“D'un tratto, per qualche motivo imponderabile, mi sentii profondamente addolorato per lui e bramai di poter dire qualcosa di reale, qualcosa con ali e cuore, ma gli uccelli che desideravo si posarono sul mio capo soltanto più tardi quando fui solo e non avevo più bisogno di parole”.

Vladimir Nabokov

Venerdì, 03 Maggio 2013 22:59

La leggera sacralità del gesto

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Domanda iniziale: può la parola spiegare il gesto? Ha senso che la parola spieghi il gesto?
Sei quadri. Sei momenti scenici (?) o forse sei movimenti. Due donne da un lato, un androgino e un felino, una donna e due uomini dall’altro.
Scene di seduzione. Tutto è affidato al corpo, al gesto, al movimento sinuoso di un dito, di una mano che plasma lo spazio. Ogni movimento è una storia a sé, comune sembra l’inseguirsi dei corpi, l’afferrarsi e lasciarsi andare, i contrasti dei colori e soprattutto la padronanza e la consapevolezza del gesto.

Danza. Il regno di Apollo e Dioniso. Luce e ombra. L’ombra dell’uno è la luce dell’altro. Apollo, il dio delle Muse, il maestro di tutti i cori e di tutti i choroi, le danze appunto. E Dioniso, il dio delle Menadi, le donne che danzano in trance, invasate, indiate. Nella danza, particolarmente nella danza contemporanea, i due fratelli si incontrano, si strizzano l’occhio, si tendono la mano, anche se magari solo per una fugace piroetta. Danza come regno del gesto accompagnato dalla musica o forse della musica accompagnata dal gesto. È un po’ come la questione dell’uovo e della gallina... Quando riesce, e nell’ora serrata e intensa di Ritratti riesce, musica e gesto diventano uno e anche quando la musica non c’è più e i due corpi continuano a muoversi è come se la sentissimo ancora, o forse stiamo sentendo il suono del loro respiro, forse stiamo udendo il battito del cuore che genera il respiro.
Sei quadri, non narrativi. Per una volta le parole non servono e se ci sono sono parole in libertà, pronunciate da una voce metallica fuori campo, una voce virtuale, un surrogato di umanità tecnologica disumanizzata. Regna il gesto. Corpi non necessariamente perfetti, ma resi perfetti dalla purezza e dalla consapevolezza del gesto. Anche accavallare una gamba, assestare il peso sull’anca, appoggiare l’avampiede, tutto diventa magico nella danza. Ogni gesto assume un preciso valore, quasi ieratico. Gli occhi e il cuore seguono i corpi, sorridono, si tendono, in una comunicazione per una volta, finalmente, non verbale, averbale, a prescindere dalle parole e dal loro significato. Forse il gesto sacralizzato della danza può essere l’unico modo di risignificare il mondo senza regredire nell’idiozia. L’unico modo di prescindere dalle parole, dalla concettualità, dagli schemi predefiniti.
I corpi, fasci di nervi e muscoli al servizio del gesto consapevole. I corpi diventano felini, tastano il terreno come avessero i cuscinetti sotto le dita. Gli sguardi sono al tempo stesso intensi e distanti, come quelli degli dèi.
I corpi si accarezzano senza toccarsi, si muovono simmetrici senza essere sincroni, retti da una superiore armonia, come se un unico respiro li agisse.

 

 

 

Oltre la linea
Ritratti
coreografie Ricky Bonavita, Elena D'Aguanno, Sabrina D'Aguanno
produzione Akerusia Danza, Compagnia Excursus
Napoli, Teatro Elicantropo, 2 maggio 2013
in scena dal 2 al 4 maggio 2013

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