“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Lunedì, 13 Maggio 2013 06:48

Nell'era del "trash"

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Sono anni questi ultimi in cui si è imparato a prendere confidenza col termine “monnezza”, nato dialettale, derubricato nell’uso comune; altro termine – questa volta d’acquisizione anglofona – con cui abbiamo preso confidenza in questi tempi di “monnezza” è “trash”, che poi vuol dire tutto sommato la stessa cosa, con la differenza che lo si può spendere ammantando la “monnezza” d’un allure esterofila.

Trash Express è spettacolo che nasce appunto da un sostrato culturale in cui il “trash” è divenuto una sorta di liquido amniotico in cui un’umanità quasi inconsapevole galleggia e s’intride ad un tempo; lo spaccato sociale allestito in scena da Luigi Cesarano all’insegna del macchiettismo iperbolico è esemplare delle contraddizioni endemiche ad una società che mentre si sforza di mostrare un’apparenza ripulita e dirozzata, deborda poi nel turpiloquio basso che ne denuncia la degenerazione culturale.
L’allestimento poggia su una commistione di generi teatrali che convivono sulla scena con equilibrio diseguale, ma puntando su trovate registiche interessanti, messe al servizio di un ordito drammaturgico che denuncia però qualche limite di organicità.
Due maschere animate, parzialmente aggettanti da due finestre inquadrate in altrettanti teli neri, rappresentano la coscienza di una generazione passata, dando vita alle figure di due anziani coniugi, Ubaldo, mezzo sordo, che fa la calza ai ferri, e la di lui consorte che fuma la pipa e lo rimbrotta; i due battibeccano con godibile amenità e raccontano d’un tempo remoto in cui misero su la fabbrica del riciclo, meta di gite organizzate (da cui il nome: Spazza-tour), la cui eredità è andata nelle mani delle tre donne che di lì a poco occuperanno la scena: una ragazza, sua madre, sua zia; il quadro familiare che si colora e si anima in ribalta è pennellato da tratti di commedia pochadesca, infarciti di giocolerie mimiche, marionettismo e danze giocose, i cui protagonisti sono personaggi dalle essenze caricaturali, caratterizzate comicamente attraverso le loro ossessioni (la mania del canto per la zia, la fregola di giocare a carte per la madre).
A completare la scena, la comparsa dell’amore tra la ragazza ed un maldestro trasportatore (ovviamente di rifiuti), il quale abborraccia un’opera di corteggiamento improntata ad un nonsense verbale che ricorda le Tragedie in due battute di Achille Campanile.
A fare da collante narrativo, le maschere dei due vecchi riprendono il centro della scena raccontando e commentando quello che accade, ovvero le pene d’amore della nipotina, le cui paturnie prendono corpo vedendo i suoi sogni proiettati sul fondale come ologrammi, fino al risveglio di soprassalto, in preda ad un incubo che si materializza sotto forma di massa informe di ricordi e rifiuti, una sorta di lemure della memoria che sembra voler ricondurre la ragazza alla salvaguardia dei ricordi passati, la cui parte sana, in contrasto con la degenerazione del presente, si concentra nella luminosità di uno scrigno da custodire gelosamente.
Nel procedere della vicenda dei due moderni epigoni di Giulietta e Romeo, la costruzione drammaturgica si riappropria del presente, mettendo in relazione diretta quel che avviene sulla scena con Melissa morta a Brindisi per un attentato assurdo e con le voci della cronaca non troppo lontana di quel che avveniva intorno alla discarica di Terzigno fino a pochi mesi fa (la “monnezza” ritorna…). È in questo “link” che si condensa al meglio il senso di Trash Express, che vuole suscitare, veicolandosi sui toni del comico e del giocoso, una riflessione agrodolce sull’inconsapevolezza di tempi in cui si è progressivamente sommersi dal brutto e dallo sporco, tempi che hanno come portato significativo la perdita di coscienza del reale e l’accettazione supina dell’ineluttabilità del male. L’operazione, pur osando in termini registici e regalando felici intuizioni – su tutte le maschere dei due avi – ci pare scontare un leggero sfrangiamento del tessuto drammaturgico, solo in parte compensato dalla buona prova degli attori in scena.
Saltabeccando tra comicità e tragedia, giocando col paradosso e ricorrendo a tante delle risorse che la macchina teatrale mette a disposizione, Trash Express è messinscena che si consegna alla memoria con la sensazione di poter ancora diventare qualcosa di compiuto.

 

 

 

Trash Express
testi e regia
Luigi Cesarano
con Cinzia Annunziata, Eduardo Di Pietro, Valeria Impagliazzo, Adelaide Oliano
produzione Teatri delle Sguelfe
trucco e pupazzi Romualdo Petti, Luca Zecconi
luci Antonio Florio
foto di scena Paola Manfredi
lingua italiano e napoletano
durata 1h 20’
Torre Annunziata (NA), Sala Nevia – diffusioneteatro, 10 maggio 2013
in scena 10 e 11 maggio 2013

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