“Tutti noi riusciamo a vivere solo perché, a un certo punto, ci rifugiamo in una menzogna, una qualsiasi. Lui invece non si è mai rifugiato in un asilo che potesse proteggerlo: è assolutamente incapace di mentire, come è incapace di ubriacarsi. Franz è senza il minimo rifugio, senza un ricovero, perciò è esposto a tutte le cose dalle quali noi siamo al riparo. È un individuo nudo tra individui vestiti”.

Milena su Franz Kafka

Sabato, 29 Luglio 2017 00:00

"Prometeo", o della lotta contro il Potere

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A prescindere dallo spettacolo, costituisce già un’occasione di bellezza lo scenario serale del Teatro Grande degli Scavi di Pompei che ospita la rappresentazione della tragedia di Eschilo, Prometeo. Si tratta di un testo che assume un valore eminentemente lirico, mentre drammaturgicamente è molto statico e rappresenta dunque una sfida non facile per la messa in scena, che in questo caso tuttavia si inseriva nella meravigliosa cornice degli scavi romani. Invece il rifiuto dell’ambientazione classica appare già nella scenografia, che  presenta un quadro spoglio e semplice, per quanto pesante, che rinuncia allo sfondo delle mura antiche, coprendole con un macchinario teatrale.

Il dramma comincia con un forte vento, seguito da un canto greco che accompagna gli attori che, con cappotti e valigie in mano quasi fossero emigranti o esuli, entrano nella scena dove sono ammonticchiate delle sedie a ridosso di una pedana sollevata, posta sul fondo, lunga e pesante, chiusa da una sorta di muro fatto di lamiera, suggerendo un desolato paesaggio post-industriale. Quindi parte la musica registrata di un pianoforte che insisterà per tutto lo spettacolo su melodie in tono minore, mentre uno degli esuli in scena apre la valigetta e ne estrae una fisarmonica. Il protagonista del dramma, Prometeo, compare solo dopo in scena, quando quelle lamiere vengono fatte scorrere e si apre, al centro della pedana, una sorta di grotta illuminata dall’interno dove il dio è incatenato su una sedia, e così resterà per tutto lo spettacolo.
La regia privilegia una connotazione decisamente politica del Prometeo incatenato, del resto centrale nel testo di Eschilo, che sviluppa l’azione, o più precisamente i discorsi dei personaggi (visto che manca un vero sviluppo di una trama), in quel passaggio di potere in cui Zeus ha spodestato le vecchie divinità, ascendendo alle vette dell’Olimpo come un nuovo tiranno.
“Chi governa è sempre spietato”: il richiamo moderno alle rivoluzioni, e alle involuzioni rivoluzionarie, all’eterna lotta per il potere, alla distruzione e ricostituzione continua di un ordine, oltre che dal testo – che si muove tra la cronaca del passato e la speranza/timore del futuro – sembra suggerito proprio da questa scena iniziale che fa sfilare figure di esuli raminghi, vittime della violenza di chi comanda, così come, successivamente, nella storia di Io, costretta a vagare solitaria per lande desolate, come infine desolato è il luogo della punizione di Prometeo, tutte immagini che evocano eventi e processi tante volte ripetuti della storia contemporanea.
Prometeo incarna il ribelle che non si sottomette al potere, dapprima aiutando Zeus ad abbattere il vecchio ordine, ma poi violando egli stesso quest’ordine, cui rifiuta di sottomettersi, al contrario delle altre divinità che invece hanno assecondato la sua forza, schierandosi al suo fianco, assoggettate al suo potere e volere. Prometeo invece non si piega, anzi accetta pienamente la sua punizione, con tenacia e orgoglio, ma anche con la consapevolezza propria di ‘colui che guarda avanti’, che guarda al futuro scorgendo la fine della tirannia e una nuova libertà.
Egli è ‘colpevole’ di aver stravolto l’ordine, rubando il fuoco e donando agli uomini un privilegio proprio degli dèi, e con esso le arti e le tecniche, conferendo alle creature mortali un potere che sfida quello divino, sovvertendolo.
Bella la scena che rappresenta l’incontro con Io: Prometeo, tra quei luoghi desertici, sente il suo canto, e la invoca, la chiama a sé per raccontarle il suo glorioso destino, la sua discendenza eroica, lunga e lontana nel tempo ma valorosa, poichè partorirà chi sconfiggerà Zeus, e permetterà a lui di liberarsi.
Prometeo, colui che conosce il destino, viene di volta in volta avvicinato da altre divinità che Zeus ha inviato per estorcergli il segreto che custodisce, un segreto terribile per il nuovo re dell’Olimpo e che, invece, rappresenta la via di salvezza per sé stesso. In quelli che sono i dialoghi più politici (con Oceano e con Ermes, bravi ad assumere la veste moderna di vili, subdoli e accattivanti rappresentanti del potere), gli si consiglia di accettare l’ordine, di evitare inutili ribellioni, anzi dannose per se stesso. Ma Prometeo non mostra segni di cedimento, è ostinato, forte anche del segreto che lo salverà. Respinge, fino allo sdegno e al disprezzo, le offerte degli ambasciatori del potere, scegliendo il martirio, invocandolo persino.
Nel complesso, non ci sono trovate particolari nella messa in scena, che rimane abbastanza fedele al testo, tranne che nella scelta dei costumi, moderni come le figure da emigrante, e degli oggetti e materiali scenografici utilizzati (la lamiera di fondo). Al contrario, interessante la scelta del coro, ridotto a una attrice che riproduce il testo in greco in un canto molto suggestivo, che costituisce tra le parti migliori dello spettacolo. L’utilizzo di moderni mezzi elettronici per l’audio invece si limita alla mera amplificazione della voce, senza nessuna ricerca sonora particolare, se si eccettua l’effetto di un basso continuo, che infatti riesce a creare tensione e dare forza particolare ad alcuni momenti scenici. Per questo motivo, dispiace anche il rifiuto dell’uso della voce naturale in un luogo progettato appositamente, oltre che per mostrare, per far ascoltare, e tanto più per un testo che alla parola e al discorso concede quasi tutto.

 

 

 

Pompeii Theatrum Mundi
Prometeo
da
Eschilo
adattamento, scene, regia Massimo Luconi
adattamento del testo su traduzione di Davide Susanetti
con Luca Lazzareschi, Alessandra D’Elia, Monica Demuru (coro), Gigi Savoia, Tonino Taiuti
fisarmonicista Vittorio Cataldi
installazione Moussa Traore
costumi Aurora Damanti
musiche Mirio Cosottini
consulenza storico letteraria Davide Susanetti
assistente alla regia Angela Carrano
assistente alle scene Marco Di Napoli
assistente ai costumi Alessandra Gaudioso
direttore di scena Silvio Ruocco
dapomacchinista Fabio Barra
macchinista Nicola Grimaudo
capoelettricista Fulvio Mascolo
fonico Salvatore Addeo
sarta Daniela Guida
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
lingua italiano, greco antico
durata 1h 10'
Pompei (NA), Parco Archeologico – Teatro Grande, 30 giugno 2017
in scena dal 30 giugno al 2 Luglio 2017

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