“Che diamine, se sapessi chi è Godot non credete che l'avrei detto nell'opera?”

Samuel Beckett (ai critici)

Martedì, 13 Luglio 2021 00:00

Una Cassandra di più

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La regista Maria Vittoria Bellingeri dirige l’attrice Roberta Lidia De Stefano, in uno spettacolo che porta in scena al Parco di Capodimonte una riscrittura contemporanea dell’antico mito di Cassandra, il debutto di un testo scritto nel 2008 significativamente proprio ad Atene dal regista Sergio Blanco e rappresentato per la prima volta in Italia.

Come già avvenuto per altri testi composti dal drammaturgo franco-uruguayano, Kassandra nasce come sfida per cercare di rappresentare attraverso il mito, in questo caso della tragica profetessa, la nostra stessa contemporaneità, il nostro presente attuale osservato però dalla parte dei reietti, da parte di un’umanità marginale, ai margini dello spazio, del tempo e di ogni identità, storica e individuale. Una ricerca che, attraverso la sovrapposizione e la mescolanza di finzione e verità, ‘Storia’ e racconto individuale, si riversa in primo luogo sul linguaggio, sulla sperimentazione di strumenti linguistici ed espressivi in grado di dire la complessità del nostro tempo, di provare a far affiorare una autenticità che è stata sepolta da una tradizione antica forse ormai inadeguata, se non addirittura falsa.
Cassandra, nel testo scritto e ambientato da Blanco in una moderna e degradata Atene, diventa un’immigrata costretta a sopravvivere come può in terra straniera, vendendo sigarette o il suo proprio corpo; costretta a esprimersi in una lingua che non è la sua, per poter essere ascoltata, per chiedere se vogliamo una sigaretta o per rispondere alla telefonata di un cliente, per catturare l’attenzione del pubblico in platea, che viene accecato appena si apre la scena dagli abbaglianti di una Smart parcheggiata sul palco, da cui Kassandra esce per venire incontro al pubblico, minigonna e stivali con tacco alto: “Want’u smoke?”.
Kassandra/Roberta Lidia De Stefano ammicca al pubblico, lo fa continuamente come prevede il testo, dall’inizio alla fine dello spettacolo, invitandolo direttamente a rispondere, provocando in generale una reazione piuttosto timida dalla platea, ma controbilanciata da alcuni spettatori che le fanno da spalla e su cui lei stessa non manca di ironizzare, alla ricerca della complicità del racconto. Cerca di ‘attaccare bottone’, proprio come una puttana, per raccontarsi; e lo fa dovendo servirsi di un inglese semplice, povero, una lingua scarna che si limita a esprimere l’essenziale, che riduce e riporta il racconto delle epiche gesta della “guerra di Troia” e delle altre inascoltate predizioni al suo tragico ed elementare significato di morte, di perdita, di idiozia. Blanco vuole raccontare con un monologo proprio la tragedia di colei che, tra le eroine classiche, è stata esclusa dal pantheon del teatro tragico, appunto Cassandra, anzi Kassandra, con una iper-contemporanea K. Ma che cosa ci racconta Kassandra? Racconta la ‘sua’ storia, la ‘sua’ guerra di Troia, non quella dello “stupid” Euripide o di Sofocle o Eschilo, come ribadisce più volte, accusandoli di non dire la verità. Il suo racconto tuttavia balbetta, come il linguaggio che parla, si dilunga sugli aspetti sessuali, un amore incestuoso con il fratello Ettore e quello di schiava di Agamennone, “king of sex” come ripete in un sensuale ritornello in versione techno disco. La profetessa non creduta, colei che Apollo ha condannato a non essere ascoltata, viene assunta come emblema dello sradicamento, dell’esilio, della crisi di identità, dell’incapacità di raccontare chi o cosa siamo. A prevalere su tutti gli altri registri sono l’ironia e il sarcasmo, che tuttavia caratterizzano la scena in una sorta di distacco e, insieme, di uniformità di tono e di temi che coinvolge tutto lo spettacolo e che smorza i momenti di dolore che vengono rappresentati, o semplicemente citati, talvolta senza troppo colpire, quasi depotenziati di quella forza all’origine stessa della tragedia, oggi come ieri.
I veri scarti nella drammaturgia del racconto piuttosto si vedono, anzi soprattutto si ascoltano, nelle parti musicali che – proprio come una tragedia − alternano il monologo parlato, in un canto dedicato ad Ettore e alla sua morte, suonato e cantato in scena dalla bellissima voce di Roberta Lidia De Stefano, che ha composto anche le musiche, oppure in altri brani eseguiti su musica elettronica, anche con un sintetizzatore che fa da basso elettronico a un coro di Euripide, recitato nell’originale greco e poi tradotto in un preciso italiano dalla dizione curata. Sono i momenti più intensi dello spettacolo e della resa del testo di Blanco che, invece, di per sé, sembra non riuscire ad andare oltre la mera rappresentazione di stereotipi: la prostituta, il trans, la migrante (che solo per la frequenza con cui da decenni vengono utilizzati nelle arti mostrano con forza l’urgenza di voci e racconti a partire da una particolare prospettiva del nostro presente), tuttavia stentano a trovare espressione, profondità, densità, a non scadere nell’esteriorità e nel ritratto oleografico, incapaci di rispondere ai vecchi, inadeguati miti, non aggiungendo nulla alla comprensione del mondo che viviamo, della sua tragica follia, come mostra anche l’ottimistico appello finale a una generica speranza nel futuro.
Il pubblico, tuttavia, alla fine dello spettacolo, mostra con grandi applausi un certo entusiasmo per ciò che ha visto: all’uscita ne chiedo il motivo a una giovane studentessa dell’Accademia, che mi parla di grande coraggio nell’uso di una simile figura in scena, e che mi spiega che cosa la figura di questa profetessa-migrante-prostituta le abbia comunicato con un altro, altrettanto generico appello “contro la guerra”, su cui, ma è una questione non teatrale né artistica, non possiamo che essere d’accordo.





Campania Teatro Festival 2021
Kassandra
di
Sergio Blanco
regia Maria Vittoria Bellingeri
con Roberta Lidia De Stefano
scene e costumi Maria Vittoria Bellingeri
luci Andrea Sanson
musiche originali Roberta Lidia De Stefano
foto di scena Salvatore Pastore (Agenzia Cubo)
organizzazione Filippo Quaranta
produzione Brugole&Co
paese Italia
lingua italiano, inglese, greco antico
durata 1h
Napoli, Real Bosco di Capodimonte − Praterie della Capraia, 22 giugno 2021
in scena 22 e 23 giugno 2021

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