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Mercoledì, 29 Gennaio 2020 00:00

La vita attorno a un tavolo

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Al centro della scena la tavola, non quella del palcoscenico, dell’assito ligneo, ma proprio la tavola, il desco. Coperta da una tovaglia plastificata a quadretti bianchi e rossi, come quelle delle trattorie classiche, vi è questa lunga mensa, tanto lunga da permettere a trenta persone circa di sedersi attorno ad essa. Ma non siamo in trattoria, siamo al TAN − Teatro Area Nord a Piscinola e non siamo sul palcoscenico. Siamo nello spazio deputato alla biglietteria, al foyer, trasformato nella cucina della campagna di Valsamoggia, in provincia di Bologna dove nasce e vive il Teatro delle Ariette, in mezzo ai campi.

Tutto intorno vi sono altri tavoli più piccoli che fungono da piani d’appoggio e da lavoro, una parete è attrezzata a libreria, su cui si notano alcuni grandi volumi ispirati a poderi e raccolti. Sullo stesso lato vi è una cucina con forno, dei fornelli elettrici, pentole, tegami. Siamo nella cucina della loro azienda agricola. Paola Borselli e Stefano Pasquini, insieme a Maurizio Ferraresi, mettono in scena questa originalissima pièce che è riduttivo definire tale perché è un’esperienza in cui arte, vita, natura, tradizioni, presente, storie di ospiti e di umanità si fondono a creare quel pane che è messo sulla tavola, quelle tagliatelle buonissime fatte con il grano dell’azienda agricola Le Ariette, è il condimento alle noci, l’insalata servita in grossi recipienti, nel formaggio e nell’hummus alla zucca che è offerto agli ospiti che cessano di essere spettatori sin dal primo istante in cui Paola, illuminata da una lampada, inizia il suo monologo tessuto da una serie incessante di domande. “Chi sei?”, “Da dove vieni?”, “Quanti anni hai?”, “Sei nato fiore o sasso?”, interrogativi che fanno nascere conoscenze, amicizie, che indagano l’altro visto come un mondo misterioso da interrogare, da condividere assolutamente. Gli occhi chiari di Paola dai corti e rossi capelli sono dolci e indagatori, creano immediata empatia, ti costringono a guardarla come se fosse custode non solo di domande, ma anche di risposte. “Dove metti i tuoi morti?”. Come fai a saperlo, Paola, che i miei morti sono recenti e i tuoi occhi scavano un dolore? Così inizia la magia del teatro che diventa vita hinc et nunc.
Stefano Pasquini, marito di Paola, insieme a Maurizio Ferraresi apparecchia la tavola, aggiunge piatti e posate, vino rosso e acqua, illustra il menù della serata che nel corso degli anni si complica sempre di più. Aumentano le intolleranze, le allergie, i gusti si fanno più selettivi e limitanti, ma loro continuano a invitare a pranzo e a cena tutti. Mentre l’uno racconta, gli altri si muovono in silenzio tra i vari tavoli, preparando, rimestando, tagliando e così a turno, spesso interagendo, narrano del vicino indiano che non vuole tornare più a casa sua perché si sente italiano (ma probabilmente perché ama di più il vino), del problema dei cinghiali che rovinano i raccolti e a cui sembra non esserci soluzione. Le difficoltà burocratiche nel gestire un’azienda agricola, il mulino che va a corrente elettrica, la scomparsa delle galline, specie al nord che non si trovano più sulle aie, ma solo allevate in batterie. Il sottotitolo dello spettacolo è Piccoli fallimenti senza importanza, perché così sono le storie che Le Ariette raccontano, con grande leggerezza, strappando agli ospiti risate e sorrisi, che si alternano ai ricordi di altri spettacoli, ai ricordi familiari, ai racconti dei loro ospiti che insegnano giochi pericolosi, ma non troppo, che prevedono il lancio di uova, riproposti da Maurizio un po’ clown e un po’ prestigiatore.
La leggerezza è il tratto distintivo della narrazione, quella leggerezza che ricorda Italo Calvino che accarezza e dà rilievo solo alle esperienze più importanti e che per essere tale è solo prerogativa di grande intelligenza. Non mancano momenti drammatici affidati a Paola che legge una lettera in cui l’amore e la paura di morire le rendono gli occhi tremolanti, o a Maurizio che legge con pathos una pagina di La rivoluzione di un filo di paglia del giapponese Masanobu Fukuoka, teorizzatore dell’agricoltura naturale in cui l’uomo non coltiva, ma aiuta la natura a produrre senza la costrizione umana. “La comprensione della Natura va oltre la natura umana”.
Paola, Stefano e Maurizio mostrano un amore potente per la Natura, la campagna e i suoi riti, le sue tradizioni, senza essere ancorati a un’idea utopica e nostalgica di virgiliana memoria. La loro sperimentazione si applica anche alla campagna oltre che al teatro così concepito, come un incontro di mondi che solo attorno a un tavolo può avvenire. De André come sigla finale, invece come colonna sonora, anche con performance alla chitarra di Stefano, è Tom Waits cantautore americano di poesie e resistenze, con La cartolina di Natale da Minneapolis che diventa oggetto di un’esilarante interpretazione di Paola. Il loro mondo è questo, la loro rappresentazione del mondo è attorno a un tavolo, piccoli rumori e ultimi silenzi che scivolano verso la fine della pièce.
Il Teatro delle Ariette non è certamente l’unico che veicola la vita attraverso una realistica preparazione dei cibi in scena da servire alla fine al pubblico, come per esempio la mise-en-scène truculenta del Titus Andronicus dei catalani La Fura dels Baus, oppure una malinconica e ironica preparazione di dolci di due fratelli rivali in amore in attesa che arrivi la donna amata (che farà come Godot), nella messa in scena di Pasticceri, io e mio fratello Roberto di Roberto Abbiati e Leonardo Capuano, visto a Galleria Toledo nel marzo 2011. Dunque la modalità non è nuova, ma l’impegno sociale che muove la compagnia delle Ariette, che porta il teatro ovunque perché non esiste luogo deputato che possa rappresentare la vita se non nella vita stessa, è unica nel fondere malinconia e sorriso, amore e morte, poesia e mondo, dolcezza e amarezza, tagliatelle e vino, pane e formaggio con una grazia, una sensibilità e un’ironia che sanno di calorosi abbracci e di umanità. Finita la rappresentazione, si rimane lì accomodati con loro tre seduti a capotavola che parlano, chiedono del posto, continuano a sorridere. Una grande eterogenea famiglia che fa fatica ad alzarsi e andare via, perché nelle pieghe della voce leggermente roca di Paola, nell’ironia di Stefano, negli occhi malinconici di Maurizio gli ospiti lasciano un pezzo di cuore. Non si può che ringraziare la scelta del Teatro Area Nord e lo staff di Interno5 (che nel “vecchio” Napoli Teatro Festival della sezione Fringe portava a Napoli le autentiche innovazioni e sperimentazioni teatrali).





Attorno a un tavolo − Piccoli fallimenti senza importanza
di Paola Berselli, Stefano Pasquini
regia Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Stefano Pasquini
scenografia e costumi Teatro delle Ariette
segreteria organizzativa Irene Bartolini
produzione Teatro delle Ariette 2018
lingua italiano
durata 1h 30’
Napoli, TAN − Teatro Area Nord, 18 gennaio 2020
in scena 18 e 19 gennaio 2020

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