“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Martedì, 02 Gennaio 2018 00:00

“VANGELO#2”: il sodalizio tra Sieni, Cuticchio e Palermo

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L’arte del gesto di Virgilio Sieni è una lezione sul movimento, che si configura come “esperienza della vicinanza” tra i copri dei danzatori, alla ricerca della “risonanza” che permette, appunto, al gesto di liberarsi e riverberare. L’Opera dei pupi di Mimmo Cuticchio è di antica tradizione: una forma d’arte la cui natura è rimasta immutata nel tempo e che, insieme alla danza, più risente delle “risonanze” interne al suo esecutore. Da qualche tempo, a Palermo, L’arte del gesto ha trovato nell’Opera dei pupi una compagna muta, ma non silenziosa: Virgilio Sieni lavora con uomini e pupi e, al suo fianco, il maestro Mimmo Cuticchio lavora con pupi e uomini.

Il loro incontro ha portato lo scorso inverno alla messa in scena di Vangelo, un programma di performance nel centro storico di Palermo che ha coinvolto tutta la città investendo lo spazio degli oratori seicenteschi (per la prima volta aperti allo spettacolo dal vivo) e un gran numero di cittadini nel contesto di laboratori sul movimento. Quest’anno la collaborazione tra Sieni, Cuticchio e la città di Palermo diventa sodalizio e la seconda versione di Vangelo è andata in scena dal 30 novembre al 3 dicembre dislocata su una mappa di sei luoghi fortemente evocativi: la ditta Tessuti Parlato, Palazzo Abatellis, la Chiesa di San Giorgio dei Genovesi, l’Oratorio di Santa Cita e quello del SS. Rosario decorati dal Serpotta, e lo Spazio Tre Navate, un enorme padiglione industriale, ex officine Ducrot, recuperato nel complesso dei Cantieri Culturali della Zisa.
Se ora chi legge guardasse una mappa di Palermo scoprirebbe che tra questi luoghi nessuno è strettamente uno spazio scenico. Ma la caratteristica che li accomuna è la presenza della risonanza: il riverbero del passato, della storia che influenza l’oggi. Cuticchio e Sieni hanno messo in atto l’hic et nunc dell’esperienza scenica in spazi carichi di storia, quasi a voler recuperare il tempo, a volerlo fare proprio. L’assenza di regole che determinano lo spazio scenico dà allo spettatore la possibilità di mettersi in ascolto dell’ambiente circostante e lo invita all’osservazione spontanea e disordinata degli accadimenti, come se questi avvenissero nel momento in cui li vede.
Su questo hanno lavorato i due maestri nell’ambito del laboratorio rivolto ai performer svoltosi tra ottobre e novembre volto a instaurare una relazione tra danzatore e marionetta: la richiesta più esplicita che Sieni ha fatto agli artisti coinvolti è stata di “fare accadere” l’azione coreografica. Negli Esodi, che costituiscono uno spettacolo itinerante in tre parti, dalla Chiesa di San Giorgio agli oratori, i gruppi di interpreti sono intenti in fughe lentissime nella semioscurità. l’Esodo, che era appunto il tema del laboratorio, doveva essere già iniziato molto tempo prima della sua comparsa sulla scena, e chi vi avesse assistito doveva percepire che quella carovana di uomini e pupi fosse in viaggio da sempre, l’avrebbe dovuta cogliere durante il viaggio.
Ma per rendere credibile questo bisogna prima di tutto crederci: in quest’ottica l’allenamento giornaliero del laboratorio è stato finalizzato per i performer a rendersi consapevoli del proprio corpo, del processo di causa-effetto rispetto all’esterno, a liberare il movimento incastrato nell’abitudine. Abituarsi ogni giorno a cose nuove è il primo passo per mettere in comunicazione il centro del corpo danzante con il centro della marionetta. Quest’ultima ha infatti una qualità di movimento insuperabile dall’interprete: la marionetta “accade”, ogni suo gesto è la causa di un effetto esterno a essa, eppure è capace di assumere espressioni e sembianze infinitamente varie e, soprattutto, di influenzare il suo artefice. La marionetta vive di una connessione con la gravità molto più intima e dipendente che quella dell’uomo. Per questo il baricentro del corpo di legno stabilisce l’equilibrio, non solo proprio, ma della coppia pupo/puparo. Appurata questa interdipendenza, il “gesto” del danzatore è libero, casuale, vero, eterno. Attori e pupi si scambiano l’anima, vivono di una realtà comune che fa dell’esodo una fuga drammatica, eppure tenue: gli uomini cedono delicatamente alla gravità e trovano nel tocco dell’altro il modo di rialzarsi, come tirati da fili invisibili, insieme ai pupi che, incredibilmente, sembrano guidarli.
Noi, spettatori di queste azioni coreografiche, siamo testimoni di un’antica alchimia recuperata da Sieni e Cuticchio come una possibilità: Vangelo è quindi una possibilità incarnata.
In Atlante, lo spettacolo che vede insieme sulla scena il puparo, Mimmo Cuticchio, e il danzatore, Virgilio Sieni, la nuova possibilità è offerta dall’inedito trovarsi “scoperto” del puparo: Cuticchio è in piedi di fronte a noi e senza segreti dà voce a tutti i personaggi che manovra, reagendo in maniera esplicita allo sviluppo degli accadimenti che lui stesso sta tessendo nella trama. Virgilio Sieni è un danzatore senza ruolo se non quello di ricettore: è come una marionetta anche lui che, senza fili, si fa muovere da una forza superiore, investendo fisicamente la scena e modificandone le dinamiche. Insieme, tutte le presenze della scena, trovano un equilibrio al quale noi stessi aspiriamo perché il linguaggio Sieni/Cuticchio è esplicito, elementare, terreno, molto vicino alla casualità della nostra vita.
Il programma fittissimo di Vangelo ha proposto, insieme agli Esodi, interpretati dagli attori e danzatori del percorso laboratoriale, anche la Trilogia della sosta, che vede come interpreti cittadini e performer e il progetto Dialoghi che attiva un punto d’incontro negli spazi della Ditta Salvatore Parlato in cui sono state proposte lezioni sul gesto, un’istallazione di Virgilio Sieni e un ciclo d’incontri sui temi della città quale luogo d’accoglienza e di creazione.

