“La vita costringe l’uomo a molte azioni spontanee”

Stanisław Jerzy Lec

Domenica, 23 Febbraio 2020 00:00

È questo il circuito teatrale che meritiamo?

Scritto da 

Le scelte, ad esempio.

Tartassati dalle tasse (regia di Eduardo Tartaglia, in scena Biagio Izzo, produzione Teatro e Turismo e A.G. Spettacoli) è lo spettacolo maggiormente distribuito dal Teatro Pubblico Campano nel corso di questa stagione: è già stato o sarà, infatti, in ventuno dei ventisei teatri che fanno parte del Circuito (80,76% del totale). A Melito. A Capua. A Pompei. A Santa Maria Capua Vetere. E a Sorrento, Nocera, Torre Annunziata, Telese e Teano, Eboli e Acerra, Sala Consilina, Agropoli, Vallo della Lucania, Boscoreale, Nola, Casalnuovo, Pomigliano. E a Benevento. E a Salerno. E a Caserta. La rottamazione di un italiano perbene (regia di Carlo Buccirosso, con Buccirosso in scena, produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro) invece è presente nel 53,84% dei teatri del Circuito; nel 38,46% d’essi il Teatro Pubblico Campano ha messo in cartellone Miseria e Nobiltà (regia di Luciano Melchionna, in scena – tra gli altri – Lello Arena, produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro) mentre, a completare questo strambo podio a quattro, il Massimo Lopez & Tullio Solenghi Show (di e con Massimo Lopez e Tullio Solenghi, produzione Parmaconcerti) gode di una distribuzione pari al 34,61% dell’intero circuito campano: nove sale su ventisei.
Vince dunque Biagio Izzo, ma non sempre è andata così.
L’anno scorso, ad esempio, lo spettacolo più distribuito dal Teatro Pubblico Campano è stato Colpo di scena (regia di Carlo Buccirosso, con Carlo Buccirosso in scena, produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, produzione esecutiva A.G. Spettacoli): ventidue sale su ventisei, pari all’84,61%. Avellino, Pompei, Sorrento, Nola, Santa Maria Capua Vetere e Vallo della Lucania, Teano, Capua, Nocera, Eboli, Acerra, Melito, Pagani, Pomigliano, Casalnuovo, Torre Annunziata, Telese, Agropoli, Sala Consilina, Benevento, Salerno e Caserta. Così Buccirosso, insomma, si è preso la rivincita in questa gara a ritroso nel tempo battendo di poco I fiori del latte (regia di Giuseppe Miale di Mauro, in scena Biagio Izzo, produzione ENFI Teatro), fermatosi al 76,92% (venti sale su ventisei). E al terzo e quarto posto del podio? Così parlò Bellavista (regia di Geppy Gleijeses, in scena lo stesso Geppy Gleijeses e Maurisa Laurito, produzione Gitiesse e Best Live) con il 46,15% (che diventa il 61,53% del totale, però, se consideriamo anche le repliche distribuite dal TPC durante la stagione precedente) e Cavalli di ritorno 2.0 (di e con Gino Rivieccio, produzione Luscar): quattordici sale su ventisei, ovvero il 53,84%.
Tre anni fa invece come andò?
Dì che ti manda Picone (regia di Enrico Maria Lamanna, in scena Biagio Izzo, produzione ENFI Teatro): 87,50% delle sale del Circuito. Italiano di Napoli (regia di Alessandro Siani, con Sal da Vinci, produzione Cose): 79,16%. Il pomo della discordia (regia di Carlo Buccirosso, produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro): 50% (che diventa il 91,66% se sommiamo le dodici piazze del 2017/2018 alle dieci del 2016/2017).
Insomma.
