“Non ho mai il senso ultimo di quello che faccio. Vorrei che niente fosse mai finito. C'è sempre qualcosa che ritorna e scompare a cui non saprei dare un nome. Questo stesso enigma, però, mi spinge fino in fondo alle cose”

Antonio Neiwiller

Martedì, 04 Aprile 2017 00:00

Il silenzio degli innocenti

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L'entusiasmo
In un'intervista rilasciata a Fabrizio Coscia su Il Mattino Luca De Fusco il 1° marzo (cioè il giorno seguente la nomina di Filippo Patroni Griffi a presidente dello Stabile di Napoli; avvenuta a rischio commissariamento in atto e dopo un durissimo conflitto istituzionale tra Regione e Comune) cita Shakespeare, afferma di essere una persona abituata “a lavorare su programmazioni con largo anticipo” ed espone i risultati della sua direzione.

Nomina dunque l'aumento di abbonamenti (“i dati parlano di un incremento dai 2153 dell'ultimo anno precedente alla mia nomina ai 7241 di oggi, con un tasso di riempimento dell'85% per il Mercadante e del 75% del San Ferdinando”), parla di raddoppio sfiorato degli incassi (“siamo passati dai 498.000 euro del 2010 ai 970.000 del 2016”), si dichiara soddisfatto per “aver adottato una compagnia stabile”; accenna con gioia alla “scommessa vinta” della formazione di nuovo pubblico poiché con i giovani “siamo passati dai 252 abbonamenti ai 2503” e respinge ogni accusa di autoreferenzialità gestionale e poetica: “È proprio quello che ho cercato di evitare scegliendo, al contrario, una programmazione molto plurale. Abbiamo fatto quest'anno un Natale in casa Cupiello di Antonio Latella e un Amleto in chiave rap di Davide Iodice, tanto per fare due nomi, che nella loro diversità rispetto al mio genere di teatro hanno contribuito a garantire l'eterogeneità dell'offerta. Dunque a chi dice che bisogna essere aperti rispondo che siamo apertissimi”.
Il giornalista consente poi a De Fusco di accennare alle rosee prospettive garantite da Pompei Theatrum Mundi, rassegna estiva di spettacoli classici che saranno collocati negli scavi: “Se ci riesce il miracolo-Siracusa ci troveremmo di fronte a un risultato che potrà avere una ricaduta importante in termini di indotto, per il turismo, l'albergatoria, la ristorazione”. E ancora: “Il richiamo del mito di Pompei attrae nomi di registi stranieri di primissimo piano che sto già coinvolgendo” e “mi pongo l'obiettivo di raggiungere un tasso di raffinatezza culturale e artistica maggiore di Siracusa, senza perdere in popolarità”.
A Luca De Fusco si potrebbe ricordare – non avendolo fatto il suo intervistatore – che il numero degli abbonamenti pare soprattutto il frutto di strategie di marketing a basso costo (si è arrivati a card che offrono quattro o cinque spettacoli a venti euro: nessun altro Nazionale sembra aver adottato una politica di vendita tanto aggressiva e concorrenziale) che ha indotto gli spettatori a preferire l'acquisto del mini-abbonamento in luogo del singolo tagliando; gli si potrebbe inoltre ricordare che la formazione della compagnia stabile del Nazionale – dunque di un teatro pubblico – è avvenuta senza alcun tipo di bando, che a fronte dell'aumento della presenza dei giovani a teatro non è stata ancora attivata alcuna vera politica di formazione qualitativa (e non soltanto quantitativa) di nuovo pubblico mentre il tasso di riempimento riguarda ancora i pacchetti-abbonamento: ottimi per garantirsi, tra l'altro, quei numeri che la riforma del Fus operata da Salvo Nastasi e soci impone utilizzando, nel contempo, i fondi pubblici per sostenere politiche di prezzo così azzardate.
Infine forse sarebbe stato il caso di ricordare a Luca De Fusco che l'accusa di autoreferenzialità è giustificata dal dato per cui gli spettacoli prodotti dal Nazionale e in tournée in Italia e all'estero sono puntualmente i suoi e, per appurarlo, sarebbe bastato dare un'occhiata alla programmazione: dallo Stabile di Genova è infatti giunto o giungerà il Minetti, dallo Stabile di Torino La morte di Danton, dallo Stabile di Verona il Giulio Cesare, da quello del Friuli Scandalo, da Roma il Natale in casa Cupiello mentre a Genova, Verona e in Friuli sono andati o andranno il Macbeth e a Torino tocca la sua Orestea. E Roma? Ha da poco terminato le repliche Madame Pink firmato da Arias, produzione dello Stabile di Napoli, in cambio del quale il Teatro Llure di Barcellona ha ospitato l'Orestea. Sull'asse Barcellona/Napoli/Roma ecco dunque una triangolazione che somiglia più a certi giochi da scatole finanziarie che a un'offerta culturale attentamente valutata e finalizzata alla soddisfazione del pubblico. Non bastasse l'intervistatore avrebbe potuto (far) notare che le regie e le ospitalità di Valery Fokin sono state bilanciare dalla presenza al Teatro Aleksandrinskij di San Pietroburgo prima de Il giardino dei ciliegi, ancora firmato da De Fusco, e poi dalla possibilità per un regista italiano di lavorare in una lunga residenza in vista di un Sei personaggi in cerca d'autore da realizzare con attori russi: chi altri è questo regista se non lo stesso De Fusco?
Nessun accenno nell'intervista de Il Mattino al concorso che fu oggetto di analisi degli inquirenti – ci mancherebbe, ormai è una storia da dimenticare –, neanche una parola sul raddoppio dei contributi istituzionali in seguito all'ottenimento della qualifica di Nazionale o degli aumenti dei costi di produzione, degli oneri “per servizi” e degli stipendi di dipendenti e scritturati (aumento in essere già prima dell'ampliamento d'organico imposto dalla riforma) mentre, quando giustamente De Fusco ricorda il gravoso ritardo dei soci nel versare i contributi (Comune e Regione rispondono ai loro doveri con anni di ritardo: “quello che ci manca è soprattutto il denaro contante mese per mese”), il giornalista non accenna alla questione della clausola inserita nei contratti di lavoro di interpreti e maestranze col fine di legare il pagamento degli emolumenti proprio all'arrivo dei fondi istituzionali: clausola (“premessa” la definì De Fusco) che non ha né può avere alcun valore giuridico. In aggiunta il guanto di sfida lanciato al resto dell'Italia teatrale: “È stata un'impresa importantissima raggiungere il traguardo di settimo Teatro Nazionale; dunque il primo obiettivo che mi pongo è quello di restare tra i magnifici sette ma di scalare qualche posizione in più”.


