“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”

Pier Paolo Pasolini

Sabato, 03 Novembre 2018 00:00

La sensualità musicale del “Don Giovanni”

Scritto da 

Kierkegaard definì il Don Giovanni di Mozart un “animale musicale” in cui il centro magnetico e la forza vitale risiedono non nella carne ma nella sensualità musicale. Egli non è persona bensì un carisma della musica, e non si può nemmeno intendere come processo di incarnazione in un corpo singolo in quanto l’intera opera è un corpo mistico musicale ottenuto attraverso la congiunzione ‘misteriosa’ di tutti i cantanti con lui, il Don Giovanni, che rappresenta la testa.

Un’intima appartenenza organica unisce ogni singolo cantante al centro emotivo/musicale di Don Giovanni, e attraverso questa crasi perfetta si giunge alla pienezza sonora e all’unità dello spirito musicale di questo copro mistico in cui lo spirito della musica è l’anima vivente e vivificante. È un’opera priva di sensualità carnale, ciò che scorre, anima e seduce è la musica, particolarmente ricca di sostanze eccitanti che giungono all’orecchio dell’ascoltatore suscitando golosità carnali.
In quanto entità incorporea, Don Giovanni non ha, quindi, un’identità sessuale e viene associato da Kierkegaard all’intelligenza demoniaca, ricca d’immaginazione perversa e dotata di una sviluppata sensibilità artistica.
Con lo spettacolo Don Giovanni secondo L'Orchestra di Piazza Vittorio, il Teatro Bellini ha inaugurato la sua stagione teatrale col vigore e le effusioni musicali di una rappresentazione che, prendendo formalmente le distanze da Mozart, nella sostanza riproduce l'euforia sfolgorante di una musica che nel contrasto e negli opposti raggiunge un'unità miracolosa.
Petra Magoni presta l’immagine androgina a un Don Giovanni privo di una sessualità univoca e definita, donandogli altresì un'anima musicale che è fatta di leggerezza diabolica e massimo ardore; egli è animato dall’esuberanza di una sonorità travolgente che lo fa esistere finché perdura la forza della musica, fonte di una sapienza sensuale.
Il repertorio è vastissimo e parla molte lingue diverse (francese, portoghese, italiano, forse arabo), i ritmi e i generi musicali si susseguono in evoluzioni sbalorditive (dalla lirica si arriva alla musica anni '20 passando per i languori dei ritmi sudamericani), e in questa variopinta modernità si riesce a intravedere sempre lo spettro di Mozart, la cui musica è stata definita altrettanto variegata: “La sua musica è barocca e insieme greca, classica e moderna, e comunque mai udita se non grazie a lui” (Pierre Jean Jouve).
La rappresentazione ha inizio con una visione onirica; attraverso un grande oblò sospeso, il pubblico viene edotto degli antefatti sotto forma di frammenti manga. Uno stupro e un omicidio sono l'inizio della fine, e l'uomo che cade nel vortice spiraliforme potrebbe essere la vittima ma anche la visione di un inferno che, bolgia più bolgia meno, spetta e aspetta l'assassino impenitente. Tutto ciò che viene dopo è musica che ha il potere di sedurre e divertire; ironia e colorata gaiezza vengono alimentate anche da stratagemmi − come quello di dare dei volti reali al noto catalogo del Don Giovanni con un susseguirsi febbrile di giovani e anziani, belli e brutti, femminili e maschili, accomunati da una mutria di lacrimevole risentimento; una carrellata di immagini che concreta l'esperienza dando corpo grottesco ai tradimenti e causando voluti effetti esilaranti − ma a dirigere le valvole cardiache di questa rappresentazione sono le intemperanze ritmiche di questo folcloristico e talentuoso corpo musicale multietnico. Acrobatiche pratiche vocali esaltano la spiritosità di un'opera contaminata dagli eccessi di uno spirito, libertino e scellerato, che si spinge con turbolenta gaiezza festaiola oltre i confini dell'autodistruzione.
A intervalli regolari i moniti del Commendatore giungono sospesi dallo spiraglio lunare che “tutto già sa”: “Di rider finirai pria dell'aurora!”; ma l'euforia non viene scalfita e riprende dopo ogni monito ultraterreno con maggior vigore di prima, così Don Giovanni si reca al giudizio finale al suono di musiche bandistiche di accompagnamento mostrando i segni di un'allegrezza non attenuata.
La rappresentazione termina con due bis finali sorprendenti che chiudono il dramma giocoso con un ritorno di Don Giovanni sulle note di Donna Summer; quello che emerge è che, al di là di quanto sia presumibilmente accaduto all'anima, questo corpo musicale prodigioso se ne va lasciando una scia lucente di gioia dietro di sé, e dentro di noi.

 




Don Giovanni di Mozart secondo L’Orchestra di Piazza Vittorio
da Don Giovanni
di
Wolfgang Amadeus Mozart
direzione artistica e regia Mario Tronco
regia Andrea Renzi
con Petra Magoni, Simona Boo, Hersi Matmuja, Mama Marjas, Evandro Dos Reis, Omar Lopez Valle, Houcine Ataa
pianoforte Leandro Piccioni
contrabbasso Pino Pecorelli
batteria Davide Savarese
chitarre Emanuele Bultrini
tastiere Andrea Pesce
elaborazioni musicali Mario Tronco, Leandro Piccioni, Pino Pecorelli
scene Barbara Bessi
costumi Ortensia de Francesco
luci Daniele Davino
direzione musicale Leandro Piccioni
foto di scena Paul Bourdrel
produzione originale Accademia Filarmonica Romana, Les nuits de Fourvière − Lione 2017
coproduzione
Fondazione Teatro di Napoli − Teatro Bellini, Accademia Filarmonica Romana, Les nuits de Fourvière − Lione
lingua italiano, francese, portoghese, arabo
durata 1h 20'
Napoli, Teatro Bellini, 28 ottobre 2018
in scena dal 19 al 30 ottobre 2018

Lascia un commento

Sostieni


Facebook