“Dico sul serio. Riconosco il talento quando lo vedo, anche se a me manca. Quando recitavamo a Praga nel 1911 e nessuno aveva mai sentito parlare di Kafka, lui venne dietro le quinte e appena lo vidi capii che mi trovavo in presenza di un genio. Ne sentivo l’odore, proprio come un gatto sente l’odore del topo. Così è cominciata la nostra grande amicizia”.

Isaac Bashevis Singer (su Franz Kafka)

Lunedì, 10 Gennaio 2022 00:00

Kids 2021/22: un appuntamento mancato

Scritto da 

È stata quella del 2018 la mia prima edizione del Kids Festival. Non molto tempo fa, a pensarci bene, ma abbastanza per far diventare quell’incontro un appuntamento, una di quelle occasioni che acquistano la natura del rituale, qualcosa che finisce per diventare identitario e necessario. Nel mio caso uno spazio di accoglienza, cura e bellezza.

Doveva essere così anche quest’anno, e invece... E invece nel bel mezzo del Festival la direzione artistica – Tonio De Nitto per Factory Compagnia Transadriatica e Raffaella Romano per Principio Attivo Teatro – si è vista costretta a una decisione difficile, dolorosa: interrompere.

“Cari bambini, cari adulti e genitori, non avremmo mai voluto fermare questa festa ma ci rendiamo conto che questo non è il momento migliore per portare avanti un festival come Kids. Sentiamo che ansia e preoccupazione hanno preso il sopravvento e nonostante sia appurato che i teatri sono dei luoghi sicuri, vengono ora a mancare alcuni dei presupposti fondamentali, il pubblico, la serenità, la festa. Per tutelare gli artisti, gli spettatori e lo staff organizzativo abbiamo deciso di rinviare la seconda parte del festival… Ringraziamo quanti ci hanno seguito sinora e gli artisti che ancora una volta sono i primi a fermarsi”.

Inutile, dopo quasi due anni, discutere ancora del perché sia proprio la categoria degli artisti tra le prime a sentire la necessità di fermarsi; superfluo polemizzare sul tempo trascorso prima della riapertura, in attesa di altre priorità, e sulle forme di tutela che, anche dopo la riapertura, sono state riservate al teatro e all’arte. Superfluo precisare che a fare le spese di tutto è stato ed è specialmente un certo tipo di teatro, quello fatto da Compagnie che sopravvivono destreggiandosi tra un bando e un finanziamento risicato, che non rientrano nel mainstream e non avrebbero l’“onore” di accedere a un Netflix della cultura ma che sono le vere portatrici di quel valore artistico escluso dagli algoritmi del sistema. Inutile far presente che un festival interrotto significa biglietti rimborsati, fondi perduti, giornate di lavoro annullate... Forza maggiore, senza dubbio, una pandemia non è cosa che un governo, anche il più illuminato, possa prevedere o gestire evitando tutti i danni collaterali possibili. E sarebbe inutile, ora, fare il bilancio di chi ha subito/sta subendo cosa, di quali lavoratori si ritrovano ancora una volta a non sapere cosa accadrà domani. E sì, questa è una preterizione bella e buona che non fa altro che rendere più amaro il sapore di questa interruzione e di tutte quelle che ci sono state e, ahinoi, probabilmente ci saranno.
Eppure, probabilmente, è necessario tener ben presente a cosa Factory Compagnia, Principio Attivo Teatro e tutto il pubblico affezionato a Kids hanno dovuto rinunciare.
Chi non è mai stato a Kids deve immaginare una festa, ma non come quando si dice “sarà una festa”, così per slogan. Una vera festa diffusa per la città di Lecce – Teatro Paisiello, Teatro Apollo, Castello Carlo V, Convitto Palmieri, Manifatture Knos, Museo Ferroviario – e che, in appena otto edizioni, è riuscita a riunire una comunità che, nel mezzo delle feste natalizie, mette in programma, pensate un po’, di andare a teatro! E allora bisogna immaginare bambini che, con quell’entusiasmo che è solo loro, vivono le prime esperienze da spettatori, che possono stupirsi di fronte a corpi in carne e ossa che agiscono vere storie, portatrici di senso, di uno scopo, di un insegnamento, disabituandosi per qualche giorno all’intrattenimento fine a sé stesso mediato dagli schermi. Bambini che condividono ciò con genitori, nonni, fratelli e forse non è da poco riuscire a recuperare anche un po’ di spirito familiare di tanto in tanto. Accanto a loro, poi, bisogna immaginare adulti che recuperano quello stesso entusiasmo naïf e si ritrovano a dire “Ohhh!” di fronte a un mimo stravagante, alla storia di un’ombra birichina o di un anatroccolo che diventa cigno, a una luce che irradia la scena come un quadro (alzo la mano e mi metto tra questi)... Attenzione al pubblico, cura della comunità. Ma, di fronte alla platea, dal lato della scena bisogna immaginare artisti pugliesi, italiani, stranieri a offrire un programma di alto valore artistico e, soprattutto, aperto a quelle esperienze internazionali che raramente si riescono a intercettare nel nostro Paese. Non solo un’apertura che dà agli artisti possibilità di confronto tra i propri universi creativi ma anche un’immagine della pluralità e della preziosa diversità di cui è fatto il mondo alla quale non si è mai troppo piccoli per affacciarsi.    
Ma c’è ancora da immaginare un viaggio nel tempo a bordo di treni antichi, bellissimi in compagnia di storie e di chi sa maneggiarle con cura e destrezza: la rassegna In viaggio con le storie al Museo Ferroviario di Lecce recupera l’oralità del racconto offrendo l’esperienza di una modalità forse desueta ma intima e sempre efficace di fruizione. E poi chi non conosce Kids deve sapere che, durante i giorni del festival, un Robin Hood immaginario tiene da parte biglietti per chi non può permetterseli aggiungendo un valore etico all’attenzione per la comunità; e che laboratori sparsi per la città insegnano ai bambini a utilizzare mani, voci, corpi e fantasia per creare cose belle che sono fuori dagli schermi.
E, infine, durante i dieci giorni di festival bisogna figurarsi un andirivieni continuo di organizzatori e volontari: volantini, cartelloni, sbigliettamento, accoglienza... tutti a fare tutto, per tutti. Per tutti quelli che dal 2014 si ritrovano a questo appuntamento come vecchi amici, magari riconoscendosi, di certo scoprendo cosa significa il rito comunitario del teatro – e anche qui, no slogan, tutto vero – e ricordandosi che la bellezza che scaturisce dalla fantasia e dall’arte è impareggiabile. Forse “démodé” ma impareggiabile.
Ecco, tutto questo è stato interrotto, tutto questo non ha potuto avere luogo. Questo che può essere preso a paradigma dei tanti progetti, spettacoli, lavori che da due anni subiscono frenate improvvise. E di certo nessuna polemica politica e nessun accorato appello potranno modificare lo stato delle cose ma, forse, raccontarlo non è del tutto inutile.





N.B.: le immagini a corredo sono di Giovanni William Palmisano

Lascia un commento

Sostieni


Facebook