Il silenzio
Ventitré giorni dopo l'intervista, alle ventitré in punto, la Polizia di Stato ha posto i sigilli al Teatro Mercandante, che ospita anche il Ridotto (la seconda sala del Nazionale) e i locali adibiti alla Scuola. La causa? “Inadeguatezza alle norme del sistema antincendio”. La vicenda ormai è nota: meno noto è che – da allora – la voce di Luca De Fusco è praticamente scomparsa. Dal 24 marzo ad oggi, infatti, il Teatro Nazionale di Napoli ha emesso quattro comunicati stampa – utili soprattutto per informare della cancellazione di titoli o la loro messa in scena in altre sale cittadine (gli spettacoli di danza del Ballet National de Marseille che saranno al Teatro Augusteo anche se con modifica dell'offerta “per esigenze tecniche” e Tomcat, testo di Rushbrooke e regia di Rosario Sparno, che sarà per due giorni al Nest di San Giovanni a Teduccio in “allestimento ridotto” in attesa del vero debutto, slittato ad ottobre) – cui hanno fatto seguito due comunicazioni: la prima del Presidente Filippo Patroni Griffi (“La situazione è allo studio e ci sono molti elementi che ci inducono a ritenere che sia possibile una soluzione positiva in tempi ragionevoli assicurando comunque alla città un'offerta adeguata per il profilo richiesto ad un Teatro che deve rimanere Nazionale”); la seconda del CdA che comunica di aver “stilato un cronoprogramma preciso degli interventi necessari per adeguare il sistema antincendio del Teatro Mercadante” da presentare alle autorità competenti. E De Fusco?
Ombratile nel comunicato stampa congiunto con cui Stabile e Comune di Napoli affermano che “il provvedimento preso il 24 marzo dalla Polizia di Stato” provoca “forte sgomento e addolora” e nel quale si precisa che “nell'ultimo CdA presieduto da Valter Ferrara, ex presidente del Teatro Stabile di Napoli, era già stata messa in preventivo nel bilancio la cifra predisposta per i lavori di adeguamento” e che “la questione è stata subito esaminata dal nuovo CdA ed era già all'ordine del giorno nella prossima riunione del 3 aprile”, di Luca De Fusco si segnalano solo poche frasi all'interno di articoli di riepilogo pubblicati da Corriere del Mezzogiorno, Il Mattino e La Repubblica: “Le risorse per gli interventi ci sono”; “Per La morte di Danton di Mario Martone siamo in contatto col Comune per la concessione del Teatro Mediterraneo” e un “Molti nemici, molto onore” di mussoliniana memoria ma che sembra più corretto rimandare a Giulio Cesare, fosse solo per tornare indirettamente all'amato citazionismo shakespeariano.
Sappiamo che De Fusco ha firmato una lettera con cui si scusa con gli interpreti e le maestranze di Le Troiane garantendo loro che – pur annullate le repliche – “dal punto di vista amministrativo non cambia assolutamente nulla” e che “i contratti saranno onorati”; sappiamo che il 31 marzo ha preso parte alla riunione tenutasi presso il Ministero dei Beni Culturali durante la quale, leggo da Il Mattino, ha offerto a Ninni Cutaia, direttore generale per lo Spettacolo dal Vivo, “chiarimenti sulle autorizzazioni antincendio e sull'agibilità della sala” e garantito il termine dei lavori di adeguamento entro luglio, una volta ottenuto il definitivo dissequestro penale (nel merito: stamattina sarà consentito l'accesso agli uffici e ai camerini mentre rimarranno bloccate le aree destinate al pubblico).
Dunque. Nessuna intervista specifica, nessuna dichiarazione ufficiale a suo nome, nessuna presenza pubblica ulteriore.

