“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Sabato, 29 Gennaio 2022 00:00

La duplice realtà dell'Oreste

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La realtà dell’Oreste è piccola. Vicino è l’orizzonte circondato dai cancelli dell’ospedale psichiatrico nel quale è rinchiuso. Breve la porzione di vita felice vissuta prima di essere abbandonato e in seguito recluso. Solitario ogni suo giorno tra medici e infermieri che lo scrutano.
La realtà dell’Oreste è grande. Enorme è l’universo nel quale è pronto a emigrare. Sterminata la sua immaginazione. Lunga la strada che è pronto a percorrere. Pieno d’amore ogni suo giorno presente e futuro.

L’Oreste andato in scena al Teatro Sannazaro è uno spettacolo che riesce a comunicarci la doppia realtà di un uomo recluso per trent’anni in un ospedale psichiatrico, che è riuscito a crearsi una dimensione aperta e libera, attraverso la propria fantasia. Pazzia o necessità, semplice istinto di sopravvivenza, l’Oreste ha creato per sé stesso una famiglia dal destino alternativo. Niente morte, nessuna sofferenza, nessun rifiuto. Ed è questa realtà, che si sviluppa molto al di fuori dalle mura dell’ospedale, che l’Oreste offre per prima allo spettatore. Si fa raggiungere nel momento del sogno. Sdraiato a letto, cerca di mettersi in contatto telepaticamente con la stazione spaziale di Mosca. Bastano pochi oggetti per rappresentare la piccola stanza, la scatola destinata a contenere l’infinito. C’è il letto, il tavolo, una sedia e tanti dipinti che l’Oreste realizza ripensando al passato, per tenere vivi i propri ricordi. Ma basta ascoltare una sola battuta per essere proiettati fuori da quello spazio limitato. Dal corpo invecchiato dell’Oreste, si alza una voce fanciullesca. Il suono, il modo in cui sono composte le frasi, ci mettono di fronte a un uomo-bambino: riposta la vita nella scatola per tanti anni, è solo il corpo che continua a crescere ed è la sola cosa che può invecchiare. Tutto il resto è immutabile.
Il mondo interiore dell’Oreste è espresso in illustrazioni proiettate sul fondo della scena. Quasi fossero una finestra sulla sua anima, una vetrata dai colori cangianti. In questo modo, è possibile allo spettatore partecipare alle fantasie dell’uomo ed evadere con lui. Si può andare nello spazio, incontrare persone reali e fantasmi. È così che l’angusta realtà di trent’anni di reclusione si spalanca. Tutto lo spettacolo è uno svelarsi lento dell’animo umano. Non accadono fatti importanti, semplicemente si scava, poco alla volta, alla scoperta della psiche del nostro paziente. E troviamo eventi fortemente segnanti, dolori troppo pesanti da sopportare per un ragazzino. Scopriamo che quel fanciullo tanto allegro in un corpo da adulto ha commesso atti che potremmo giudicare mostruosi. Tuttavia continua a fare tenerezza quell’Oreste che sembra abbia solo tanto desiderio di essere amato.
La formula utilizzata per la realizzazione di questo spettacolo è di grande impatto. Il testo scritto per Claudio Casadio, unico attore sulla scena, è accompagnato da illustrazioni di Andrea Bruno nella dimensione orizzontale del libro e queste illustrazioni sono animate nella dimensione verticale dello spettacolo teatrale. Tutte le persone che dialogano con l’Oreste sul palco sono disegni animati. Si tratta di persone immaginarie, di fantasmi del passato ma anche di persone reali. Essi intervengono nel monologo dell’Oreste per fargli dei rimproveri o indurlo a riflettere. Gli dicono se è stato bravo o cattivo, se si è comportato bene o ha sbagliato. Gli ricordano come sono andate le cose aprendogli la coscienza. Se negli scambi con i fantasmi seguiamo maggiormente le fantasie sui viaggi nello spazio, è nel confronto con il dottore che viene a galla la realtà con la sua crudezza. Per questo motivo, partecipando allo spettacolo come spettatori, si ha come l’impressione di essere dei tirocinanti al seguito di un primario: lui pone le giuste domande all’Oreste e, a poco a poco, tutte le difese dell’uomo vengono a cadere. Le bugie, anche se ben costruite, vanno in pezzi. Il paziente  rimane nudo davanti a noi.
L’Oreste. Quando i morti uccidono i vivi nasce con l’intento di sperimentare la commistione tra teatro e graphic novel con un testo originale e non trasposto. La scelta di trattare una storia che ha come tema la psiche umana ha permesso di affidare alle illustrazioni un ruolo da protagonista. Non si tratta di scenografia: è proprio l’elemento che ci permette di vedere con gli occhi tutto ciò che sentiamo sia a livello fisico che emozionale. Le illustrazioni mutano al mutare dell’animo di Oreste. Hanno uno stile più vicino a quelli degli albi per l’infanzia quando Oreste è felice e diventano più oscuri e angoscianti ogni volta che è turbato. In questo tipo di spettacolo, accompagnato dall’uscita del libro illustrato, capita qualcosa che non può capitare in spettacoli di altro tipo: il personaggio dell’Oreste è disegnato sull’attore Claudio Casadio. Nel leggere non possiamo immaginarci una faccia diversa. Quello che vediamo sul palco è proprio l’Oreste del libro, venuto fuori dalla pagina e fattosi di carne.
Questa tragedia umana − che è da considerare una tragedia collettiva se si pensa per quanti anni in Italia siano stati operativi gli OPG o i manicomi e quante persone siano state trattenute e maltrattate con ogni tipo di tortura consentita dallo Stato − è narrata in un modo delicatissimo. Ci fa amare gli ultimi, parteggiare per i fragili, provare compassione per gli assassini.





L’Oreste. Quando i morti uccidono i vivi
di Francesco Niccolini
regia Giuseppe Marini
con Claudio Casadio
uno spettacolo illustrato da Andrea Bruno
scenografie e animazioni Imaginarium Creative Studio
foto di scena Tommaso Le Pera
produzione Accademia Perduta, Romagna Teatri-Centro di Produzione Teatrale, Società per Attori
in collaborazione con Lucca Comics&Games
lingua
italiano
durata 1h
Napoli, Teatro Sannazaro, 21 gennaio 2022
in scena dal 21 al 23 gennaio 2022

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