“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Lunedì, 27 Novembre 2017 00:00

Onestà è libertà

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Alla sinistra e alla destra dell’assito del Teatro Nest vi sono due (metaforiche) gabbie di metallo forato, una aperta sul lato anteriore e posteriore, mentre l’altra ha una seconda uscita su un retrobottega: sono gli ambienti in cui vivono i due protagonisti Tonino, laureato in filosofia che per vivere eredita la portineria del padre, e Peppino che gestisce la tipografia di famiglia, ma senza successo perché è sommerso dai debiti.

Si trovano già in scena all’ingresso del pubblico mentre sono intenti alle loro quotidiane attività, Tonino alle prese con il suo computer portatile perché sta scrivendo un “romanzo di introspezione psicologica”, come tenterà di spiegare a tutti quelli che pensano che stia scrivendo un giallo, Peppino anche lui davanti ad un computer concentrato nel suo lavoro. L’avvio allo spettacolo è dato dalla comparsa della ragazza delle pulizie dal fondo della sala che indirettamente presenta il personaggio cardine che darà l’avvio alla vicenda, il famigerato ragionier Casoria che nel film La banda degli onesti era solo nominato come abile trafficante sul filo della legalità, amministratore del condominio del palazzo in cui lavora Tonino. Accanto a questa triade ruotano i due personaggi femminili, la moglie del filosofo-portiere e la sorella di Peppino, fidanzata con il fratello di Tonino, finanziere appena tornato a Napoli da Milano. Il ragionier Casoria proporrà all’onesto Tonino di stampare denaro falso ricordandogli che la moglie è troppo affascinante per rimanere accanto a un fallito come lui, in più su di loro pende uno sfratto e la perdita del suo lavoro.
Tonino coinvolge Peppino non senza essersi angosciato per la perdita dell’onestà per ciò che si sta accingendo a compiere accettando questo “affare”. I punti di contatto con il film citato sono molti, ma la scrittura del copione di Giuseppe Miale di Mauro e di Diego De Silva segue un percorso che si allontana verso una serie di gag e battute del tutto originali e un finale completamente diverso, didascalico, edificante che si risolve coerentemente con il contesto.  Alcuni personaggi sono del tutto nuovi, come Don Mimmuccio interpretato da Ernesto Mahieux nel ruolo del boss del quartiere a cui nulla sfugge, mellifluo, repellente, tratteggiato in poche scene che gli danno grande risalto in un ruolo che gli risulta ormai congeniale. I ruoli femminili sono sopra le righe, esagerati, nervosi per mettere ancora di più in risalto la scelta sofferta dei loro congiunti di essere onesti fino in fondo. Una menzione particolare a Francesco Di Leva nel ruolo del ragionier Casoria: ha creato un personaggio strepitoso fin dall’apparire sulla scena, con la sua andatura tracotante, gli occhiali da sole, la camicia che tira sulla pancia prominente, i capelli lunghi e sudaticci, e con l’accento afragolese che da solo strappa risate e applausi del pubblico numeroso. Il suo personaggio fa dell’ironia spicciola, ma saggia, è l’uomo concreto, apparente risolutore di problemi che nasconde i suoi veri obiettivi dietro la borsa di pelle che dovrebbe dargli l’apparenza della persona perbene, del ragioniere come status, invece, alla fine dello spettacolo, getta cinicamente la sua maschera rivelandosi per quello che è, un malamente. Insolito vederlo in ruolo comico, seppure sempre inserito nel filone camorristico, si spera vederlo ancora in ruoli simili che mettano in risalto questa sua inusitata dote.
Lo spettacolo ha debuttato lo scorso giugno al Napoli Teatro Festival con andando in scena nel cortile della “46” del Rione Villa di San Giovanni a Teduccio, nell’ambito del progetto “Anfiteatro urbano di periferia”, riscuotendo un successo che lo sta accompagnando anche in tournée. Come avrebbe detto Totò: ”Nulla a pretendere!”.

 






Gli onesti della banda
liberamente tratto da La banda degli onesti
di
Age e Scarpelli
riscrittura
Diego De Silva, Giuseppe Miale Di Mauro
regia Giuseppe Miale Di Mauro
con Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Irene Grasso, Adriano Pantaleo, Luana Pantaleo
con la partecipazione di Ernesto Mahieux
e con i ragazzi del laboratorio #Giovani’ONest
scene Luigi Ferrigno
costumi Giovanna Napolitano
luci Luigi Biondi, Giuseppe Di Lorenzo
musiche originali Mariano Bellopede
organizzazione Carla Borrelli
segreteria organizzativa Valeria Zinno
grafica e foto di scena Carmine Luino
cura del movimento Anna Carla Broegg
produzione Nest − Napoli est teatro
in collaborazione con Casa del Contemporaneo
lingua italiano, napoletano
durata 1h 30’
Napoli, Nest − Napoli est Teatro, 23 novembre 2017
in scena dal 23 al 26 novembre 2017

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