 

L'altro silenzio
Luca De Fusco non è l'unico che tace. Anche Luigi De Magistris sull'argomento preferisce astenersi se si eccettua un “È da mesi che evidenzio come nel Mercadante ci siano parecchie cose che non vanno” detto en passant durante un intervento trasmesso dall'emittente Canale 9-Sette Gold. Il resto, per citare a nostra volta William Shakespeare, è silenzio.
Eppure il Comune di Napoli è socio del Teatro Nazionale, l'edificio è di proprietà comunale e il sindaco fa parte (assieme al Questore, al Comandante provinciale dei Carabinieri e al Comandante della Guardia di Finanza) del Comitato Centrale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, organo consuntivo a disposizione del Prefetto, ed ha propri rappresentanti nella Commissione Comunale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo; eppure – aggiungo – sul Mercadante Luigi De Magistris, quando si è trattato di mettere in discussione l'attuale direzione o di scegliere i rappresentanti del Comune facenti parte del CdA (ultimo caso proprio la nomina di Patroni Griffi, considerata “un errore” perché “di parte”), ha optato per la strategia comunicativa opposta manifestando a toni alti il proprio disappunto o le proprie preferenze. Così, solo per limitarsi agli ultimi anni, si è passati da “De Fusco non è un nostro uomo, non lo abbiamo messo noi lì” (Ballarò, puntata del febbraio 2015) alle ripetute denunce a mezzo stampa di “patti di fiducia venuti meno”, “tradimenti”, tentativi di danneggiare il Comune, con specifico riferimento a un rinnovo del contratto a Luca De Fusco “saputo a cose fatte” e ripetute prove “di modifica dello Statuto” considerate “inaccettabili” poiché pensate proprio “a discapito del Comune”. L'apice? Forse è del 4 maggio 2015: “Siamo impegnati a trovare una soluzione per il Mercadante. Impugneremo una serie di verbali e delibere del CdA e il contratto di De Fusco. Nei prossimi giorni adotteremo una delibera con cui procederemo alla revoca delle assegnazioni del Teatro Mercadante e San Ferdinando all'Associazione che fu creata per realizzare una struttura nuova da cui ripartire, con tutti quelli che ci vorranno stare” (fonte: Corriere del Mezzogiorno). Nulla di tutto ciò, sia chiaro, è mai avvenuto. In alternanza dichiarazioni di pace, il desiderio di una convergenza d'interessi per il bene della città e della sua cultura teatrale, l'accompagnamento dell'Orestea a Barcellona e la manifestata fierezza per le attività internazionali del Mercadante e un autonomismo identitario che trova coniugazione specifica nella lotta contro le (presunte o effettive) ingiustizie ministeriali: valga ad esempio la lettera indirizzata al Ministro Franceschini il 15 agosto 2015 in cui il sindaco scrive che Napoli – “nonostante il giusto riconoscimento di Teatro Nazionale allo Stabile” – “ancora una volta ha dovuto subire duri tagli e dolorose esclusioni” che penalizzano un “tessuto teatrale” che “non ha eguali nella storia del nostro Paese”.
Ad oggi il Mercadante, il Ridotto, la Scuola che fu diretta da Luca De Filippo risultano ancora posti (almeno in parte) sotto sequestro e anche nel suo caso latitano interviste specifiche, dichiarazioni ufficiali, presenze pubbliche ulteriori.