Buccirosso e Biagio Izzo, Biagio Izzo e Buccirosso; e Alessandro Siani, Gino Rivieccio, Sal da Vinci – e, andando indietro negli anni, ogni tanto Vincenzo Salemme – e poi di nuovo Biagio Izzo e Buccirosso, Buccirosso e Biagio Izzo: Bello di papà (regia di Vincenzo Salemme, con Biagio Izzo, produzione Teatro Cilea e Pragma) e Il divorzio dei compromessi sposi (di e con Carlo Buccirosso, produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro); L’amico del cuore (regia di Vincenzo Salemme, con Biagio Izzo, Bibì Produzioni) e Una famiglia... quasi perfetta (regia di Buccirosso, in scena Buccirosso, produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro).
A questo punto (e tenendo presente, in premessa, che la ricostruzione è particolarmente difficile perché il sito del TPC è privo d'archivio, molti teatri non hanno un sito Internet così come alcune tra le compagnie teatrali distribuite dal Circuito) si capisce perché nella stagione 2019/2020 le sei compagnie che risultano più distribuite (Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, Elledieffe, Nuovo Teatro di Marco Balsamo, Gli Ipocriti, Best Live e Tradizione e Turismo) godano del 38,80%, della distribuzione di prosa effettuata dal Circuito campano, usufruendo della propensione dello stesso a realizzare stagioni semi-fotocopia per i vari teatri sparsi in regione. Una quota, quella destinata alle prime sei compagnie distribuite ogni anno (“un oligopolio di minoranza” lo definirei, usando volutamente un ossimoro), che si ripete in forma simile anche negli anni precedenti: alle prime sei (Nuovo Teatro, Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, ENFI, Gli Ipocriti, Luscar, Gitiesse) tocca infatti il 38,09% della stagione di prosa 2018/2019; alle prime sei (ovvero a Nuovo Teatro, Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, ENFI; Gli Ipocriti, Gitiesse e Luscar) tocca il 38,94% della stagione di prosa 2017/2018. Insomma: Luscar al posto di Best Live, o ENFI che sostituisce Elledieffe, e tuttavia il risultato finale e complessivo cambia poco, certificando nel contempo una preferenza reiterata negli anni da parte del Circuito verso determinate compagnie e una disparità di possibilità d’accesso e dunque di circuitazione per la teatralità campana e italiana: c’è chi viene distribuito sempre e c’è chi non lo sarà mai o quasi mai. Tant’è, aggiungo, si comprende in tal modo come sia possibile che – prendendo in considerazione le ultime quattro stagioni organizzate dal Teatro Pubblico Campano – siano state in scena almeno una volta tredici opere prodotte e/o coprodotte da Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro (Parenti serpenti, Miseria e Nobiltà, La rottamazione di un italiano perbene, Colpo di scena, L’armata dei sonnambuli, Muhammad Ali e Appunti di viaggio, Il divorzio dei compromessi sposi, Il pomo della discordia, La riunificazione delle Coree, Serata d’amore, Una famiglia... quasi perfetta e Sogno di una mezza estate – sia chiaro: non mi sfugge che di alcune d’esse ETC abbia assunto sostanzialmente l’egida); si comprende inoltre perché le produzioni o coproduzioni di Nuovo Teatro che negli ultimi quattro anni hanno trovato ospitalità da parte del TPC siano ben nove (Giocando