 


VANGELO#2
progetto di Virgilio Sieni
in collaborzione con Mimmo Cuticchio
realizzato da Virgilio Sieni, Centro nazionale di produzione sui linguaggi del corpo e della danza, Associazione Figli d’Arte Cuticchio
collaborazione artistica Giulia Mureddu
interpreti delle azioni coreografiche Virgilio Sieni, Mimmo Cuticchio, Giulia Mureddu, Gianluca Bottoni, Federica D’Amore, Maria Teresa De Sanctis, Letizia Roberta Gennaro, Edoardo Monteforte, Angela Moscato, Tommaso Mirabella, Giulia Navarra, Sebastiano Sicurezza, Lucia Zimmardi, Federica Blandino, Amalia Francesca Borsellino, Gioacchino Cappelli, Valeria Grasso, Pierre Jacquemin, Ambra Maniscalco, Simona Martelli, Costanza Minafra, Simona Miraglia, Roberta Rotante, Giorgia Sunseri, Chiara Buzzone, Erika Cipolla, Mariagiulia Colace, Silvia Di Giovanna, Salvatore Galati, Evelina Lo Pilato, Nunzia Lo Presti, Marcello Manzella, Daniela Megna, Lucrezia Orlando, Stefania Spanò, Salvatrice Cordaro, Lara Cuppari, Silvia Di Blasi, Tatiana Giannilivigni, Ariadne Mikou, Alessandra Mulè, Giuseppa Scalici, Adriana Rigano, Livia Andolina, Gaetana Bartolomei, Lucia Corsaro, Alessandra De Caro, Donatella Di Benedetto, Claudia Di Gangi, Olga Hoffmann, Giuseppe La Licata, Antonio Lo Cicero, Andrea Orestano, Loredana Pizzuto, Giuseppina Pecoraino, Anna Maria Salerno, Federica Aloisio, Tommaso Gioietta, Renata Hausmann, Arianna Oddo, Paola Roccoli, Viviana Sanfilippo, Maria Tumminia
musica Giovanni Damiani
collaborazione al progetto Matteo Bavera, Vito Di Bernardi, Paola Nicita
assistenti Federica Marullo, Federica Aloisio, Tania Giordano
elementi di scena Giorgia Alessandria, Anita Balsamo
foto di scena Alessandro D'Amico
produzione Daniela Giuliano
direttore di produzione Giovanna La Barbera
Palermo, dal 30 novembre al 3 dicembre 2017

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