“Tutti noi riusciamo a vivere solo perché, a un certo punto, ci rifugiamo in una menzogna, una qualsiasi. Lui invece non si è mai rifugiato in un asilo che potesse proteggerlo: è assolutamente incapace di mentire, come è incapace di ubriacarsi. Franz è senza il minimo rifugio, senza un ricovero, perciò è esposto a tutte le cose dalle quali noi siamo al riparo. È un individuo nudo tra individui vestiti”.

Milena su Franz Kafka

Sabato, 20 Maggio 2017 00:00

Sull’identità dell’uno

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Con Sull’idendità −primo appuntamento della rassegna dedicata alla danza contemporanea Passaggio a Sud curata da Roberto Giambrone per la sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo − Giuseppe Muscarello si confronta con il relativismo pirandelliano reinterpretando Uno, nessuno, centomila. Il performer palermitano, fondatore della compagnia Muxarte, ha il grande pregio di un linguaggio fisico molto mimico che gli rende l’accostarsi a Pirandello naturale.

Gengè, il protagonista del romanzo interpretato da Muscarello, è soggetto a una perdita identitaria causata dallo sgretolarsi del suo contesto quotidiano: a introdurci in questa realtà è Federica Marullo, che interpreta la moglie, la cui severità tecnica crea una forte tensione sin dall’incipit quando la vediamo stirare con cura maniacale le camicie, tutte uguali, del marito.
Torna nella poetica di Muscarello la figura femminile come una presenza fortemente rilevante a segnare un limite: la quotidianità è circoscritta in un perimetro da lei definito entro cui Gengè si muove. Il confronto tra queste due figure ci appare subito contrastato: da una parte lui, che si veste di abiti non suoi e crea un doppio di se stesso danzando insieme a Simone Zambelli − terzo elemento della coreografia − in un ironico e incostante gioco specchiato; dall’altra lei, che con i suoi passaggi bruschi e lo sguardo fermo sembra impegnata nel continuo tentativo di riportare il marito coi piedi per terra creandogli, in opposto, disagio emotivo e fisico. Contrastato, in effetti, è anche il rapporto tra l’uno e il nessuno scenicamente risolto nel pas de deux maschile: Muscarello è chiuso, raggomitolato su se stesso, introspettivo; quando prova ad andare avanti fallisce e viene respinto, riportato su un cammino che, come gli abiti che indossa, non sente suo. Zambelli ha una qualità performativa femminea, aperta verso il fuori, verso qualcosa di incerto e interessante; la sua figura esile ha la fluidità del doppio, ambiguamente irrisolta. In questo tentativo di riconciliazione identitaria c’è un atteggiamento di scoperta che si trasformerà in presa di consapevolezza quando, dopo molti passi falsi alla ricerca disperata di sé, il protagonista si riunisce al partner, che aveva lasciato in sospeso dietro di lui in un angolo di palcoscenico da cui possiamo immaginarci che tirasse un filo di lenza avvinghiato alla schiena di Gengè.
La diversità qualitativa e ritmica dei due danzatori dà vita a una scissione che non sempre sembra voluta ma che trova coerenza, invece, nella stasi del gesto: fermi in posizione eretta frontalmente alla platea, ora i toraci che respirano con tempi diseguali tradendo la fatica, aprono un’altra finestra emotiva sulla coreografia che sta per concludersi. Questo è il momento della frammentazione totale che culmina, infatti, in un ensemble tragicomico di personaggi venuti fuori da “non si sa dove”. In sequenza entrano, uno ad uno, altri uomini che si uniscono alla danza allucinata che Muscarello, con le braccia a croce, fa partire per i centomila che arrivano. L’uomo, infatti, non è uno ma tutto, si confonde con gli altri. Muscarello sfrutta per la scena finale fisicità molto diverse rompendo definitivamente l’armonia in quella che sembra una festa rituale.
La stridore di questa operazione non avendo, evidentemente, una base coreografica strutturata, depaupera un’immagine di potenziale originalità e non raggiunge l’apice sperato se non per l’isteria generata. 

 





Sull’identità
coreografia e regia
Giuseppe Muscarello
con Giuseppe Muscarello, Simone Zambelli, Federica Marullo
costumi Muxarte
produzione Muxarte, fc@pin.D’oc
foto a corredo dell'articolo di Simone Falteri
in collaborazione con Officine Ouragan, Spazio Mil di Sesto San Giovanni
con il sostegno di Regione Sicilia, MiBACT
Palermo, Teatro Biondo, 10 maggio 2017
in scena 10 e 11 maggio

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