“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Lunedì, 15 Aprile 2013 08:39

Quinlan, sotto la superficie delle immagini

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L'infernale Quinlan è un film dai toni shakespeariani. Opera del genio di Orson Welles, fa breccia in quel genere tanto oscuro e affascinante che è il noir. Quarto potere (1941), giudicato il miglior film dell'epoca per la regia i dialoghi raffinati e la strodirnaria inventiva visiva, resta un fondamentale antecedente per l'influenza esercitata sul genere.

Ambientato in una città di confine sommersa dal gioco d'azzardo, dalla prostituzione e dallo smercio di stupefacenti, la storia de L'infernale Quinlan prende le mosse da un intreccio malsano di situazioni e vicende che malauguratamente si incontrano. Il film inizia con un'ampia panoramica che si conclude con l'esplosione di un auto. Nella sequenza si incrociano due storie: quella di una coppia in luna di miele (sono i protagonisti: Vargas, incorruttibile poliziotto messicano, e sua moglie Susan), e la folle corsa di un'auto, in cui è stata messa una bomba, per le strade della città. Quando i due protagonisti si baciano la camera stacca e riprende l'auto che esplode. Da questo momento in poi si scatena una miriade di colpi di scena e fa il suo ingresso nella storia Hank Quinlan.
Quinlan, interpretato magistralmente da Orson Welles, è l'incarnazione stessa della corruzione. Collabora di malavoglia con Vargas ritenendolo inferiore perchè messicano; i suoi metodi sono discutibili se non illeciti; picchia Sanchez, l'uomo accusato dell'omicidio, che coltiva una relazione con la figlia del morto. Ma non si ferma qui: per incriminarlo arriva 'a sistemare della dinamite' nel bagno dell'appartamento dove i due giovani si incontrano. Ma ciò che più colpisce è l'aspetto di Quinlan; la sua sagoma e il suo volto sono preparati minuziosamente. Al di là dell'incredibile intreccio e del vorticoso avvicendarsi degli eventi, oltre i cliché di genere, sembra quasi che il film debba trovare nel suo protagonista oscuro la sua storia e il suo fine. Il volto sheakespeariano di Welles giunge così all'acme. In questa figura infatti combina alcuni temi ricorrenti del genere con l'imperante necessità del drammaturgo inglese di scorgere un'altra verità nella cose terrene. Inoltre egli dà un volto al male e può così ingaggiare l'eterna lotta fra i due principi attraverso le loro incarnazioni umane.
Charlton Heston, che dopo Mosè si doveva prestare bene ad entrare nella memoria del pubblico anche in questo ruolo, ribalta anche socialmente e politicamente la visione di un mondo occidentale allora dominato dalla superpotenza statunitense. Non è un caso se Welles sarà continuamente osteggiato nella produzione dei suoi film, dal suo primo lavoro che riscuoterà notevole successo e verrà considerato un capolavoro, che William Randolph Hearst cercherà di sabotare in ogni modo, agli altri che monterà spezzone per spezzone. Molto probabilmente Welles era uno dei pochi attori e registi che oltra a fare degli ottimi lavori teatrali e cinematografici, riusciva anche ad imprimere negli stessi una forte impronta critica nei confronti della realtà che lo circondava: cosa che lo metteva contro gli interessi dei magnati e dei produttori non solo di Hollywood e degli Stati Uniti.
Ma la corruzione non riguarda solo Quinlan e il procuratore distrettuale Adair. A questa storia Welles ne associa un'altra, quella del boss Joe Grandes che cerca di ricattare Vargas attraverso la moglie, per non farlo deporre contro il fratello. Per far ciò decide di far aggredire da dei giovinastri dediti ad alcol e droghe la moglie di Vargas che si trova in un motel.
Le due storie si ricongiungono quando Vargas accusa Quinlan di produrre prove false e di volerlo mandare in galera. Allora Grandes cerca di legare con Quinlan per far fuori Vargas, ma l'incontro è fatale. Completamente ubriaco, Quinlan ammazza il boss cercando di far ricadere la colpa su Vargas e la moglie. A questo punto commette un errore che lo condanna. Dimentica il bastone con cui è solito accompagnarsi perché claudicante nella camera dell'albergo dove ha ammazzato Grandes. Insomma, come nei migliori noir c'è un'azione dietro l'altra e il movimento filmico va avanti per antitesi. Ma come già detto oltre alla storia narrativa c'è dell'altro; bisogna grattare la superficie per vedere cosa ha celato dietro lo specchio delle immagini Orson Welles.

 

 

Retrovisioni
Touch of evil (L'infernale Quinlan)
regia
Orson Welles
con Orson Welles, Charlton Heston, Janet Leigh, Akim Tamiroff, Marlene Dietrich
produzione Universal Pictures
paese Stati Uniti
lingua originale inglese
colore b/n
anno
1958
durata 122 min.

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