“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Sabato, 15 Giugno 2019 00:00

Tragedia della storia nel teatro dell’ultimo Nekrosius

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Il Napoli Teatro Festival inaugura la sua stagione 2019 con un omaggio al grande regista lituano, Eimuntas Nekrosius, scomparso lo scorso 20 novembre e ben noto alle scene napoletane per i suoi spettacoli come per i laboratori e la sua collaborazione con i teatri cittadini. Un omaggio che comincia con la proiezione in anteprima (lo scorso 7 giugno al Politeama) di un video, Eimuntas Nekrosius: Pushing the Horizon Further, un documentario-intervista di Audronis Liuga sulla figura e il lavoro del regista lituano; prosegue con la mostra a Palazzo Fondi visitabile fino a luglio, Il Meno Fortas, a cura dello stesso Liuga e di Julija Reklaitė, che espone oggetti scenici, bozzetti, foto e tanti ricordi del lavoro di Nekrosius e del suo tempio, appunto, il Meno Fortas, il teatro-laboratorio voluto e ‘creato’ dallo stesso regista.

È dunque attesissima, con il teatro pieno anche alla replica dopo la prima, la messa in scena di Zinc (Zn), spettacolo di Nekrosius che ha debuttato a Vilnius nel 2017, ispirato ai romanzi Ragazzi di zinco e Preghiera per Černobyl' della scrittrice premio Nobel per la letteratura del 2015, Svjatlana Aleksievič.
Si tratta di un lavoro in cui il regista si confronta, anziché coi prediletti classici, con la storia recente, la storia dell’Unione Sovietica dapprima massacrata nelle sue giovani generazioni dalla guerra in Afghanistan e poi distrutta, contaminata fin dentro le viscere dall’esplosione di un reattore della centrale nucleare di Černobyl'. Una storia raccolta dalla scrittrice a più riprese, in più libri, attraverso i racconti di testimoni diretti, familiari o amici, che formano una galleria umana che urla non solo il dolore, ma dice l’assurdità incomprensibile della violenza e della barbarie cui l’umano si spinge e, insieme, il replicarsi cieco di quello stesso dolore in rabbia vendicatrice e ottusa.
Lo spettacolo si divide in una prima parte sull’Afghanistan e una seconda su Černobyl'; Nekrosius sceglie lunghi monologhi, lunghi racconti, privilegiando in generale il ruolo delle donne, delle madri innanzitutto, che non possono credere inizialmente alle barbarie commesse in guerra dai figli, diventati insensibili assassini, come poi delle mogli dei pompieri intervenuti per l’incendio al reattore, rimaste di nascosto al fianco dei mariti che muoiono in pochi giorni sui letti dell’ospedale contaminati da un male superiore e assolutamente oscuro. Una serie di quadri tenuti insieme da Svetlana, la protagonista dello spettacolo che, da bimba monella e capricciosa che gioca con elefantini che si muovono nel suo immaginario, diventa la scrittrice che si muove da una città a un’altra alla ricerca di testimonianze di una verità che gli stessi testimoni negheranno, rinfacciandole l’opportunismo che l’ha resa celebre e infangato i loro cari. E infatti non mancano nemmeno le testimonianze dei soldati, pronti a ricordare il loro giuramento alla patria e l’onore di averla difesa.
La scenografia è semplice, con una struttura fissa sul fondo formata da assi verticali e orizzontali su cui di quando in quando qualcuno attacca delle cartine geografiche mentre, nella seconda parte, appare sul fondo anche una stella a cinque punte. Le luci sono calde e vivaci, danno profondità di campo e sembrano materialmente creare l’aria, l’atmosfera della scena, evocando una dimensione poetica e fantastica che il regista lituano ha scelto anche per questo spettacolo, centrato sulla storia recente del suo Paese, anziché sui miti universali sempre prediletti. I personaggi e le azioni sono caratterizzati dalla presenza di oggetti dalla forte valenza simbolica o metaforica, come nel caso della stessa Svetlana, sempre accompagnata da un enorme registratore a bobine. Ad ogni scena corrisponde una musica che ne ricalca ed espande i significati. Nekrosius crea come sempre scene simbolicamente efficaci, dove i ruoli e le forze messe in campo dagli attori e dalle azioni sceniche risultano sempre ben chiare: lunghi assoli individuali, con l’attore principale che si stacca dai gruppi che rimangono sullo sfondo, in movimenti di contrapposizione giocati sulla scena, sempre connotati metaforicamente e quindi immediatamente significativi, al di là del testo. Da un lato la voce dolorosa della testimonianza, isolata, evidenziata dalle luci; dall’altro, le voci rabbiose del ‘coro’, una società resa ottusa dal dolore, cieca di fronte a ciò che essa stessa ha scoperto ma cui non vuol dare credito, figure incattivite che vengono in avanti per essere poi risospinte sul fondo della scena, come nella metafora dei tifosi fanatici che si scagliano in favore della propria squadra, aizzati dal tifo, pronti persino alla violenza, falsamente frenati da un giudice in veste di arbitro di calcio, con tanto di fischietto e cartellini.
E tuttavia le scene, riempite da lunghi monologhi in lituano, tradotti da sovrascritte in italiano, non risultano agili per la ricezione. Al rientro dopo la pausa una parte del pubblico in sala si è infatti dileguata. Si fa fatica a seguire la scena che, per quanto simbolicamente caratterizzata, rimane spesso ferma a lungo, con poche variazioni; anche il tono vocale delle testimonianze fatica a coinvolgere, nonostante i contenuti, che sono scissi dalla voce, arrivando invece solo attraverso il canale delle sovrascritte. Nonostante la sapienza scenografica delle scene, nonostante la forza intrinseca dell’orrore e del dolore che viene rappresentato, purtroppo lo spettacolo nel complesso non riesce a incidere ma, piuttosto, tende a scivolare stancamente fino alla fine.






Napoli Teatro Festival Italia
Zinc (Zn)
di Eimuntas Nekrosius
tratto dai romanzi Zinki Boys e Preghiera per Černobyl'
di
 Svjatlana Aleksievič
regia Eimuntas Nekrosius
con Aldona Bendoriūtė-Gadliauskienė, Simonas Dovidauskas, Sergejus Ivanovas, Adomas Juška, Ieva Kaniušaitė, Dalia Morozovaitė, Milda Noreikaitė, Aušra Pukelytė-Kazanavičienė, Genadij Vikovskij, Vygandas Vadeiša, Vaidas Vilius
composizione Algirdas Martinaitis
scenografia Marius Nekrosius
costumi Nadezna Gultiajeva
disegno luci Audrius Jankauskas
suono Arvydas Duksta
aiuto regia Tauras Cizas
foto di scena Laura Vansevičienė
produzione Theater Meno Fortas, State Youth Theater
paese Lituania
lingua lituano (con sovratitoli in italiano)
durata 3h
Napoli, Teatro Politeama, 9 giugno 2019
in scena 8 e 9 giugno 2019

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