella scena clou del delirio del ragazzo. La gestualità e i movimenti sul palco sono continui ma mai frenetici, anzi nella misura dello spazio e della scena con le cassette di frutta che cambiano di forma e di numero creano e dilatano gli spazi. Carmine grazie alla sua donna è riuscito ad emanciparsi e a diventare uomo e sente che finalmente è pronto ad affrontare una nuova vita senza la cura e il giogo del fratello più grande. La sofferenza di Aniello per lo stato mentale del fratello è evidente al punto di portarlo al Centro di salute mentale dove il giovane Carmine è già stato a lungo. Qui entra in scena il quarto personaggio, la dottoressa Alice Capri, un po’ sopra le righe, un po’ troppo interessata a Carmine, che manifesta un’immediata antipatia e gelosia per Oxana. La vita di Carmine da questo momento non sarà più la stessa e i piani della fantasia e della realtà si frapporranno spesso ribaltandosi nel finale a sorpresa che strapperà ancora una volta la risata del pubblico. I tre personaggi reali sono profondamente e umanamente soli, ad un passo dalla grande città, e portano dentro storie di lutti familiari e calori affettivi evocati dal profumo di chi non c’è più. Una vita che ti spinge a comprare se hai un bisogno, ma che non ti salva dalle mancanze che ti porti dentro. Perfino Oxana nella sua fissità plastificata, carinamente agghindata, sembra la somma di quelle solitudini, il massimo esponente del numero zero. Gli autori del testo Alberto Mele e Marco Montecatino spiegano che “attraverso la voce di Carmine Verricello abbiamo deciso di raccontare l’oblio e la solitudine che oggi non è più solo prerogativa delle grandi città, ma si è innestata e radicata anche nelle piccole comunità diventando  una  questione  universale  non  più  ascrivibile  soltanto  a  quella  parte  di mondo  più progredita e tecnologica. Siamo partiti dall’ispirazione dataci dal film del 2007 Lars e una ragazza tutta sua di Craig Gillespie, in cui il protagonista, un ragazzo sui generis interpretato da Ryan Gosling, comincia una relazione con una real doll, riuscendo con la sua fanciullesca umanità a scalfire la pur giustificata coltre di diffidenza degli abitanti del suo paesino nel Wisconsin”.
Sulla scena si è realizzata l’intenzione degli autori in una drammaturgia moderna che racconta il dramma di chi si trova sempre ai margini e che non può fuggire se non con la follia. Ritorna l’eterno interrogativo su quale sia la definizione di normalità e quale quella di follia.
Un plauso particolare ai costumi di Elena Soria, colorati di giallo, verde e blu squillanti, con i pantaloni dove il tessuto colorato si intreccia per trame sovrapposte perché quelli sono i colori delle loro vite vissute su un’isola, lì dove cercano l’albero di cocco.





Carmine Verricello. Una storia vera
scritto e diretto da
 Alberto Mele, Marco Montecatino
con Renato Bisogni, Cecilia Lupoli, Marco Montecatino
costumi Elena Soria
musiche originali Gino Giovannelli
disegno luci Tommaso Vitiello
scene Florian Mayer
aiuto regia Mariachiara Falcone
progetto grafico Antonella Maffettone
sarta di scena Maria Arca Sorrentino
foto di scena Guido Mencari
produzione L’Isola di Ted
lingua italiano, napoletano
durata 1h 20’
Napoli, Nuovo Teatro Sanità, 18 febbraio 2022
in scena dal 18 al 20 febbraio 2022

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