“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Sabato, 10 Novembre 2018 00:00

“Bacerò la tua bocca”, Salomè: tra sublime e delitto

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Salomè è la fanciulla che danzò durante il banchetto di Erode Antipa, chiedendo poi allo stesso sovrano ammaliato dalla sua bellezza indescrivibile di consegnarle la testa di Giovanni Battista su un piatto d’argento. Così raccontano i Vangeli di Matteo e Giovanni.
E così Oscar Wilde nel 1893 ha tramandato questo episodio biblico in un dramma ad atto unico che trasferisce la sacralità del racconto in uno spazio neutrale e profano.

Salomè, figura mistica e simbolo di ogni tempo. Storia ambivalente del capriccio di una bambina o del potere della sensualità. Figura carnale e peccaminosa, o forte e risoluta, nella tragedia di Wilde Salomè diventa archetipo delle passioni più sporche e fragili. Le debolezze caratterizzanti dell’uomo e al tempo stesso dà voce la suo desiderio di elevarsi dal suo stato di limitatezza ed elevarsi al sublime.
Perfettamente collocabile in età romantica per la descrizione della forza della natura e della carnalità, il senso di vuoto e di ricerca, il collegamento al sovrannaturale. Potrebbe essere una fanciulla gotica questa Salomè, perché simboleggia la bellezza e delitto. Tutto ciò che è splendido cela le sua brutture pericolose e imperscrutabili. Ma  come un incantesimo, la bellezza rapisce e soggioga l’uomo in maniera così preponderante da non permettergli più di distinguere i confini netti della realtà.
E così questo spettacolo gioca sulla leggerezza e l’immaginazione. Tutto è strutturato in maniera evanescente: i movimenti degli attori sul palco, le luci, la musica, la costruzione della scenografia dominata sempre da lei, Salomè, come una Musa. Bianca come la luna, posizionata sempre al centro della scena, cattura in sé tutta l’attenzione con le sue frasi ben scandite, pronunciate con voce sottile, i gesti quasi metallici e la sua presenza scenica delicata, sembra fatta di vetro, che esploderà nella danza ammaliatrice che segna il punto topico del racconto e la condurrà alla follia.
È un incontro di passioni maledette questo spettacolo. Sembra esserci una contraddizione di base tra le parole “passione” e “maledizione”. I più sono abituati a considerare la passione qualcosa di benevolo ma la storia e la vita ci hanno insegnato che dalle passioni più estreme sono scaturiti i più grandi gesti di efferatezza: l’uomo si nutre di passione e dalla passione non sa liberarsi, essa è giogo eterno della sua anima, fonte delle gioie più estasianti e al tempo stesso della distruzione più totale. Eterna dannazione. Il grande incantesimo del teatro è che esso è casa delle passioni universali e in esso gli stimoli percettivi possono arrivare da ogni luogo. Il palcoscenico è scatola aperta di possibilità.
Luca De Fusco gioca sullo spazio e utilizza ogni strumento a sua disposizione per far fruire il suo messaggio di bellezza. Le collocazioni sono quasi geometriche, tutto ha una sua forma. Lo spettacolo si apre su uno sfondo scuro con dei servitori che evocano la bellezza della principessa Salomè e discutono di quanto il re Erode ne sia ammaliato e non possa fare a meno di guardarla.
All’ingresso della principessa sulla scena tutto si riempie di luce. Essa appare candida ma subito mostra la sua forza incontrollabile e violenta, facendo richiesta di incontrare Iokanaan, il profeta che Erode nasconde nelle sue segrete, di cui sente silenziosamente il peso dell’autorità, e che annuncia presagi di morte e distruzione. La bella Salomè si innamora del profeta che invece la respinge e in lei vede solo il frutto del peccato, innescando in lei un meccanismo di vendetta e di desiderio di possesso.
La bellezza viaggia sempre al fianco del peccato e Salomè promette a Iokanaan: “Bacerò la tua bocca”. Interessante il gioco di luci durante il dialogo di Salomè e Iokanaan, lei illuminata di bianco, a simbolo del suo candore effimero e lui tinto di rosso, a testimonianza degli intenti diversi da cui sono mossi. Salomè è viaggio nelle passioni umane. Storia di amore  e di perdizione. Storia di follia. Storia della bellezza che cela sempre l’inganno. Salomè bacerà la bocca di Iokanaan e bacerà sé stessa, perché questa è una storia di passioni individuali e universali che si fondono, si scompongono e si ricongiungono per tornare sempre uguali a loro stesse.
È l’universalità della fragilità dell’uomo che si sente piccolo di fronte all’immensità dell’universo e alla grandezza di Dio, ma non può fare a meno di tentare di elevarsi e provare ad avvicinarsi all’eterno irraggiungibile che è suo desiderio e sua condanna, scrutando la bellezza, cercando di afferrarla a piene mani, carpendo i suoi segreti. Ma il confine tra bellezza e dannazione è labile e l’uomo non può non restare schiacciato.






Salomè
di Oscar Wilde
adattamento e regia Luca De Fusco
con Eros Pagni, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Luca Iervolino, Gianluca Musiu. Alessandra Pacifico Griffini, Giacinto Palmarini, Carlo Sciaccaluga, Paolo Serra, Enzo Turrin
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
disegno luci Gigi Saccomandi
musiche Ran Bagno
coreografie e aiuto regia Alessandra Panzavolta
installazioni video Alessandro Papa
foto di scena Fabio Donati
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Nazionale di Verona
lingua italiano
durata 1h 45'
Napoli, Teatro Mercadante, 2 novembre 2018
in scena dal 24 ottobre all'11 novembre 2018

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