"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Venerdì, 03 Novembre 2017 00:00

Il verde non è speranza nel mondo delle serve

Scritto da 

La scenografia di Le serve di Genet al Teatro Nuovo è la stanza da letto della Signora, con le pareti poste obliquamente che sembrano accompagnare lo sguardo dello spettatore verso l’apice di questo triangolo poggiato orizzontalmente: uno specchio alto quanto le pareti. Sul lato sinistro su un piccolo piedistallo si trova il letto, con un telefono su un tavolino accanto ed una grande finestra. Sulla parete a destra una toilette e un armadio con le ante alte quanto lo specchio.

È un profluvio di verde in tutte le sfumature, dalle sedie al copriletto, alle grucce appendiabiti, al portagioie, alle luci che scivolano sulle pareti dove due immagini di donna campeggiano in gigantografia. Quel colore uniforma e riempie la scena come a suggerire il gioco d’immagini riflesse dal grande specchio a quello della toilette che, leggermente inclinato, permette alla platea di vedere il viso di chi si siede innanzi.
Immagini reali, riflesse e dipinte. Apparenza e realtà, il gioco del teatro dove tutto è vero e tutto allo stesso tempo è falso.
Claire e Solange sono due sorelle al servizio di Madame, mantenuta di alto bordo, che amano e odiano al contempo, consapevoli che senza questo rapporto di dipendenza la loro vita è nulla, finita, insulsa. Le due donne, in assenza della Signora, interpretano a turno il ruolo della padrona e di una di loro ripetendone i gesti e i dialoghi, in una perfetta riproduzione della realtà che deve terminare con la morte della Signora. Il letto diventa un piccolo palcoscenico su cui le due donne salgono e scendono recitando la loro tragedia sociale ed esistenziale. Una sveglia dovrà interrompere la rappresentazione per permettere loro di rimettere tutto in ordine prima dell’arrivo di Madame.
Il testo di Genet prevede che fino al suono della sveglia il pubblico intenda che sulla scena sembrino esattamente una serva offesa e sfruttata e la sua padrona, resa arrogante dal denaro e caritatevole per senso di colpa. Da questo istante il ruolo delle due serve si svela e s’intreccia di nuovo: hanno denunciato l’amante della Signora con delle lettere anonime e dopo si libereranno anche di lei per ereditare e sovvertire il loro destino. Il Signore, però, viene rilasciato per mancanza di prove e di fronte al fallimento del loro piano, le due donne tentano fino all’ultimo di uccidere la Madame al suo ritorno, ma tra esitazioni, dubbi e tensioni, solo la più fragile si offrirà in sacrificio per permettere alla sorella di recitare il ruolo salvifico che può portare fino in fondo, perché la loro è una “cerimonia” − come viene detto più volte − non una semplice finzione, scandita dal rintocco dell’orologio.
Il regista Giovanni Anfuso ha definito questo testo “una narrazione allegorica dall’andamento onirico e visionario, ricca di nere suggestioni” e l’interpretazione della Bonaiuto e della Mandracchia segue per una buona parte iniziale lo spaesamento che deriva dal lasciare il ruolo della serva impersonando colei che entrambe odiano e amano impregnando loro stesse dell’identica dinamica come riflesse in uno specchio.
Genet scrive in Come recitare Le serve: ”Furtivo. È il vocabolo che si impone per primo. Il modo di recitare delle due attrici impersonanti le due serve deve essere furtivo”, questo lo si coglie in parte nella direzione data alla pièce, senza alterarne la struttura o la drammaticità. Per il ruolo della Signora, invece, Genet suggeriva: ”Non va spinta nell’eccesso della caricatura. Non sa fino a che punto sia sciocca, fino a che punto stia recitando una parte…”, invece Vanessa Gravina − forse suggerita − ha spinto proprio sulla caricatura, sull’intonazione insistitamente boriosa o altrove stucchevole, sicuramente in pieno odore di falsità, dimentica però di avere un ruolo che è anche realtà.
In conclusione si è assistito a una messa in scena sicuramente realizzata ad arte, forse troppo artefatta, con note stonate nel ruolo della Madame e in sincrono tra Claire e Solange, ma l’impressione generale non convince fino in fondo: come non convince qualcosa che poteva essere e non è stato.

 




Le serve
di
Jean Genet
traduzione Gioia Costa
regia Giovanni Anfuso
con Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia, Vanessa Gravina
scene Alessandro Chiti
costumi Lucia Mariani
musiche Paolo Daniele
produzione Teatro e Società, Teatro Biondo di Palermo, Teatro Stabile di Catania
lingua italiano
durata 1h 30’
Napoli, Teatro Nuovo, 25 ottobre2017
in scena dal 25 al 29 ottobre 2017

Lascia un commento

Sostieni


Facebook