“D'un tratto, per qualche motivo imponderabile, mi sentii profondamente addolorato per lui e bramai di poter dire qualcosa di reale, qualcosa con ali e cuore, ma gli uccelli che desideravo si posarono sul mio capo soltanto più tardi quando fui solo e non avevo più bisogno di parole”.

Vladimir Nabokov

Domenica, 06 Novembre 2016 00:00

Lo spessore delle donne di Bernarda Alba

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Un velo impalpabile si frappone tra la scena e gli sguardi del pubblico, è così che, senza varcare una porta d'ingresso, entriamo nella casa di Bernarda Alba, siamo dentro la sua vita e in quella di tutte le sue donne. Nella casa non c'è nulla di sporco ma in quel nitore ostentato non c'è alcunché di caldo. La Poncia e la Serva, intente a pulire sul pulito, approfittano dell'insolita solitudine per tessere l'ordito ricamato della quotidianità della casa, mostrando un primo assaggio degli odori e degli umori che lì si respirano.

Una ferrea gerarchia piramidale regola i rapporti di un universo femminile in cui l'ordine e il rigore vengono continuamente minati da occulte pressioni sovversive che minacciano gli equilibri. In questa casa il rispetto delle regole e delle tradizioni va oltre la mera apparenza, ma sono cose che mettono in gioco l'onore stesso della famiglia, e la docile obbedienza a questi precetti è una vittoria da riportare con qualsiasi mezzo. Il corteo funebre entra in scena trasportando grevi casse mortuarie che introducono nella casa un lungo periodo luttuoso di otto anni, durante i quali ogni guizzo di vita deve essere represso, la sentenza è annunciata da Bernarda che da subito mostra nei toni e nei gesti perentori l'abitudine, al pari di Dio, a non scendere mai a patti. Le sue parole sono sentenze prive di tribunali presso cui appellarsi; e i suoi silenzi, dighe di collera che si nutre di offese e disobbedienze immaginarie, un ricettacolo di colpe pronto a scattare addosso al colpevole.
Dietro un'apparente muta obbedienza le cinque figlie di Bernarda affrontano quest'ulteriore stretta al diritto alla vita in modi assai diversi. Il peso di questa rinuncia grava diversamente sulle loro anime limpide e la differenza è determinata dalle età e dai differenti caratteri.
Dall'inchiostro su carta alla scena, la tridimensionalità di queste figure femminili, è delegata alle capacità recitative delle attrici e, in questa rappresentazione, è come se ognuna di esse avesse scelto una personale interpretazione del proprio personaggio, caratterizzandolo con personalità molto nette, estremamente credibili. Egualmente vestite di nero, di giorno impegnate gomito a gomito nelle medesime tediose attività domestiche, di notte unite da una vicinanza fisica così intima da far sembrare che i sogni dell'una siano il proseguimento di quelli dell'altra, difendono strenuamente il loro diritto all'individualità.
La distaccata pacatezza di Angustias, la maggiore, la cui serenità è dettata, più che dall'età, dalla certezza di una cospicua dote, si scontra con i moti ribelli di Adela che mal cela sotto l'abito nero il vigore di una sensualità sbocciata con prepotenza a dispetto di ogni divieto. Ma nonostante le notevoli differenze, è evidente che nessuna di loro ha accettato di morire stoicamente di vecchiaia, come vergini aggrappate ad una fede che risarcisce ogni rinuncia terrena. Le bianche casse posate sull'assito rappresentano e contengono doveri e sogni nascosti, rappresentano il lutto, corredi da ricamare fino a consumarsi gli occhi, nascondigli dove occultare ritratti rubati e, al passaggio degli uomini diretti al lavoro nei campi, diventano piedistalli sui quali salire per mostrare le nude carni che bruciano nell'ardente visione di quella virilità tanto prossima che quasi riescono a sentirne l'odore. In quei richiami amorosi lanciati da dietro ad una finestra c'è la medesima disperazione dello stallone rinchiuso che scalcia per uscire. Ma mentre a lui Bernarda concede la libertà, le figlie devono accontentarsi di una finestra.
Altera e impassibile, Bernarda, mostra che in lei ogni sensibilità è stata abolita, ogni alito di vita muore quando le penetra dal naso e le esce dalla lingua, tuttavia, sottili indizi e vibrazioni impercettibili fanno scorgere allarmanti ardori e volontà represse, e pur non mostrando alcun lato umano alle figlie, cede alla tentazione di una complicità con la Ponzia, a sua volta combattuta tra obbedienza e ammirazione, e feroce desiderio di riscatto, se non di vendetta. E un gesto abituale quale il farsi spazzolare i capelli rivela, nella sua efficacia, qualcosa di sinistro, tanto da sembrate un rituale autopunitivo per scacciare rimorsi o rimpianti.
La regia di Alessandra Asuni ha saputo sviluppare oltre i confini del testo tutte le tensioni di un dramma a traspirazione interna, unico nell'affrontare l'interiorità femminile; in questa rappresentazione, la casa di Bernarda Alba diventa territorio universale dove il confronto generazionale causa scontri insolubili tra l’artificiosa apparenza del nucleo familiare e i suoi moti più reconditi; svelando il lato mostruoso di una facciata impeccabile al di sopra di ogni calunnia, ma ottenuta con abusi di potere e col soffocamento imposto dalla disciplina. La Asuni non sottrae allo spettatore nulla di questa meravigliosa ambiguità, mostrando l'incrinarsi e l'inevitabile disfacimento di un falso quieto vivere fatto di giaculatorie, oblique ragioni di ordine morale e vuoti rituali che si autogiustificano.
Bernarda si impone e coltiva la propria miopia, occultando ogni indizio capace di diagnosticare in anticipo la propria sconfitta, imbavagliando la stessa madre in cui vede l'incarnazione devastante di tutte le corruzioni. Maria Josefa è la sua nemesi, pericolosa rivale in quanto portatrice sana di vitalità, se lasciata libera diffonderebbe il morbo in tutta la casa. Ma il morbo è già in incubazione, e il mondo di Berarda è destinato ad implodere e a morire, salvando, tuttavia, le apparenze fino in fondo: "Mi avete sentito? Silenzio, silenzio ho detto! Silenzio!".

 

 

N.B.: su La casa di Bernarda Alba si veda anche:
Fulvio Padulano, Merletti di morte per le figlie di Bernarda Alba (Il Pickwick, 16 luglio 2016)

 

 

La casa di Bernarda Alba
da La casa di Bernarda Alba
di Federico García Lorca
regia Alessandra Asuni
collaborazione alla messinscena e drammaturgia del corpo Marina Rippa
con Consiglia Aprovidolo, Maria Grazia Bisurgi, Valentina Carbonara, Mafalda De Risi, Fortuna Liguori, Annamaria Palomba, Tonia Persico, Ilaria Scarano, Marilia Testa
luci Marcello Falco
scene Marco Di Napoli
costumi Cinzia Virguti
produzione f. pl. femminile plurale
lingua italiano, spagnolo, dialetto calabrese
durata 1h 50'
Napoli, Nest – Napoli est Teatro, 3 novembre 2016
in scena 3 novembre 2016 (data unica)

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