"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Mercoledì, 04 Gennaio 2017 00:00

Affresco panoramico di una generazione

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Stasera sono in vena è un affresco panoramico su un segmento generazionale, è il racconto – leggero nel tono ma dolente nel suo senso più intimo e profondo – di quello che accadeva nella provincia italiana mentre gli anni Ottanta sfumavano in dissolvenza, mentre si imparavano parole di un lessico nuovo come glasnost e perestrojka perché il mondo stava cambiando e si ascoltavano canzoni quasi già vecchie come Roadhouse Blues dei Doors, perché il mondo cambiava, sì, ma non dappertutto e non dappertutto allo stesso ritmo.

Sicché Erchie, provincia di Brindisi, negli anni Ottanta offre uno spaccato – che è quello del vissuto personale di Oscar De Summa – che racconta di una panoramica antropica fatta di ragazzi senza sogni, di fughe tossiche verso paradisi artificiali condivisi con gli amici di una vita o con la ragazza di un’epoca. È seduto su una cassa Oscar De Summa, come ad amplificare la colonna sonora di una gioventù che si perdeva a ritmo di rock, che partiva dai Doors e dai Pink Floyd per arrivare a Nick Cave e a Iggy Pop mentre viveva la propria mistica tossica, l’eroina scorreva nelle vene e nel cervello saliva la “botta”; il racconto, intriso di un’ironia che stempera ma non edulcora, procede per strappi narrativi: non sceglie una narrazione lineare ma affresca una quadreria in successione, mediante la quale ricostruisce un polittico d’ambiente in cui sfaccetta sfumature umane ed emotive e descrive, di pari passo alla perdita dell’innocenza di una generazione, il contesto in cui ciò avveniva, ovvero alle porte del Salento, mentre una nuova criminalità chiamata Sacra Corona Unita allungava le mani su un traffico redditizio – quello delle droghe – che avrebbe in breve bruciato le vite di tanti ragazzi.
Il monologo di Oscar De Summa risulta costruito con articolata originalità, caratterizzando il racconto con un’inflessione che sottolinea ma non fa caricatura, accompagnandola ad una gestualità essenziale ma esemplificativa, adoperando un’ironia che suscita il sorriso istintivo, specie quando si fa iperbolica – come nella descrizione del vettovagliamento delle famiglie di bagnanti dotate dell’immancabile Birra Raffo – per poi lasciare un attimo dopo il posto all’acre sapore del senso profondo del narrato, fatto di eroina sparata in vena e “viaggi” verso l’ignoto, faglie emozionali in cui la leggerezza si vena di cupo e di tragico.
Una cassa altoparlante a far da seduta, un campanello in terra, di quelli che si usano alle reception degli alberghi, da far suonare per scandire i ritmi della narrazione, un aggeggino davanti ai piedi per far partire i pezzi musicali. Basta questo, con l’ausilio di poche ed efficaci luci e di un microfono con cui giocare fra diretta e differita del racconto, a costruire l’impianto di uno spettacolo che si riempie di parole intense, in grado di restituire allo spettatore l’immagine evocata di quei luoghi raccontati, l’atmosfera ed il milieu sociale di riferimento che popolava quel contesto, fatto di famiglie normali e di giovani che non s’accorgevano dell’arrivo della crisi perché la loro generazione era già in crisi.
Oscar De Summa stabilisce un rapporto empatico col pubblico, lo fa fin dall’inizio, quando nelle raccomandazioni agli spettatori trasmette già quel tono di leggerezza che pervaderà tutto il suo monologare; e prosegue prima acquisendo l’attenzione del pubblico, poi conquistandone la partecipazione emotiva, conducendo lo spettacolo sui binari di un rapporto colloquiale con chi gli sta di fronte (“visto che siamo in confidenza”, dice rivolto al pubblico come chi ha intenzione di instaurare un dialogo diretto). Pertanto riesce a ricreare davanti agli occhi di chi lo sta ad ascoltare una galleria di personaggi e di storie, gli uni e le altre vividi ed evidenti: un soprannome eloquente, l’aberrazione di chi pur di “farsi” ammazzerebbe persino un amico o un fratello; tutto ciò concorre a descrivere la spirale perversa che inghiottiva i ragazzi di una generazione, per alcuni senza opportunità di appello, redenzione e ritorno, per altri con la possibilità di raccontarlo.
E, perché no, per qualcuno in particolare quella possibilità s’è fatta modo di trasfondere quell’esperienza di conoscenza diretta dell’abisso in una riduzione teatrale, per essere testimone di un’epoca e di una generazione. Oscar De Summa, interprete eccellente di un testo splendidamente strutturato è quel testimone e Stasera sono in vena è la sequenza fotografica fedele, senza sconti e senza aggravi, di quel composito panorama esistenziale il cui racconto suggerisce un sorriso, suscita interesse e fa sgorgare una lacrima in chi, assistendo, rivede e rivive abissi conosciuti da presso.



N.B.: su Stasera sono in vena si veda anche: Paola Spedaliere, "Heroes" salentini (Il Pickwick, 17 marzo 2015)



Stasera sono in vena
di e con
Oscar De Summa
produzione La Corte Ospitale
in collaborazione con Armunia – Festival Inequilibrio
lingua italiano
durata
1h
Napoli, TAN – Teatro Area Nord, 11 dicembre 2016
in scena 11 e 12 dicembre 2016

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