con Orlando, Le signorine, Dracula, Don Chisciotte, Mine vaganti, Il castello di Vogelod, Locandiera B&B, Buena Onda e Sisters. Come stelle nel buio); perché Gli Ipocriti abbiano goduto della distribuzione di altrettanti spettacoli (I soliti ignoti, Le regole per vivere, Misantropo, Miss Marple e Incognito, Una giornata particolare, Anatomia di una solitudine, Teatro del porto, Comico in canto) o perché la Best Live si sia vista distribuire Il principe abusivo a teatro, Troppo napoletano, Millevoci e Millevoci Tonight, Felicità Tour, Andy e Norman, Il dottor futuro. E i sei spettacoli di Balletto del Sud (Carmen, La bella addormentata, Lo schiaccianoci, Serata romantica, Serata Stravisnskij, Le quattro stagioni); e le cinque regie di Gaetano Liguori (Verso il mito... Edith Piaf, Hai un amico all’INPS?, Pascià, La banda degli onesti, Mia cara città); e la presenza della compagnia che produce, di volta in volta, lo spettacolo recitato da Peppe Barra o Serena Autieri.
Sia chiaro.
Questi dati sono solo la traccia più evidente, la più facilmente rintracciabile, della politica adottata e realizzata nel suo complesso dal Teatro Pubblico Campano e, in particolar modo, dal suo Direttore Generale, Alfredo Balsamo che – eletto/rieletto già nove volte dal CdA (il mandato, infatti è quadriennale) – il Circuito lo governa dal 31 ottobre 1983, ovvero da quando ha contribuito a fondarlo. Questi dati sono infatti l’apice di una proposta che – nei ventisei teatri di cui il TPC (co)allestisce la programmazione annuale e che formano una platea complessiva di 13.389 posti – punta soprattutto sul titolo di richiamo, punta soprattutto sul nome famoso o punta (quand’è possibile) sull’addizione tra questi due fattori. Per questo – ad esempio – è possibile per il pubblico del TPC assistere a un Pirandello, purché a recitarlo sia Leo Gullotta, o conoscere il misantropo di Molière, ma a patto che a interpretarlo sia Giulio Scarpati, e ancora: Don Chisciotte dev’essere Peppe Barra o Alessio Boni, il Treplev de Il giardino dei ciliegi rivive e canta con Massimo Ranieri mentre l’“essere o non essere” di Amleto viene pronunciato da Gabriel Garko. Ecco perché – infine e ad esempio – abbiamo visto e vediamo in scena, grazie al Teatro Pubblico Campano, Fanny Cadeo, Deborah Caprioglio, Tosca D’Aquino, Mariagrazia Cucinotta, Marina Suma, Nancy Brilli, Ida Rendano, Marisa Laurito, Vittoria Belvedere, Claudia Gerini, Gloriana, Corinne Cléry, Barbara Bouchet, Maria Amelia Monti, Nadia Rinaldi, Iva Zanicchi, Laura Freddi, Benedicta Boccoli, Antonella Elia e – al maschile, proseguendo in quest’elenco di volti noti e di cognomi che siano attrattivi per il pubblico – Maurizio Casagrande, Massimo Dapporto, Alessandro Preziosi, Sebastiano Somma, Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Christian De Sica, Benedetto Casillo, Lucio Pierri, Stefano Accorsi, Vittorio Sgarbi, Alessandro Siani, Sergio Assisi e Raul Bova più di quanto abbiamo visto in scena gli esponenti e le esponenti migliori delle nuove generazioni attoriali, regionali e nazionali; ecco perché hanno date e repliche Alan De Luca e Lino D’Angiò, I Ditelo Voi o Gigi e Ross ma non le più valide tra le giovani compagnie teatrali campane e italiane.