 

Non è il momento
“Non resta che lavorare tutti assieme” e “in ogni caso non è il momento di fare la caccia alle responsabilità” ha affermato Nino Daniele, assessore alla Cultura del Comune di Napoli (“Ora è il tempo di fare silenzio” disse invece alla presentazione della triennalità del neo-Nazionale, nel pieno delle polemiche per il concorso per l'adeguamento dell'organico): così l'assessore ha anticipato Filippo Patroni Griffi (“Questo è il momento di lavorare di più e parlare di meno”). Contrastano l'invito ad abbassare i toni – meglio: ad evitare l'emissione di qualsiasi tono – le parole di Luigi Grispello, presidente Agis Campania, rilasciate a Il Mattino il 26 marzo: “Abbiamo tutti lavorato perché lo Stabile ottenesse certi risultati” ma “è inutile nasconderselo: non è un fulmine a ciel sereno, questo epilogo si poteva e si doveva evitare. Da tre anni”  continua Grispello “per rappresentare spettacoli del Napoli Teatro Festival al Mercadante abbiamo dovuto chiedere autorizzazioni ad hoc che venivano concesse di volta in volta, per miracolo. Tant'è che quest'anno al Mercadante non ci siamo nemmeno avvicinati”. “La situazione” così chiude “è stata gestita con una superficialità che non mi sono mai spiegato. Sono tre anni che le cose stanno così, ricordo che c'erano anche problemi agli impianti elettrici e tutti sapevano. Purtroppo se lo struzzo mette la testa nella sabbia per non vedere prima o poi il leone se lo mangia”.
A conferma delle parole di Grispello il comunicato con cui SLC-CGIL afferma di aver “segnalato da tempo il problema dell'impianto antincendio” ma che “i rimedi sono stati sempre temporanei”. Scovo inoltre in un articolo di Repubblica, datato 23 gennaio 2017, questo passaggio: “Il Mercadante non dispone dell'agibilità antincendio. Un gap che oggettivamente pesa sul prestigio del teatro al quale i Vigili del Fuoco, nel corso dell'ultimo sopralluogo avvenuto qualche mese fa, hanno concesso l'ultima proroga: entro la fine di questa stagione teatrale il Mercadante deve avviare i lavori di adeguamento del palco e dell'assetto di platea per consentire l'adesione ai parametri di sicurezza previsti per la normativa antincendio. Un'eccezione concessa, in sede di commissione comunale di vigilanza, a patto che si corregga il tiro. Una garanzia dai vertici dello Stabile che, a questo punto, dovrà mettersi in regola”.
Ebbene, dal'avvenuto sequestro sono ormai trascorsi undici giorni: uno spettacolo – coproduzione Teatro Stabile di Napoli e Fondazione Campania dei Festival – è stato interrotto definitivamente; un altro vede rinviato il suo effettivo debutto di mesi; ospitalità nazionali e internazionali troveranno luogo mal-adattandosi in spazi teatrali privati; il personale amministrativo è stato costretto per giorni a lavorare fuori sede; il caffè letterario ospitato nel foyer del teatro e frutto di un progetto di imprenditoria editoriale sostenuto dai librai Colonnese e Pisanti è inutilizzato; gli allievi della Scuola sono stati allontanati dallo spazio nel quale svolgono quotidianamente le proprie attività e gli interpreti in scena con Le Troiane non hanno, fino ad oggi, potuto ritirare i propri effetti personali. In aggiunta: gli spettatori a cui è stato negato il diritto di assistere a messinscene per le quali hanno già pagato il biglietto e i cittadini che – con le proprie tasse – finanziano un'istituzione pubblica che non sta rispondendo alle proprie funzioni e ai propri obblighi di servizio. Infine: lavoratori esclusi dal proprio luogo di lavoro e ai quali, di fatto, è stato negato il diritto al lavoro dopo essere stati esposti, evidentemente, a condizioni di insicurezza. A fronte di tutto questo il direttore del Teatro Nazionale e il sindaco non sentono ancora l'urgenza di convocare una conferenza stampa, di assumersi alcuna responsabilità, di garantire pubblicamente l'accertamento delle colpe che sono alla base di una vicenda che evidenzia inefficienza gestionale, incapacità amministrativa, opacità economiche, negligenza normativa e disinteresse verso l'arte, i beni comuni e il benessere collettivo.
