“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Sabato, 03 Marzo 2018 00:00

La follia e il tentativo di restare umani

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Perché Rodion Romanovič Raskol’nikov ha ucciso la vecchia usuraia, sua proprietaria di casa? Perché era povero e indebitato con lei e vedeva in quest'omicidio la sua unica via di fuga? Era questa la vera soluzione a tutto o avrebbe potuto agire diversamente, magari fuggire, abbandonare l’appartamento, far perdere ogni traccia di sé, in ogni caso evitare di sporcarsi le mani?

Non c’è risposta alle scelte drammatiche raccontate nel capolavoro di Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo: uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi. Non vi è soluzione concreta, nessuna spiegazione convincente circa la scelta di uccidere, di smettere di essere una persona onesta, diventare ignobile ed è qui che il lettore del romanzo russo prima − e lo spettatore dell’adattamento teatrale di Sergio Rubini poi − è chiamato a riflettere, trovare una chiave, una qualsiasi, anche se fosse una chiave corrosa dalla ruggine, che si frantumerà non appena la porta della presunta verità si aprirà.
Per tutti gli amanti della letteratura e del teatro allo stato puro Delitto / Castigo è un appuntamento imperdibile. Siamo davanti a un classico d’altri tempi che a distanza di più di centotrenta anni dalla pubblicazione di Dostoevskij gode ancora di una luce propria  e abbagliante: una potenza sociale, culturale e umana che ben si colloca nei nostri anni, nei dubbi di tutti i giorni e nelle notizie drammatiche che apprendiamo continuamente alla radio o da internet.
Omicidi, suicidi, atti di violenza: è di questi giorni, ad esempio, la notizia di un uomo che ha ferito gravemente sua moglie (dalla quale stava per separarsi) per poi barricarsi in casa con le figlie, che ha ucciso poche ore dopo, per poi togliersi la vita lui stesso. L’episodio avvenuto a Latina è davvero sconcertante, devasta l’animo di chi prova a mettersi nei panni di tutti, anche di Caino che − non riuscendo a tollerare il peso della vita ovvero la fine di ciò che nella sua mente si configurava come perfetto, imprescindibile e necessario − decide di realizzare una strage. La morte di tutti i propri cari e poi la propria viene quindi vissuta come l'unica via di fuga dal dolore. Ancora una volta l’umanità ha perso, la follia e l’egoismo hanno trionfato su tutto stendendo non un velo di pietà ma un panno insanguinato su ogni cosa. E pensandoci che torno al protagonista di Delitto / Castigo, Rodion: nel corso della pièce è proprio lui a rivelare i motivi dell’omicidio commesso: “Ho ucciso me stesso, non quella donna” dichiara a un certo punto. Cosa è accaduto nella mente del protagonista? Chi era il reale antagonista da eliminare?
Da queste poche parole si potrebbe intuire che il suo vero nemico non fosse l’anziana proprietaria ma la sua stessa immagine riflessa allo specchio. Se stesso, le sue paure, le sue fragilità psichiche, il suo senso di inadattamento alla società, la sua voglia di vivere senza pesare su nessuno e la sua incapacità di riuscirci davvero. Ecco che l’omicidio diventa l’unica soluzione alla vita: e se, invece, la soluzione alla vita e alle sue sofferenze fosse stata l’amore?
Delitto e castigo è per questo e altri motivi un romanzo eterno, la storia di una presa di coscienza lucida e annebbiata allo stesso tempo. Chiarissima e di grande intelligenza è la regia di Sergio Rubini che tra l’altro mette in campo una magistrale (nonché naturale) prova d’attore. Il palco è la sua casa: Rubini si muove, si trasforma, cambia posto, ruolo, sesso e voce ma rimane sempre perfettamente a suo agio. Una delle migliori performance teatrali che ho mai visto. Di grande impatto sono anche la sceneggiatura, firmata dallo stesso Rubini e Carla Cavalluzzi e che si mantiene fedele al testo originale, e la scenografia: estremamente convincente e visionaria, è stata curata da Gregorio Botta.
In un’intervista rilasciata in questi giorni a Stefano Prestisimone (Il Mattino) leggo come Delitto e Castigo sia un tarlo per l’attore e regista pugliese, che aveva già portato in scena nel 2014 un rimaneggiamento dell’opera in forma di reading a due voci. Di quel primo esperimento rimane l’idea, molto convincente, della lettura: gli attori principali infatti − Rubini (che interpreta non solo il narratore, in terza persona, ma anche l’anziana uccisa o la madre dello studente) e Lo Cascio − hanno sempre con loro un testo dal quale leggono le loro battute. Come spiegare questa scelta? Il legame con la letteratura è chiarissimo, l’intenzione è quella di avere sempre in mente l'opera originale dell’autore russo. Così l’intera messa in scena appare come una vera e propria narrazione che, all’idea del reading, aggiunge la rappresentazione hic et nunc di azioni e pensieri.
Ho accennato alla scenografia di Botta ed è giusto il caso di approfondirne la descrizione dal momento che è di grandissimo supporto per la buona riuscita dello spettacolo. Gli oggetti in scena sono giusti: un tavolino al lato del palco che diventa una bettola, un letto singolo al lato opposto che si trasforma nella stanza del protagonista, una serie di cappotti e soprabiti che scendono giù dal soffitto legati a delle corde che rappresentano tanto i personaggi umani con i quali gli attori in alcuni momenti hanno a che fare, quanto l’incarnazione dei pensieri. Altro aspetto scenico molto interessante è la presenza visibile sul fondo del palco del fonico a cui viene affidata la riproduzione live degli effetti: mazzo di chiavi, campanelli, l'accetta con la quale lo studente uccide l’anziana donna e sua sorella; questa scelta viene probabilmente fatta per avvicinarsi il più possibile alla cura dei dettagli e alla descrizione dei suoni presenti nell’opera di Dostoevskij.
La durata complessiva dell’opera è di un’ora e quarantacinque minuti: probabilmente è questo l’unico aspetto discutibile, seppur comprensibile, della pièce: in alcuni momenti lo spettacolo appare infatti lento, quasi snervante, ma d’altronde lenta e snervante è la mente umana che vive costantemente in bilico tra i conati di follia ed egoismo e i tentativi di restare umana.

 

La mente è tutto.
Ciò che tu pensi, tu diventi.
(Buddha)

 

 

Delitto / Castigo
adattamento teatrale Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi
con Francesco Bonomo, Federica Pasquini
e con G.U.P. Alcaro
regia Sergio Rubini
con Luigi Lo Cascio, Sergio Rubini
voci Federico Benvenuto, Simone Borrelli, Edoardo Coen, Alessandro Minati
scene Gregorio Botta
progetto sonoro G. U. P. Alcaro
luci Luca Barbati
costumi Antonella D'Orsi
musiche Giuseppe Vadalà
aiuto regista Gisella Gobbi
produzione Nuovo Teatro
in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana
paese Italia
lingua italiano 
durata 1h 45'
Napoli, Teatro Bellini, 20 febbraio 2018
in scena dal 20 al 25 febbraio 2018

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