“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Mercoledì, 16 Febbraio 2022 00:00

“Misericordia” di Emma Dante è una reazione fisica

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Compassione, empatia, ascolto, pietà, assenza di giudizio, inclinazione al soccorso. Misericordia è una reazione fisica, prima che intellettiva, alla durezza del mondo. Attraverso il gesto scomposto e spastico di Simone Zambelli, Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco e Leonarda Saffi passa il messaggio che Emma Dante vuole dedicare al suo pubblico, che è un invito all’accoglienza, contro l’indifferenza al dolore.

L’artista che ci ha abituati a quella lingua teatrale tanto sonora − una lingua che non chiede di essere compresa ma “solo” ascoltata − risale con quest’opera la scala ambiziosa delle emozioni rivelandoci, ancor più che ne Le sorelle Macaluso, spettacolo che per similitudine assoceremo a questo, la possibilità di maturare un’empatia col personaggio e con la sua storia slegandoci dalla parola, solo attraverso la percezione del suo gesto, esteriore e interiore. È nell’assenza di parola che conosciamo Arturo, piccolo protagonista di questa storia di pietas quotidiana, che nasce dalla violenza e rimane per sempre storpio nel corpo e nella testa. Arturo, interpretato da Zambelli, si muove freneticamente sul palcoscenico che è la sua casa, il suo circo. Mi ricorda quello “spazio vuoto” teorizzato da Peter Brook in cui è possibile che tutto accada, rotondo, silenzioso, uno spazio per il gesto magico dell’arte. Mi ricorda, questo suo corpo così disarticolato, un happening, violento e lieve allo stesso tempo, che non pretende di raccontarci didascalicamente una storia, che vuole essere guardato. Ancora una volta Emma Dante con il suo teatro lascia al pubblico la scelta: cosa guardare e cosa immaginare, cosa comprendere e quali immagini immagazzinare, portandosele a casa, fuori dall’ambiente protetto che è il teatro dove tutto può effettivamente essere veicolato, tranne che il sentimento personale, quella reazione fisica di cui sopra.
La Dante, raccontando di quest’opera, parla di indecenza, rimanda alla violenza di Antonin Artaud che il teatro deve mettere in campo per raccogliere non consensi, applausi, ma dissenso, invece, un dissenso al limite con il rifiuto fisico, con la nausea. E Misericordia è un’altalena di immagini senza parola che suscitano dissenso e pietà al contempo: ci imbarazza la condizione di queste tre donne interpretate da Carroccio, Lo Sicco e Saffi, tre prostitute che hanno cresciuto un bambino fragile nella miseria e nella promiscuità, ci imbarazza la loro schiera sensuale e villana, ci imbarazzano i loro corpi ingobbiti che immaginiamo violati, percossi. Ma sappiamo che quegli stessi corpi si sono fatti riparo e culla, nido, conforto di Arturo, hanno avuto misericordia e forse anche questo in un certo modo ci imbarazza. Perché la misericordia è un atteggiamento che abbiamo perso crescendo. In molti di noi quel moto dell’anima bambina, naturale e immediato, è stato sepolto dal giudizio e dall’incapacità di restare sintonizzati su questo mondo, coi piedi per terra, a guardarci intorno e accogliere tutto il bello e il marcio che quotidianamente si offre ai nostri cuori.
Ho “vissuto” per la prima volta Misericordia nel gennaio 2020, al suo debutto milanese al Teatro Grassi, l’ho rivisto a Bologna all’Arena del Sole a novembre 2021, dopo il lockdown, dopo la chiusura dei teatri causata dalla pandemia e da una gestione governativa che tutti ci ha avvicinati in una condizione comune per poi allontanarci di nuovo, forse più di prima. Il messaggio di quest’opera si era fatto più prepotente, mi ha commossa di più, mi ha fatto sentire più responsabile, mi ha imbarazzato di più. Ne scrivo oggi per la prima volta, è febbraio 2022, perché ritengo che la critica debba raccontare di un’opera quando l’ha metabolizzata e ne ha preso le distanze. Misericordia potrebbe, come ogni opera d’arte che riesce a ottenere una reazione dal suo pubblico, non avere un nome; questo titolo, “Misericordia”, risuona insieme a mille altre parole in quell’attimo di silenzio pieno che intercorre tra il buio alla fine dello spettacolo e gli applausi che lo seguono.





leggi anche:
Valentina Mariani, L’afflato della misericordia (Il Pickwick, 12 novembre 2021)





Misericordia
scritto e diretto da Emma Dante
con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli
luci Cristian Zucaro
foto di scena Masiar Pasquali
assistente di produzione Daniela Gusmano
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Biondo di Palermo, Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, Carnezzeria
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
lingua dialetto palermitano
durata 1h 20’
Milano, Teatro Grassi, 14 gennaio 2020
in scena dal 14 gennaio al 16 febbraio 2020
Bologna, Arena del Sole, 4 novembre 2021
in scena dal 4 al 7 novembre 2021

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