Detto del lavoro svolto per la ricollocazione delle messinscene e lasciando da parte allusioni e spifferi da foyer (il contrasto tra Comune e Regione, divenuto conflitto personale tra De Magistris e De Luca; l'aspro confronto tra il sindaco e Luca De Fusco, veduto come espressione del centrodestra politico regionale e nazionale; il peso assunto dalla Sovrintendenza) restano intanto inevase domande alle quali i rappresentanti istituzionali dovrebbero sentire il bisogno di rispondere quanto prima. Mi limito soltanto ad alcune. Appurato che la pratica in uso era quella della proroga momentanea cosa ha impedito che – durante gli ultimi tre anni – al Mercadante avvenissero i lavori necessari? Possibile che nella scala delle priorità siano state privilegiate l'organizzazione gestionale e la produzione/commercializzazione del prodotto artistico a scapito dellla sicurezza?  E da quanto tempo la sicurezza del personale, degli artisti, dei giovani allievi e del pubblico è affidato ad agibilità provvisorie? Che peso ha, nei mancati interventi, il ritardo nei pagamenti da parte dei soci? Inoltre. Detto delle posizioni assunte dal Presidente neoeletto (Patroni Griffi) erano al corrente della gravità di tale situazione gli ex presidenti e quali sono stati i loro atti conseguenti? Il CdA, cui tocca lo stanziamento delle risorse specifiche, ha informato i soci delle condizioni dello Stabile? Quali sono state le risposte da parte del Comune (e della Regione)? Gli artisti in scena con Le Troiane e Tomcat erano stati informati del rischio (fosse pure residuo) di interruzione del loro lavoro e delle condizioni in cui questo materialmente stava avvenendo? Da quanto tempo il denaro per le necessarie ristrutturazioni è a disposizione? È possibile la creazione di un “fondo di riserva” attraverso “l'abbassamento delle spese” come indicato da Valter Ferrara al Corriere del Mezzogiorno il 28 gennaio? Ancora: sul Corriere del Mezzogiorno si ipotizza una spesa che “si aggira tra i centocinquantamila e i duecentomila euro” per adeguare l'impianto antincendio: corrisponde al vero? Interessato dall'adeguamento strutturale è il solo impianto antincendio del Mercadante? Sussistono, come accennato da Davide Cerbone su Il Mattino, problemi anche per il San Ferdinando, che sarebbe privo “dell'agibilità definitiva”? È a rischio la qualifica di Teatro Nazionale?
A questi ed altri quesiti occorre dare risposta ed occorre farlo al più presto: per un senso di dignità, che dovrebbe appartenere a maggior ragione a chi ricopre così importanti cariche istituzionali; per compiere un atto di onestà non più rinviabile; nel segno del rispetto verso la città e il patrimonio di saperi artistici di cui ci si dice espressione, di cui si perora quotidianamente la difesa a parole. Per porre – con un rigore fino ad ora mancato – le politiche culturali e le pratiche gestionali ed artistiche al centro di un dibattito politico-normativo di sistema. Perché non meritano ulteriori mortificazioni, ed altro silenzio, Napoli e i suoi artisti, la storia passata del Mercadante, i lavoratori del Nazionale e i suoi spettatori.

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