"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Venerdì, 07 Ottobre 2016 00:00

La nenia dell'occupazione

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Nel buio della sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo il pubblico respira un’aria intrisa di aspettative per la stagione teatrale che sta iniziando; seduti insieme a una “prima della prima”, vediamo entrare in silenzio sei attori, uno dopo l’altro e ognuno scandito dal proprio passo. Il ritmo disparato di questo ingresso cala nell’immobilità quando si accendono i riflettori e ce li troviamo davanti, quegli attori giovani, insabbiati in una parte muta. Sul palco questo gruppo – Federico Cianciaruso, Fabio De Stefano, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero – sta schierato di fronte al pubblico: sei figure immobili su sei sedute diverse, unico elemento scenografico.

Finché uno rompe il ghiaccio innescando un dialogo con un altro e presto capiamo di cosa tratta questo Sempre domenica, un lavoro di Controcanto Collettivo per la regia di Clara Sancricca che ha aperto il 1° ottobre la rassegna 70/30 Il teatro che verrà che il Biondo dedicata alle giovani compagnie.
È uno spettacolo sul lavoro la cui trama, fatta di storie incrociate in cui ogni interprete è due o più personaggi, è sviluppata in dialoghi frontali tra i protagonisti mentre, come statue, gli attori che non appartengono alla storia di turno stanno immobili. La regia ha voluto bloccare l’energia corporea degli interpreti in una stasi tediosa per concentrarla in uno straparlare di lavoro. Il contrasto tra molto concitato parlare e l’immobilità potrebbe essere sintomo del disagio che questi vogliono portare in scena: il disagio delle generazioni giovani, ma già adulte, smarrite nell’incertezza e sopraffatte spesso da una cronica mancanza di volontà. Questo è il caso dello studente modello che, candidato a una posizione aziendale dal suo professore, sente di non aver mai studiato per questo fine e nell’ansia da prestazione prova davanti al pc un colloquio tipo che culmina nella domanda: “Perché dovremmo scegliere te?” a cui può solo rispondere: “Non so”. A colorire le storie, tutte simili a questa, un romano dialettale gestito per la maggiore bene dalla compagnia se non per qualche sguaiatezza che sporca la recitazione tendenzialmente professionale. La mimica gestuale degli interpreti pare studiata e consapevole. L’ironia si mischia al lamento culminando nella citazione pop: “T’immagini se fosse sempre domenica. Quante famiglie sul lastrico. Altro che crisi del dollaro, questa sì che sarebbe la crisi del secolo” canta un coro di “uomini medi” disperati e insoddisfatti dalla vita che armeggia tra sogni stroncati sul nascere e rassegnazione atavica. “Fantasie che credono alle favole” cantava Vasco, “fantasie che volano libere”. Tuttavia purtroppo la retorica e la noia sovrastano la tentata ironia: Sempre domenica non vola libero; i protagonisti incastrati nella crisi del contemporaneo non credono in utopie e non hanno speranze. Sempre domenica è una nenia che seppur con facilità ci tocca tutti personalmente – noi “giovani” che crescendo abbiamo imparato a vivere con le stesse ansie dei personaggi – seppur ci fa sorridere per questo, è molto lontana da quella funzione catartica che il teatro dovrebbe avere soprattutto quando tratta temi sociali rivolgendosi a una società già annoiata dagli stessi.

 

 

 

 

70/30 Il teatro che verrà
Sempre domenica
regia Clara Sancricca
con Federico Cianciaruso, Fabio De Stefano, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero
produzione Compagnia Controcanto Collettivo – Roma
Palermo, Teatro Biondo – Sala Strehler, 1° ottobre 2016
in scena 1° e 2 ottobre 2016

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