“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Giovedì, 23 Febbraio 2017 00:00

Una partita di tennis teatrale

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Basta poco per creare un’atmosfera che sa di antico e di moderno, per far rivivere storie e personaggi che fanno parte di un vissuto comune, di una cultura condivisa, dove canzone e parola si mescolano e si alternano.

Basta un appendiabiti con delle giacche sulla destra del parquet che fa da assito, una toletta per attori, con trucco, una parrucca e delle candele accese sulla parete di fondo sempre a destra, due sedie messe al centro e, a sinistra, la postazione musicale per la chitarra e il mandolino.
Ovviamente servono due bravissimi attori che danno vita propria a tutti gli oggetti sulla scena, perfino a quel vaso di terracotta con dei fiori al centro dell’assito, sfiorato per tutta la durata della pièce e assurto al ruolo di protagonista nel gesto finale che chiude e rompe tutto. Sono Tonino Taiuti e Lino Musella, attori di teatro e di cinema, vincitori di numerosi premi, ma soprattutto interpreti eccezionali del teatro napoletano di fine Ottocento, della produzione off di mezzo Novecento e del teatro italiano contemporaneo. Due attori di età diverse, lontane tra loro, che comunicano attraverso il “gioco” del teatro, il Play del titolo: un gioco serissimo, però, dove l’improvvisazione non è mai da intendersi nel senso letterale del termine, ma sempre struttura solida dove anche il gesto, il verso onomatopeico è studiato e calcolato.
Il duetto inizia con l’ingresso di Marco Vidino che suonerà la musica dal vivo, seguito da Taiuti che intona in napoletano una Canzone del pescatore per poi passare il filo della narrazione a Musella che recita Basile con la favola dell’Orca e di Petrusinella da Lo cunto de li cunti, riadattata da Ferdinando Russo, che si interrompe per lasciare spazio a Taiuti con Moscato per poi riprendere Basile con la conclusione della favola più avanti. Come in una partita di tennis, l’azione passa dall’uno all’altro − da una canzone a un testo di Raffaele Viviani − in set composti dai sonetti di Shakespeare tradotti in napoletano da Dario Jacobelli, dal Teatro in due battute di Achille Campanile, da Pulcinella, da Beckett e dall'ombra di Neiwiller, da tanto Enzo Moscato: muovendosi tra citazioni mimiche, ricordi teatrali che tornano, interpretazioni di una volta che vengono reinterpretate adesso. La narrazione più ampia è data dalla citata favola di Basile, dall’opera Festa di Piedigrotta di Viviani e da Don Fausto di Antonio Petito che aveva rivisto il mito di Faust di Goethe in chiave napoletana. In particolare Festa di Piedigrotta interpretata da Taiuti è un pezzo di eccezionale bravura in quanto non solo si coglie ogni aspetto della comicità e dell’ironia viviana, ma il realismo con cui egli rende i personaggi sembra quasi trasportarli dal mondo etereo delle parole a quello concreto della presenza.
In fondo “il nome non è sostanza, non dice niente”, se non lo si vede realizzato sulla scena. Musella al pari di Taiuti mostra una bravura e una maturità artistica fuori dall’ordinario; perciò riproporre Play Duett non è assolutamente un esercizio di stile, ma un modo per ricordare e sottolineare come la nostra tradizione teatrale si rigeneri ad ogni messa in scena, punto mai di arrivo ma di partenza per innovare e cercare linguaggi sempre nuovi.  


 


leggi anche:

Alessandro Toppi, La partita (finale) di Musella e Taiuti (Il Pickwick, 30 dicembre 2015)




Play Duett
da
Basile, a Moscato, da Viviani a Jacobelli
con Tonino Taiuti, Lino Musella
musiche dal vivo Marco Vidino
produzione Casa del Contemporaneo/Centro di Produzione Teatrale
lingua italiano, napoletano, inglese
durata 1h 15’
Salerno, Sala Pasolini, 16 febbraio 2017
in scena 15 e 16 febbraio 2017

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