“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Lunedì, 27 Marzo 2017 00:00

"EOIKA": il corpo doppio

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In EOIKA la percezione del corpo, visiva e identitaria, è soggetta a un gioco di doppiezza dove a fare un corpo sono due danzatrici, Sabrina Vicari e Federica Aloisio: le gambe di una e il busto dell’altra fanno vivere un unico corpo gigante sdraiato sul palcoscenico del Piccolo Teatro Patafisico che viene avanti verso la platea contorcendosi in movimenti innaturali e dichiarando la finzione del suo essere in scena.

Eppure in questa ambigua visione che dà inizio allo spettacolo la suggestione funziona e ci pare di avere di fronte una contorsionista di tre metri in abito rosso e dai lunghi capelli. L’immagine che ci viene proposta è ruvida, alienante, ma commuove quasi, risultando profondamente e inspiegabilmente poetica. E funziona anche al momento dello sdoppiamento: il gigante si smonta per dar vita a un’altro livello di umanità e due donne vengono fuori da esso; due i volti dipinti sui profili della danzatrici che ora, nonostante si siano rese autonome, risultano identiche e i gesti di una continuano a dipendere da quelli dell’altra in un’alternanza di passi a due coordinati e reazioni del tipo causa-effetto.
EOIKA gioca su questa doppiezza: la parola greca del titolo, da tradurre “sembra che io” o “sono simile”, prevede l’identificazione del soggetto con un’altra persona e mette in crisi l’Io del soggetto stesso costringendolo al confronto. Il corpo sulla scena è un corpo “politico” che si autodetermina passando per questo confronto e per il capovolgimento.
L’atmosfera iniziale, dominata da un rosso attraente, continua a modificarsi molte volte durante la pièce e personaggi diversi, seri e buffi, popolano la scena senza soluzione di continuità. Ricorrendo a continua trasformazione (esaltata dai costumi poliedrici di Sabrina Vicari) le due mettono in scena per noi un mondo surreale che riprende dall’arte contemporanea. L’occhio dello spettatore non fa nessuno sforzo ad accettare il suggerimento dato da una schiena truccata a mo’ di volto, o da braccia e gambe che diventano labbra, occhi, orecchie. Influenzate dal capovolgimento di senso che le opere di artisti come Bieniek, Picasso e Magritte hanno rappresentato, le performer palermitane attuano con questa creazione una piccola rivoluzione, del tutto sperimentale, certo artigianale, ma che colpisce il pubblico. Soprattutto fa una cosa da non sottovalutare: suscitando reazioni variabili tra risa e stupore, lo rende partecipe di un mondo, quello della danza contemporanea, che trova poco spazio a Palermo, per non dire nel nostro Paese.
Vicari e Aloisio sono due danzatrici intelligenti che non esitano a mettersi in gioco mescolando alla tecnica della danza contemporanea lo spirito e la gestualità della pantomimica. Non sempre esatto, anzi, tendenzialmente sporco, il movimento riesce a essere strumento comunicativo in virtù di ciò. In quella imperfezione troviamo l’interessante, il non comune che, portatore di un immaginario intellettivo invece molto preciso e studiato, funziona bene.
EOIKA ha inaugurato la settima edizione del Minimo Teatro Festival, rassegna nazionale che porta a Palermo corti teatrali e che ha per manifesto proprio il corpo inteso come forma identitaria.

 

 

 

 

Minimo Teatro Festival
EOIKA
di e con Sabrina Vicari, Federica Aloisio
costumi Sabrina Vicari
musiche Angelo Sicurella
Palermo, Piccolo Teatro Patafisico, 11 marzo 2017
in scena 11 e 12 marzo 2017

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