“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Venerdì, 23 Dicembre 2016 00:00

Ridiamo ancora

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Ridiamo.

Non si può decidere di ridere. La risata è qualcosa che ci capita. Quando “si deve” ridere, allora non fa ridere. Il riso scoppia tra le labbra senza che lo si possa prevedere, come le cose migliori della vita. Il fatto che gli esseri umani siano capaci di ridere rivela qualcosa a proposito della nostra natura più profonda: ci piace abbandonarci al riso perché ci piace abbandonarci al corpo, a ciò che avviene e stupisce. Prima e dopo qualsiasi intenzionalità intellettuale, l’esperienza della risata contiene la possibilità che il mondo ci colga di sorpresa, rivelando che il corso degli eventi non accade come destino assoluto, ma come processo transitivo. È possibile che le cose vadano altrimenti da ciò che ci si aspetta. Alla realtà concepita come blocco monolitico immutabile, il comico si contrappone con la capacità di immaginare diversamente il mondo. Forma assoluta della libertà, il comico mette in scena un universo cui non ci si deve per forza adeguare. La realtà non è tutta soltanto così come la vedo, anzi, la posso trasformare in mille modi imprevisti, posso inventare nuove leggi. E infatti, nella comicità, anche l’assurdo e il contro-senso fanno parte di un orizzonte di senso inclusivo. Mentre la tragedia si fonda su di una necessità fatale che costringe il destino dell’eroe alla sventura, la commedia mette in moto una sospensione liberatoria dei nessi che compongono l’idea di destino. La libertà del comico si lega al principio di casualità che compare sulla scena nella forma di un accidente, di un imprevisto che spiazza. Per caso, si cade dal palco, si beve un vino da sputare, si scrive con una penna senza inchiostro. Così accade ne La lettera, che Paolo Nani porta in scena in tutto il mondo dal 1992 ad oggi. Questo spettacolo racchiude l’essenza del comico, dal momento che, in quei sessanta minuti che sembrano dieci, tutto può succedere. C’è una sospensione del tempo e c’è un ribaltamento dello spazio. Ne La lettera tutto può succedere perché non succede niente. Un uomo entra in scena, si siede ad un tavolo, beve un sorso di vino, poi legge l’etichetta sulla bottiglia e lo sputa; guarda la foto di una donna; si mette a scrivere una lettera, la imbusta, ma, sul punto di spedirla, si accorge che la penna era senza inchiostro e che quindi sul foglio bianco non è stato scritto nulla. È una storia talmente assurda che quasi ci sembra giusto che ricominci da capo, magari per trovare un altro finale. Invece finisce sempre nello stesso modo, anche se si arriva alla fine in modo ogni volta diverso. Così, la storia cui assistiamo è ancora la stessa, eppure ancora diversa.

Ancora.
Differenza e ripetizione. Non conta che cosa accade, ma come qualcosa accade. Non importa il contenuto, bensì la forma di questa storia assurda, che si risolve in una sequenza di azioni fisiche, come fossero degli obblighi da riempire con intonazioni ogni volta differenti. E in quel niente che succede, tutto può succedere: si schiudono infinite possibilità di raccontare una storia. Come ogni sorta di variazione sul tema, La lettera gioca su due corde: da una parte c’è il piacere di sapere già che cosa succederà, di riconoscere il “verso dove” dell’azione, di prevedere che accadrà sempre lo stesso; d’altra parte, questo stesso dovrà accadere sempre in maniera diversa, e dunque vi è una crescente curiosità che cerca di scoprire per quale strada si arriverà stavolta alla stessa azione di sempre. Fare una variazione sul tema significa rendere tangibile il divenire altro dell’identico.

Liberamente ispirate ai 99 Esercizi di stile di Raymond Queneau, le 15 variazioni di Paolo Nani chiamano risate ininterrotte, dall’inizio alla fine dello spettacolo. C’è una pioggia di applausi costante. Siamo increduli di fronte alla precisione millimetrica di ogni sua azione. È un miracolo di armonia la sua capacità di andare fino in fondo ad ogni dettaglio. Le azioni crescono e diminuiscono, si espandono e si contraggono dentro il respiro della scena, prima enormi, ingombranti, più grandi del palco, e poi piccolissime, impercettibili, fino allo spazio di un soffio. Restiamo a bocca aperta di fronte alla maestria di Paolo Nani, che compie azioni impossibili con una perfezione dal sapore felice, e ci trascina, con eccezionale espressività e presenza, dentro situazioni come pretesti, divenendo, di volta in volta, un mostro da film horror, un ubriaco perso, un pistolero professionista, un circense che fa la parodia di sé stesso. Questo viaggio di comicità pura mostra in maniera nitida e immediata che, se si ride, il tempo è più bello, e andare a teatro non vale la pena, ma vale l’allegria.

 

 

 
La lettera
ideazione
Nullo Facchini, Paolo Nani
regia
Nullo Facchini
con
Paolo Nani
produzione
Bags Entertainment
lingua
italiano, inglese, francese, danese
durata
1h
Milano, Teatro Filodrammatici, il 15 dicembre 2016
in scena dal 12 al 18 dicembre 2016

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