 

Quel punteggio.
Il modo migliore per comprendere le conseguenze effettive di queste scelte è scovare, leggere e studiare il decreto n. 2226 del 19 dicembre 2018, con il quale la Direzione Generale dello Spettacolo dal Vivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali comunica lo stanziamento e la relativa distribuzione del Fondo Unico per lo Spettacolo. È il modo migliore, questo, perché la valutazione del MiBACT tiene in considerazione fattori quantitativi e qualitativi e perché il documento mette in comparazione tra loro i soggetti e, dunque, anche i Circuiti.
Ebbene.
Il Teatro Pubblico Campano nel triennio 2018/2020 risulta quinto (34,61 punti) per la “Dimensione Quantitativa” (giornate lavorative, oneri sociali, numero spettacoli e compagnie ospitate, giornate recitative, numero piazze, spettatori) – meglio del TPC fanno solo i Circuiti regionali di Toscana, Marche, Piemonte e Lombardia –; ancora: risulta ottavo (15,27 punti) su tredici per la “Qualità Indicizzata” (ancora fattori quantitativi, con punteggi attribuiti in automatico: attività continuativa nei territori raggiunti; ampliamento del pubblico in termini percentuali; capacità di reperire risorse pubbliche e non pubbliche; efficienza gestionale; partecipazione a progetti cofinanziati dall’UE) – in questo fa dunque meglio dei Circuiti di Lombardia, Basilicata, Sardegna, Lazio e Toscana –; infine: risulta undicesimo nel punteggio totale (62,88 punti), precedendo in classifica le reti teatrali di Sardegna e Basilicata.
Quinto e ottavo per la quantità, dunque, ma undicesimo nella classifica finale: com’è possibile? È possibile perché c’è un’altra voce da prendere in considerazione ed è la più importante di tutte: la “Qualità della Proposta Artistica”. Il Teatro Pubblico Campano è ultimo, con gran distacco, per la qualità della sua proposta culturale, avendo ricevuto 13 punti (sui 35 ottenibili) ovvero: sei in meno del Circuito della Sardegna, sei e mezzo in meno del Circuito dell’Abruzzo, sette in meno del Circuito della Basilicata e – ancora – otto punti in meno del Circuito friulano, tredici in meno di quello pugliese, quindici in meno dei Circuiti piemontese e veneto, sedici in meno di quello lombardo mentre i Circuiti di Marche, Lazio ed Emilia hanno diciassette punti in più e la Toscana diciotto.
Insomma: nell’ambito dei Circuiti multidisciplinari il MiBACT ritiene che, sul piano della qualità, quella del Teatro Pubblico Campano sia la peggior proposta teatrale d’Italia.
Tant’è. Approfondendo le valutazioni ministeriali si scopre che il Teatro Pubblico Campano è ultimo per la “qualità della direzione artistica e organizzativa” (1 punto su 3); ultimo per la “qualità professionale degli artisti e delle formazioni ospitate” (2 punti su 5); ultimo per la “qualità artistica del progetto come capacità di un'articolata e coerente proposta multidisciplinare” (2 punti su 6). E ancora. Il Teatro Pubblico Campano è ultimo nella “capacità di progettare strategie e azioni continuative per intercettare un pubblico nuovo e differenziato e di programmare interventi di educazione e promozione per accrescere la qualità della fruizione” (1 punto su 3); è ultimo nella realizzazione di “partenariati e convenzioni con gli enti territoriali e locali” (0,5 punti su 1); nell’“integrazione con strutture e attività del sistema culturale” (0,50 punti su 1). Il Teatro Pubblico Campano è infine ultimo nello “sviluppo, nella creazione e partecipazione a reti nazionali e internazionali” (0,5 punti su 1); nelle “strategie di comunicazione” (0,50 punti su 2) tanto quanto è ultimo nell’“innovatività dei progetti e nell’assunzione di rischio culturale” (1,50 punti su 4) e nella “valorizzazione della creatività emergente” (1 punto su 4).
Né va tanto meglio nel 2019. Nono posto complessivo (64,54 punti); quarto per la “Dimensione Quantitativa” (33,79 punti), settimo per la “Quantità Indicizzata” (15,75 punti) e ancora un ultimo posto per la "Qualità della Proposta Artistica", con quindici punti complessivi: quattro in meno dei Circuiti sardo e abbruzzese, penultimi; diciassette punti e mezzo in meno del Circuito marchigiano.

 

