“Noi siamo ciò su cui manteniamo il silenzio”.

Sándor Márai

Sabato, 19 Maggio 2018 00:00

Se l'equivoco è la commedia

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Bitonto ad aprile vive una settimana di fervore shakespeariano. La compagnia Fatti d’Arte organizza ormai da anni – sei per la precisione – una manifestazione che si distende sul territorio cittadino, lo permea e gli infonde l’entusiasmo genuino di chi coltiva una passione autentica, in primo luogo per il teatro e, attraverso il teatro, si dedica a un modo per fare comunità.

Per sette giorni nelle strade di Bitonto si sono susseguiti eventi performativi e incursioni teatrali, portati finanche nei vagoni della ferrovia locale; a ciò si sono aggiunti incontri letterari, videoinstallazioni e momenti laboratoriali, all’esito di uno dei quali assistiamo prima di entrare a teatro per confrontarci con La commedia degli equivoci inscenata con libera rivisitazione dalla stessa compagnia bitontina.
Libera ma sostanzialmente fedele alla struttura originaria del classico giovanile shakespeariano (a sua volta calco dei Menecmi di Plauto, rispetto al quale il Bardo raddoppia le coppie gemellari alla base degli equivoci e degli scambi di persona), col titolo che vede slittare gli errori in equivoci e con la messa in scena che sceglie di provare ad adottare una sua personale chiave di rilettura.
Tentativo più che legittimo – ci mancherebbe – che però nella fattispecie finisce per cozzare contro una serqua di limiti nella sua realizzazione che vanno così a mortificare l’esperimento, pur dovendo riconoscerne l’ingente impegno profuso. Perché in scena la compagnia mostra di aver a lungo lavorato a questo progetto e, più che un difetto d’abnegazione, quella che traspare è una inadeguatezza del rapporto che si è tentato di instaurare con l’opera.
Se la struttura canonica del dettato tradizionale viene sostanzialmente rispettata, di contro la cifra espressiva attraverso la quale si prova a interpretare questa Commedia degli equivoci è quella di un espressionismo caricato e bizzarro che punta sull’esasperazione dei toni caricaturali, rimarcati dai colori sgargianti dei costumi (dei quali spicca, c’è da dire, l’accuratezza con cui sono stati realizzati, seppure sfugga una connotazione identitaria e cronologica ben precisa a cui riferirli). Si mira a una ricostruzione del testo shakespeariano che ne faccia risaltare con la maggior forza espressiva possibile tutta la carica comica insita nell’intreccio. Affinché ciò si realizzi, ci si affida ad una ipertrofia gestuale e verbale, a un uso del sovratono esasperato e senza variazioni e a tentativi di innervare sulla partitura originaria elementi comici pure di lana grossa, che non si peritano di scadere anche in grevi variazioni sul tema di tipo scatologico.
La struttura scenica è minimale, costituita da pedane metalliche di differente altezza (sulle quali si proiettano illuminazioni dalle cromie cangianti), le quali pure lascerebbero in abbrivio intuire una valenza simbolica che, nel corso della rappresentazione non troverà poi riscontro effettivo, se non nell’inversione finale delle posizioni fra il Duca e Egeone; lo sviluppo del plot avviene in una sostanziale frontalità, con qualche inserto coreografico che pure non riesce a trovare pregnanza di senso nell’economia complessiva della commedia.
L’impressione complessiva è quella di una semplificazione in esubero, per cui nel tentativo di attualizzazione dell’opera, si prova a declinarla in un lessico – fatto di parole e segni – di impatto immediato, che tenta la carta di una comicità ammiccante, la cui resa performativa, peraltro, appare muoversi lungo il bilico incerto di una recitazione tra lo scolastico e l’amatoriale.
Resta pertanto la sensazione di essere davanti a un lavoro non capace di convincere, per quanto lodevole nell’impegno e nello sforzo prodotto.
Alla luce di quanto sinora annotato, questa Commedia degli equivoci di Fatti d’Arte potrebbe apparire come un esperimento fallito, eppure, tra le pieghe di quanto veduto, possono riscontrarsi elementi significativi su cui ragionare in positivo. In casi – peraltro rari – come questo può essere lecito che ci si interroghi sull’opportunità o meno di esprimere per iscritto una valutazione critica e severa – ancorché rispettosa – di ciò a cui si è assistito, col rischio di dare l’impressione di commettere un cinico esercizio di crudeltà gratuita; oppure se invece, proprio in nome del rispetto che si deve al lavoro profuso, sia giusto restituire uno sguardo che non indulga né edulcori, proprio al fine di stimolare una riflessione su quanto fatto e sulla eventualità di provare a rifarlo differentemente.
Pertanto non si può non sottolineare che quest’opera di rivisitazione, benché manchevole, avviene in un clima fattivo che cerca di diffondere sul territorio un’idea del fare arte che, assumendo consapevolezza della propria perfettibilità e potendosi anche permettere di incorrere in errori da correggere, potrebbe anche intraprendere un processo di graduale crescita. In tal senso, il fatto di cercare anche il confronto con sguardi esterni e non necessariamente proclivi mi sembra vada proprio nella direzione di una ricerca da parte della compagnia di spunti volti a migliorarsi.
Ed è sulla scorta di quest’ultima considerazione che si viene via da Bitonto pensando che ciò a cui si è assistito possa essere prodromo a qualcosa di migliore. Più che La commedia degli equivoci, l'equivoco di un'dea da perfezionare.

 

 



www.shakespeare6
La commedia degli equivoci
da La commedia degli errori
di William Shakespeare
direzione artistica e regia Raffaele Romita
con Nicola Cosimo Napoli, Savino Somma, Mariantonia Capriglione, Liliana Tangorra, Arcangelo Grumo, Luigi Di Schiena, Francesco Cotugno
costumi e scenografie Franco Calmorea
organizzazione teatrale e interpretazione Liliana Tangorra
aiuto regia e interpretazione Mariantonia Capriglione
videomaker Francesco Moretti
direzione marketing Rosa Scolamacchia
produzione Fatti d’Arte
lingua italiano
durata 1h 10’
Bitonto (BA), Teatro Comunale Tommaso Traetta,20 aprile 2018
in scena dal 20 al 22 aprile 2018

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