"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Sabato, 01 Aprile 2017 00:00

"Jesus", la forza del Verbo

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Qual è il ruolo di Gesù Cristo di questi tempi? In quali luoghi dimora? La partita con Lui, viene ancora giocata nel segreto delle nostre anime o si è spostata su terreni che più si addicono ad una contemporaneità proteiforme e mediatica? Queste sono le domande affrontate con anacronistica e illuminata passione da Jesus, lo spettacolo di Babilonia Teatri, andato in scena al Piccolo Bellini.

Attraverso il flusso continuo della parola, scritta da Enrico Castellani e interpretata magistralmente da Valeria Raimondi, Babilonia Teatri ha mostrato con l'eloquenza dei filosofi che interrogano per suscitare riflessioni, versioni e perversioni connesse alle inesauribili domande la cui materia, sin dall'antichità, assilla gli uomini con immutata urgenza.
La voce di Valeria Raimondi cambia registri vocali con la precisione di un metronomo, passando dall'entusiasmo giaculatorio da Radio Maria alla subdola persuasione dei messaggi pubblicitari; un torrente di parole che scava nella mente degli spettatori canyon emotivi che approdano direttamente, senza passare per la via della razionalità, alle coscienze assopite e assuefatte da immagini del Cristo che il mondo moderno ha modulato secondo i propri interessi. Emerge in tutta la sua verità la sovraesposizione di un Cristo 'friendly' sovraccaricato di simboli – evocato, strumentalizzato, pubblicizzato – che non dimora più nelle regioni private dello spirito, dato che dal suo trono nel regno dei cieli è stato riportato giù e ora dimora nelle tv, alla radio, sulle magliette, nei tatuaggi, nelle immaginette sui cruscotti delle auto, su WhatsApp, Facebook e Twitter, sempre mostrando un bellissimo sorriso da rockstar.
Nello spettacolo e sullo spettacolo ci viene detto che stavano per convergere antiche maledizioni divine, forze oscure avrebbero in un primo momento ostacolato la stesura del testo e la sua messa in scena. Un rifiuto del Verbo di farsi di nuovo 'carne e immagine' che ricorda la borgesiana versione di un Gesù determinato a non consentire che i misteri e la sua identità fossero propalati sulla terra; un Gesù che vorrebbe restare nell'ombra, padrone di quella parte di ombra che ci sovrasta.
Le scelte musicali precedono a accompagnano lo spettacolo fino al climax con progressiva suggestione; la canzone Gesù di Nada, prepara al sangue e all'uccisione dell'agnello che, sospeso in aria, attende di farsi spolpare fino all'osso. È una scena molto forte, acuita da una trimalcionica descrizione dell'iter gastronomico dell'agnello "con la A maiuscola" che va dalla sua nascita fino alla resurrezione, passando per MasterChef. Sintesi visiva perfetta dei supplizi che la follia religiosa ha inventato. Fame bulimica di corpo, carne e immagine che viene appagata riversando sul pubblico centinaia di immaginette del Pastor Bonus mentre, in sottofondo, la marcia di Topolino illumina di luce sinistra le eretiche derive di una cristianità multimediale.
Poi, nella quiete, le domande di un bambino sui misteri della vita e della morte mostrano, dall'alto della purezza, l'incapacità dell'uomo di dare risposte. Ecco che prende forma il panorama di una chiesa di pietra che proietta umbratili influenze benefiche sullo spirito. Al di là delle risposte fornite, che possono essere considerate verità o magnifica impostura, le mura di pietra trasudano da sempre muta eloquenza consolatoria, offrono affreschi e vetrate che narrano favole benefiche e predicano la pazienza e la speranza.
Senza pretese di fornire risposte alle domande iniziali, Jesus suggerisce, per esclusione i luoghi in cui sicuramente chi cerca Gesù, non potrà trovarlo; suggerisce che sarebbe più utile allo spirito non tirare fuori dall'ombra il personaggio del mistero per metterlo sotto i riflettori; suggerisce che la strada che stiamo percorrendo comincia con l'essere un po' troppo sulfurea, in quanto le eresie che si dovrebbero temere sono quelle che possono confondersi con l'ortodossia.
Un personal Jesus, ruggisce Marilyn Manson, un personal Jesus che approvi la regressione pagana in cui ognuno è libero di scegliersi un Gesù a propria immagine e somiglianza. Simbolo perfetto del nostro tempo e fede accomodante pronta all'uso, facile da usare.
Dinanzi all'evidenza di quest'operazione di contraffazione ormai irrecuperabile, creata ad arte al fine di far combaciare le leggi del mondo con quelle di Cristo, Enrico Castellani e Valeria Raimondi, scelgono di fare una tabula rasa, ripartendo dalle origini, quando un uomo e una donna si ritrovarono in un paradiso terrestre.

 


leggi anche:
Alessandro Toppi, Alla ricerca di un perché (Il Pickwick, 28 ottobre 2014)


 

 

Jesus
di Valeria Raimondi, Enrico Castellani, Vincenzo Todesco
parole di Enrico Castellani
con Valeria Raimondi
e con Enrico Castellani
produzione Babilonia Teatri
in coproduzione con La Nef/Fabrique des Cultures Actuelles Saint-Dié-des-Vosges (France), MESS International Theater Festival Sarajevo (Bosnia and Herzegovina)
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione
con il sostegno di Fuori Luogo La Spezia
lingua italiano
durata 50'
Napoli, Piccolo Bellini, 26 marzo 2017
in scena dal 21 al 26 marzo 2017

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