“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Giovedì, 02 Maggio 2013 23:42

Cosa direbbe un bimbo sperduto?

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Direi che eravamo proprio in tanti. Bambini che correvano ovunque all’ingresso dell’orto, che giocavano con l’acqua o col terreno. In programma lo spettacolo Con le ali di Peter. Ci ho pensato tanto alle ali di Peter e ho concluso che non le ha ma è come se le avesse avute. Peter correva dappertutto, saltava, faceva le capriole, saliva sugli alberi e si dondolava aggrappandosi ai rami. A che gli sarebbe servito avere anche le ali?

Era già difficile stargli dietro così. Credo che il titolo si riferisca alla fantasia e ai voli che è possibile fare con l’immaginazione. Allora è come se avessimo volato tutti l’altra mattina, sì volavamo tutti dietro Peter e alle sue storie. Ci ha raccontato di Campanellino e di come nascono e muoiono le fate. Sembra che dipenda tutto da noi bambini: nascono con una nostra risata e muoiono quando smettiamo di credere che esistano. Io, personalmente, voglio crederci e poi era così carina Campanellino col suo abitino verde. Potrei sembrare poco sveglio ma trovo che riuscire a credere alle storie di fate e luoghi che non ci sono è una specie di superpotere.
Dopo averci spiegato tutto per benino, Peter ci ha portati a casa sua. Era una casa in mezzo agli alberi con la iuta intorno. Lì abbiamo siglato il nostro patto insieme a Wendy, Gianni e Michele che erano ancora in pigiama. Noi bambini abbiamo giurato di rimanere per sempre nell’orto che non c’è e di non piagnucolare per l’assenza di mamma e papà. Saremmo stati i nuovi bimbi sperduti e non saremmo mai cresciuti. In realtà i nostri genitori erano dietro di noi, perché lo spettacolo è soprattutto per i bambini ma è permesso anche ai genitori di entrare. In fondo sono stati bambini anche loro e quando Peter ha detto di non voler crescere e sposarsi e avere figli e lavorare gli hanno gridato: “Fai bene Peter! Non crescere mai!”. Adesso lo ripeto a mia madre ogni volta che mi rimprovera che è ora di svegliarmi e crescere: “Fai bene Peter! Non crescere mai!”. Lei sorride e mi lascia in pace. Chissà per quanto tempo funzionerà. Tornando allo spettacolo, ogni volta che ci fermavamo da qualche parte per una scena costruivamo una specie di teatro naturale con i nostri corpi. Ce l’ha spiegato l’autrice, Giovanna Facciolo, lei ci ha detto come fare e noi l’abbiamo fatto, è stato facile. I bambini seduti davanti, e i genitori alle nostre spalle, in piedi o seduti, come più gli pareva.
L’avventura in cui abbiamo accompagnato Peter era contro i pirati. Siamo stati a cercarli anche nella laguna delle sirene. Loro avevano la coda squamosa e stavano sedute intorno ad una grossa fontana. Dovevamo liberare Wendy che era stata appena catturata. Lei è una bambina che fa da mamma a tutti gli altri bimbi sperduti. È una ragazzina un po’ noiosa e perfino le sirene l’hanno presa in giro. Sta tutto il giorno a pulire e a cucire e non si rende conto che le avventure di Peter sono molto pericolose. Pensate che mentre lui combatteva con Capitan Uncino lei gli ha gridato che voleva rimettergli a posto l’ombra con ago e filo. Per fortuna c’eravamo noi altri a distrarre il cattivissimo pirata. Ci siamo messi a fare il suono della sveglia, così come Peter ci aveva suggerito e lui, che ha creduto fossimo il coccodrillo che per sbaglio l’ha ingoiata, se l’è data a gambe levate. È stato davvero divertente.
Lo spettacolo che ha raccontato la storia del mio arrivo, insieme agli altri bambini, nell’orto che non c’è era completo di tutto: c’erano i pirati, le sirene, Campanellino, gli indiani. Erano bravissimi gli attori e belli i loro costumi, dalle camicie da notte ai pantaloni di Peter, dalle pinne delle sirene al completo di Capitan Uncino. Per me è stato come vivere per un giorno nel mondo di Peter come l’ho letto e come l’ho visto in tv. Peter che volava veramente e suonava lo zufolo. A spettacolo finito ci ha chiesto di dargli una mano a ritrovarlo. Lo zufolo gli era caduto da qualche parte sull’erba mentre faceva le capriole. Così abbiamo continuato a giocare con lui dopo gli applausi e tutto quanto, fino a quando non l’ha ritrovato.
Peccato sia finito. Peccato fosse uno spettacolo, sarei rimasto nell’orto che non c’è per sempre, così come abbiamo giurato. Mi sa che ci ritorno un altro giorno.

Un bimbo sperduto

 

 

Con le ali di Peter
di
Giovanna Facciolo
da James Matthew Barrie
con Adele Amato de Serpis, Valentina Carbonara, Monica Costigliola, Alessandro Esposito, Raffaele Parisi
produzione
I Teatrini
costumi e oggetti di scena
Giovanna Napolitano
Napoli, Real Orto Botanico, 28 aprile 2013
in scena dal 27 aprile al 2 giugno 2013

 

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