“Sono convinto che, giustamente, una delle funzioni dell'arte sia quella di sospendere almeno per un momento questa paura di morire che abbiamo tutti e che è ciò che in fin dei conti ci rende meravigliosamente umani”

Sergio Blanco

Martedì, 28 Marzo 2017 00:00

Amore è pazzia

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“Sei pazza!”, “Ma sei impazzito?”, “Tu sei pazzo.”, “È impazzita.”, “Sei impazzita!” E poi amore, amore, amore, amore. Quanto più se ne ha, per tenere tutto insieme, per legare i pezzi di uno spettacolo vario, quanto può essere vario un sentimento. Forse la domanda su cosa sia l’amore, nell’arco di un’esistenza, se la sono posta tutti almeno una volta.
Al Teatro Nuovo, attraverso le parole di Joël Pommerat,  Alfonso Postiglione ci dà la sua risposta e  dice che, sotto qualsiasi forma esso si presenti, l’amore è pazzia.

La scena è nera, il sipario aperto. Sospesa in aria, una contorta clessidra scandisce il tempo con i suoi corridoi spigolosi attraverso i quali cadono i granelli di sabbia. Sembra la carta da parati di un appartamento degli anni settanta o di vari appartamenti, poiché ad ogni scena la clessidra gira e cambia colore.
Lo spettacolo è costituito da brevi quadri che hanno come protagonisti vari tipi di innamorati. Un’esposizione di tipologie di coppie come in un museo dell’amore. Così la linearità dello spettacolo ci porta in visita da una situazione all’altra, quasi stessimo osservando un piccolo capolavoro. Ogni relazione è spiata, ascoltata, probabilmente rivissuta da attori, tecnici o spettatori come situazione nota, già capitata nella vita a sé stessi o ad altri, conosciuta attraverso i racconti degli amici o della cronaca. Con sguardo cinico degli autori, però, alcune situazioni sono spinte fino all’inverosimile e lì dove non arriva Pommerat arriva Postiglione con la sua messinscena temporalesca e le canzoni di Adamo negli intervalli. Richiamo all’Italia e alla Francia unificate nella persona del cantante dalla doppia nazionalità.
La riunificazione delle due Coree non ha niente a che vedere con la politica, esso è tutto attento al sentimento. Le due Coree sono il simbolo dei due poli coinvolti nella relazione. Poli simili che faticano a colmare lo spazio che li separa ma che lottano e lottano per riuscire a stare attaccati. Che sia amore tra coniugi, tra compagni, tra fidanzati, tra amici, tra genitori e figli, nelle due Coree esso è sempre una battaglia contro sé stessi o contro l’altro. E a vincere non è mai l’amore. Anzi, si fa fatica a vederlo. Sembrerebbe uno spettacolo sull’amore scritto da un suo denigratore ma a guardar bene ad essere denigrati sono solo i cosiddetti innamorati, quelli che si vantano di amare e di essere amati, che credono che questo sentimento sia controllabile mentre per una svista lo scambiano con possessione e attaccamento o solo desiderio di cambiare.
I dialoghi brillanti accendono una luce sulla scena nera. La recitazione preferisce un modo di parlare veloce, senza pause o silenzi se non nel passaggio da un quadro all’altro. I nove attori sulla scena interpretano cinquantuno personaggi, cambiando abiti e parrucche ma soprattutto atteggiamenti e posture tanto da sembrare un gruppo molto più numeroso. L’unica nota negativa riguarda la durata. Si ha l’impressione che i centodieci minuti siano eccessivi per uno spettacolo che punta sullo spirito e il sarcasmo e ha come unico messaggio da passare che l’amore è pazzia. Sarebbe bastato fare e dire di meno per lasciare quel delizioso sapore da bello spettacolo. Alla prima, dalla platea qualche sonoro sbadiglio, immeritato per tutti quelli che hanno così ben lavorato. Da rimandare forse a chi crede di dover parlare sempre tanto. Una vera pazzia.


 


leggi anche:
Caterina Serena Martucci, Non c'è amore... ma sin troppi quadri a soggetto (Il Pickwick, 19 giugno 2015)




La riunificazione delle due Coree
di Joël Pommerat
traduzione di Caterina Gozzi
regia
Alfonso Postiglione
con
Sara Alzetta, Giandomenico Cupaiuolo, Paolo De Vita, Biagio Forestieri, Laura Graziosi, Giulia Innocenti, Gaia Insenga, Armando Iovino, Giulia Weber
scene Roberto Crea
costumi Marianna Carbone
musiche Paolo Coletta
scrittura fisica Simona Lisi
aiuto regia Beatrice Tomassetti
sartoria Factory costume di Annalisa Ciaramella
calzature Pasquale Triunfo
sarta
Anna Giordano
foto di scena Marco Sommella
produzione Ente Teatro Cronaca, Vesuvioteatro
in collaborazione con La Corte Ospitale (Rubiera) e Armunia Festival Inequilibrio (Castiglioncello)
lingua italiano
durata 1h 50'
Napoli, Teatro Nuovo, 22 marzo 2017
in scena dal 22 al 26 marzo 2017

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