Infine, qualche domanda.
La Regione finanzia il Teatro Pubblico Campano perché compartecipi alle proprie politiche culturali qualificando e diversificando l’offerta attraverso la diffusione dell’eccellenza teatrale, locale e nazionale. La Regione finanzia il Teatro Pubblico Campano perché anche chi abita nei piccoli centri abbia la possibilità non episodica di confrontarsi con opere dall’alto valore artistico, e in grado di produrre un intenso impatto emotivo, che aiutino (per dirla con Massimiliano Civica e Attilio Scarpellini) “i cittadini a elevarsi in un cammino sociale e spirituale che aumenti la loro coscienza e la loro possibilità di presenza e d’intervento sul reale”. Il Teatro Pubblico Campano viene finanziato dalla Regione (e dai Comuni e dallo Stato) perché svolga la propria funzione ponendosi – per quanto è possibile – “al riparo dai compromessi del mercato” sostenendo la distribuzione della qualità e favorendo il confronto con una complessità che sia formativa. La Regione finanzia il TPC perché ritiene il teatro un imprescindibile discorso dell’uomo sull’uomo; perché crede che il teatro sia davvero uno strumento attraverso il quale una comunità si ritrova, si riflette e riforma; perché pensa al Teatro come a un’opportunità possibile per fare, dei cittadini, esseri umani più consapevoli di sé e del tempo e del mondo che stanno abitando. La Regione finanzia il Teatro Pubblico Campano non perché generi spaccio di commercialità seriale, una banale proposta intrattenitiva, la versione live di quel che è possibile vedere in tv: lo finanzia, al contrario, perché il Teatro Pubblico Campano, come ogni altro Circuito italiano, ha l’obbligo e la responsabilità specifica di mettere in connessione quanto più pubblico è possibile con le produzioni d’arte, l’innovazione poetica e l’inedito compositivo. E lo finanzia perché sa che mettere in connessione il pubblico con le produzioni d’arte, l’innovazione poetica e l’inedito compositivo è una pratica che va attuata con lentezza e con attenzione, le stesse che servono per far diventare una piccola pianta un albero, e sa inoltre che questa è un’impresa difficile e complicata e assai rischiosa, che potrebbe non dare frutti immediati in termini di presenze in sala e di incassi al botteghino. Proprio per questo lo finanzia, facendo convergere nelle casse del Teatro Pubblico Campano i soldi di tutti perché persegua un interesse che è di tutti. Ebbene. A fronte dei dati riportati nei primi due paragrafi di questo articolo chiedo: la Regione Campania può dirsi soddisfatta dal lavoro pluriennale svolto dal Teatro Pubblico Campano e dal suo Direttore Generale in termini di selezione e distribuzione dell’eccellenza creativa, di diversificazione dell’offerta e di formazione effettiva del pubblico? Ritiene la Regione che il Teatro Pubblico Campano stia svolgendo al meglio il proprio compito? E, preso atto della valutazione ministeriale data alla (reiterata) proposta artistica generata dal TPC, pensa che la direzione del Circuito e il suo funzionamento vadano messi in discussione? Se sì, in che modo? E ancora. La Regione Campania – che è priva di un assessore di settore e che purtroppo non ha mai avuto né l’Osservatorio Regionale sullo Spettacolo dal Vivo né le Commissioni di Valutazione Qualitativa che pure erano indicati come organismi necessari nella prima formulazione della Legge n. 6 del 15 giugno 2007 – ritiene che l’offerta del Teatro Pubblico Campano contribuisca davvero a “promuovere la qualità, l’innovazione, la ricerca e la sperimentazione”, “il pluralismo culturale” e “il ricambio generazionale” (ovvero alcuni tra gli intenti previsti dalla stessa Legge n. 6)? Ha mai svolto la Regione Campania un monitoraggio quantitativo e qualitativo in merito all’azione del Teatro Pubblico Campano? E come ritiene – ad esempio – che una programmazione che nel 72,23% dei casi si riduce a un’unica data di spettacolo generi quel “radicamento territoriale dei progetti teatrali e culturali” che pure è indicato tra le priorità della già citata Legge n. 6 e che è tra le ragioni fondanti dei Circuiti teatrali stessi? E cosa pensa la Regione di una presenza delle compagnie più giovani ridotta, di fatto, all’estemporaneità costituita dal bando e dalla rassegna Nuove Sensibilità? E come intende agire in futuro perché le ingenti risorse effettivamente investite non continuino a essere utilizzate per una programmazione che risulta, valutazioni ministeriali alla mano, la peggiore d’Italia?
Vincenzo De Luca ha da dire qualcosa in merito?
I deputati regionali hanno da dire qualcosa in merito?
Qualcuno ha da dire qualcosa in merito?

Lascia un commento

Sostieni


Facebook