"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Giovedì, 26 Gennaio 2017 00:00

La geometria della sterilità sentimentale

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Due grosse scatole di cartone da imballaggio per i traslochi messe al centro della scena e una luce aranciata che proviene da una lampada tonda che pende dall’alto. Questa è tutta la scenografia dello spettacolo Il catalogo, scritto e diretto da Angela Di Maso, già rappresentato in precedenza e ora in scena a Sala Ichòs.

Sulla scena c’è il dottor Law, vestito da uomo di affari perché cura gli interessi della sua azienda specializzata nel fornire bambini su misura alle coppie sterili. La sua faccia bistrata di bianco e le labbra sottolineate dal rossetto ci presentano sin da subito un personaggio inquietante, molto somigliante al Joker di Jack Nicholson in Batman, maschera cinica e irriverente.
Law sta per trasferire l’azienda in un posto più ampio perché i profitti sono cresciuti notevolmente grazie al passaparola delle clienti, infatti i coniugi Eric e Rose Portman sono giunti a lui attraverso amici felici per aver coronato il sogno di avere un figlio, peraltro pieno di virtù. I tre formano immediatamente un triangolo costruito su lati spiazzanti, destrutturando il dialogo che ci si sarebbe aspettato, in un duello verbale con affondi violenti di Law, deboli difese di Eric e colpi di fioretto di Rose. L’area di questo triangolo è svuotata di ogni umanità, di ogni pietas, di scrupoli e di comprensione. Law propone il suo prodotto ai due aspiranti genitori che al suo cinismo irriverente oppongono frasi fatte sulla gioia di avere un figlio e sulla retorica dei sentimenti, grigi e modesti come gli abiti che indossano. Più Law li umilia, più il legame tra marito e moglie mostra le crepe di una stanchezza sentimentale, tenuto insieme da rapporti di forza in cui è chiaro che Rose è molto più vicina al cinismo di Law del marito Eric, più disposto alla mediazione per accontentare la donna.
Il testo della Di Maso è spiazzante sin da subito, ci si chiede immediatamente, infatti, perché Law sia così malefico, offensivo, in fondo dovrebbe avere un atteggiamento diverso dato che vende un “prodotto”, mentre la coppia all’opposto è prevedibile nel suo tentativo di difendere la scelta che li ha portati lì, in una situazione paradossale. Le musiche accompagnano spesso in modo inquietante alcuni passaggi dolorosamente sadici, mentre l’ottimo disegno luci di Cesare Accetta taglia lo spazio buio e crea nuovi legami geometrici tra i personaggi in azione. Dietro l’ostinazione della coppia a resistere alle offese di Law si legge chiaramente l’egoismo celato nella scelta altruistica dell’adozione di un figlio altrui, il pargoletto quanto più piccolo possibile che sani la “piaga” sociale della coppia sterile, che porti quell’amore che all’inverso si è incapaci di dare. Rose lo immagina già adulto, preme per consultare il Catalogo dei bimbi che la ditta offre per risolvere il suo dramma esistenziale, mentre Law lo adopera come arma di ricatto per svelare le meschinerie e piccinerie di chi si trova davanti. Lo dice Law chiaramente: “Non bisogna mostrarsi felici quando si è infelici”, si presta il fianco al disvelamento dell’aridità della propria esistenza. Sul finire ognuno ottiene quello che vuole, ma la coppia si riduce ad essere in sintonia con la propria vuotezza, trasformati in burattini, in fantocci che Law posiziona sugli scatoloni come vuole, disegnando con il rossetto lo stesso sorriso-smorfia, falsa presentazione al mondo di coppia finalmente “normalizzata”.
Il manifesto dello spettacolo è già una felice sinossi, disegnato dallo stesso Massimo Finelli, che propone una linea scura in campo chiaro dove vi sono le sagome di bimbi che gattonano insieme a un adulto, pupazzi alternati a strumenti alchimistici e da una macchina da cucire sopra cui è poggiato un bimbo, pronto ad essere confezionato. Massimo Finelli, Patrizia Eger e Giuseppe Cerrone sono perfettamente in sincrono e nella parte, come la regia, senza sbavature.



N.B.: su Il catalogo si veda anche:
Grazia Laderchi, Il catalogo dell'in-felicità, (Il Pickwick, 27 ottobre 2014)



Il catalogo

di Angela Di Maso
regia e drammaturgia Angela Di Maso
con Massimo Finelli, Patrizia Eger, Giuseppe Cerrone
scenografia Armando Alovisi
consulenza e disegno luci Cesare Accetta
tecnico luci Cinzia Annunziata
costumi Alessandro Varriale
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Sala Ichòs, 21 gennaio 2017
in scena 21 e 22 gennaio 2017

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