“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Sabato, 28 Gennaio 2017 00:00

Di spiriti antichi e disastri moderni

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Per la rassegna Il Teatro cerca Casa, formula vincente che da alcuni anni vede gli appassionati del teatro recarsi nei salotti privati ad assistere a interessanti performance, nell’abitazione del drammaturgo Manlio Santanelli è andato in scena per la prima volta in questo ambiente Enzo Moscato con la lettura drammatizzata di un suo scritto Spiritilli e altri incontri, seguito da un dibattito sul teatro che ha regalato a tutti i presenti, tra cui alcuni alunni delle scuole di recitazione napoletane, dei momenti di autentico e vibrante coinvolgimento.

Il testo presentato da Moscato fa parte di uno spettacolo del 1994, i Ritornanti, coloro che ritornano dal passato, scritto agli albori degli anni ’80. La storia narra di Nannina e Totore che con una bimba piccola lasciano il loro basso ai Quartieri per un grande appartamento nobiliare grazie alle informazioni di una sensale. L’indirizzo avuto è quello di un palazzo “Roccorocò”, una reggia per un fitto bassissimo. Seppure meravigliata di tanta fortuna, la famigliola non esita a trasferirsi subito in questa casa che poi si capirà essere infestata dai fantasmi. Uno spirito buono, però, che non solo gli farà trovare tante monete d’oro, ma li salverà anche dal crollo del palazzo fatiscente. Un biglietto trovato nel pugno chiuso della bambina consiglia loro di fuggire subito, perché “quello che è troppo vecchio deve morire” e così scapperanno di corsa da vico Concordia 37 in tempo per salvarsi la vita. Oggi quella strada esiste ancora, ma, per una strana malia, vi è tutta la numerazione tranne il 37 perché c’è e ci sarà sempre il mistero, lo spirito di un’altra dimensione.
Con questo testo e la sua drammatizzazione non si ha un semplice reading, perché Moscato non è un interprete, non è un narratore, ma un incantatore, perché la sua voce è una trappola che cattura, trasforma la parola scritta in parola viva e visiva, l’ascoltatore diventa lo spettatore di una visione evocata davanti a lui. Il timbro, la gestualità, perfino i silenzi sono esche che agganciano e portano lontano. Chi ascolta lo segue docilmente, preso da incantamento. Lo seguirebbe ovunque, in un altro luogo, anzi in un non luogo che si chiama fantasia, passato, tradizione, immaginazione, altro. Le sue parole si fanno vista, appunto, e il pubblico vede i vicoli, i gradini, le salite, l’androne del palazzo spagnolesco. Sentiamo e vediamo Tittinella, la bimba, piangere e ridere, come “le fontane nei giardinetti che vottano acqua e malinconia, acqua e malinconia” come se stessimo lì con loro, in un altro tempo e in un altro luogo.
Moscato si è impossessato della cultura partenopea, della sua secolare tradizione, della storia dei piccoli, dei vicoli che ha respirato con il primo latte, ha interiorizzato, ha introiettato l’enorme eredità trasmessaci per trasfigurarla in immagini nuove che sanno di antico. Questa trasformazione così simile ad una catarsi intellettuale avviene attraverso l’ineguagliabile uso del napoletano, riportato alla sua originaria musicalità e poesia anche quando il lessico è volgare. La storia che racconta ha il fascino nascosto degli antichi termini dialettali, delle sinossi delle storie del passato, delle favole alla Basile, probabilmente vere, assurdamente false.
Quando gli appalusi sono terminati, Santanelli e Moscato iniziano la discussione partendo dal concetto di tradizione che fu il punto di inizio delle gloriose sperimentazioni teatrali degli anni ’70 e ’80 in cui si creò una schiera di teatranti, drammaturghi, cineasti di altissimo livello. Moscato ricorda di come di quella tradizione teatrale, che andava dal coevo De Filippo a Basile, si fossero arricchiti per andare avanti, cercare nuove forme di espressioni artistiche. Ricorda Ruccello in Ferdinando: ”Chi non ha passato non ha nemmeno futuro”. Tra il pubblico vi è anche Isa Danieli che interviene ricordando quel periodo chiamato 'Rinascimento Napoletano' e rimarca come sia difficile fare un confronto con il teatro di oggi, sottolineando con amaro sconforto quanto la situazione sia degenerata. Moscato senza retorica parla di morte del teatro perché gli riesce difficile vedere il ricambio generazionale che, senza uno studio serio e infarcito di cultura massificata, si proponga come attore o drammaturgo senza averne non solo il talento, ma nemmeno la preparazione. Il discorso si amplia agli impresari che oggi non investirebbero mai su nomi nuovi, ricordando l’impresario Galdieri che pur tenendo bene in vista il ritorno economico, non esitò a sostenere un giovane Moscato e Ruccello che gli chiesero un appuntamento. La legittimazione alla mediocrità ha investito tutti, il teatro è pieno di non teatro, il pubblico cerca lo spettacolo come in televisione, che applaude senza aver capito cosa ha visto. La Danieli interviene sperando che si riprenda la sana abitudine di una volta di fischiare all’attore e al regista deludente perché solo così può uscirne un confronto, una crescita e non un appiattimento svilente. Gli stessi teatri propongono cartelloni “minestroni” dove dentro c’è un po’ di tutto, senza un pensiero che guidi queste scelte, ma solo con il desiderio di fare clienti. Ovviamente si parla dei grandi teatri, dello Stabile, di quelli frequentati da una borghesia piccola piccola che non ha più il desiderio di capire, di conoscere, di leggere. Nei piccoli circuiti che fortunatamente a Napoli esistono, ancora è in atto una strenua resistenza che non si sa quanto potrà durare. Moscato conclude rivolgendo un pensiero ai giovani allievi delle scuole di teatro presenti, tenendo a mente che il teatro è una vocazione sacerdotale, crea l’anima, fa un’anima. Nulla a che vedere con ciò che accade oggi, purtroppo.

 

 

Il Teatro cerca Casa
Spiritilli e altri incontri
di e con
Enzo Moscato
con la partecipazione straordinaria di Manlio Santanelli
produzione Il Teatro cerca Casa
lingua italiano, napoletano
durata 45’
Napoli, Interno privato, 23 gennaio 2017
in scena 23 gennaio 2017 (data unica)

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