“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Mercoledì, 07 Settembre 2016 00:00

Un kolossal teatrale (solo in video)

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L’arena di Senise, in Basilicata, è affascinante. Duemilacinquecento posti sugli spalti abbracciano lo spazio scenico di pietra bianca e acqua scura. Due grandi statue di guerrieri con un ginocchio poggiato sul terreno una di fronte all’altra segnano le estremità destra e sinistra di quello che sarà il palco. In alto la volta celeste piena di stelle, in lontananza gli alberi, la valle e le montagne. Dell’arena la sensazione di stare per assistere ad un evento in cui il corpo ha bisogno di uno spazio esteso per potersi mostrare nelle sue imprese, per compiere prodigi. Un evento sportivo, dei giochi oppure il teatro. Il teatro sa essere esibizione grandiosa di corpi. Siamo qui per farci catturare, per seguire e conoscere le vicende di Alexios l’Ecista, uno dei fondatori della Magna Grecia.

I manifesti pubblicitari dello spettacolo Magna Grecia annoverano un cast di stelle del cinema e della tv come Giancarlo Giannini, Claudio Santamaria, Sabrina Impacciatore, Emir Kusturica che − dello spettacolo − è anche il direttore artistico. Ma siamo qui per essere travolti dalla magia del teatro non del cinema, siamo in Basilicata e per Magna Grecia è previsto un gran numero di repliche che vanno da giugno a settembre.
Queste stelle del cinema nell’arena bianca e nera, sotto la volta celeste, non sono presenti.
Facendo uso di grandi schermi che scorrendo su dei binari si avvicinano tra loro e si allontanano, di questi attori nominati nei cartelloni vediamo i primi piani che recitano essenzialmente dei monologhi. Il loro corpo assente è sostituito da quello di controfigure che fingono di parlare e si muovono sulla scena interpretando le azioni dei protagonisti. Gli ambienti sono ricostruiti con effetti speciali di grande impatto: giochi di luci, getti d’acqua sui quali sono proiettate le immagini, fumo e gli stessi schermi sui quali recitano le stelle del cinema. A rendere tutto vivo, un gran numero di persone, figuranti e ballerini ma anche animali, che muovono cose e creano la città con la confusione del mercato e mettono in scena la carestia, le malattie e la guerra.
L'aspetto corale e le coreografie insieme agli effetti speciali sono il punto di forza dello spettacolo. Lo sguardo viene continuamente catturato dai bei quadri realizzati in scena. Ciò che rovina il piacere di assistere a Magna Grecia sono proprio le stelle del cinema. Pur comprendendo che si tratti di un buon espediente per richiamare un pubblico disabituato al teatro e assuefatto alle fiction televisive, l'avere i protagonisti solo in video e che non interagiscono mai tra loro, fatta eccezione per Giorgio Colangeli che recita con il giovane attore Zeno Atzori, rende lo spettacolo difficile da seguire. Il testo è composto da riflessioni e incitamenti all'azione e dunque non è né diventa mai azione. Si ha per tutto il tempo l'impressione che stia per accadere qualcosa che sembra non accadere mai perché veniamo a conoscenza dei cambiamenti solo dalle riflessioni o dagli incitamenti successivi.
Alexios (Claudio Santamaria) parte in cerca di nuove terre per il popolo greco stremato dalla carestia e dalla guerra. Ascolta gli oracoli, parla con gli dei per conoscere le sorti della sua spedizione. Poi si innamora. Intanto Pitagora (Giorgio Colangeli) spiega  a un bambino i fondamenti della sua filosofia. Gli insegna che le idee sono i semi di una realtà futura e che le preoccupazioni, le paure e i pensieri negativi sono mostri interiori che l’uomo può sconfiggere, i nemici veri da combattere ogni giorno. Mentre le scene tra Pitagora e il suo discepolo appaiono abbastanza efficaci da lasciare una  traccia in chi assiste, le scene del protagonista Alexios risultano il più delle volte noiose. Colpa di un testo costruito per poter essere recitato a distanza.
Dello spettacolo si nota l'intento didascalico: voler insegnare agli spettatori della Basilicata o ai turisti di passaggio la storia di una terra che ha nei siti archeologici di Metaponto o Policoro delle testimonianze importanti del passato. Questo aspetto è evidente soprattutto nel momento dell’elenco delle divinità greche fatto proprio come una lezione scolastica vecchia maniera tenuta da Zeus e nella ripetizione costante del significato della parola “Ecista”. Il linguaggio è però troppo elevato e stancante per poter sperare che insegni qualcosa a chi non conosce il proprio passato e rischia di fare di Magna Grecia un diletto elitario per colti.
Tutto intorno agli schermi e sotto le fantastiche luci, però, è tutto un agitarsi. La storia si anima nei corpi di persone, non di stelle, che muovendosi e danzando creano scene suggestive, fanno navigare i vascelli sull'acqua e combattono guerre cruente. Senza parole ma solo con i corpi essi sanno, meglio delle stelle, raccontare il viaggio e l'amore tra l'eroe e la sua sposa. Essi si vedono realmente, si toccano, ballano insieme una canzone romantica.
Per questo motivo mi piace considerare Magna Grecia come uno spettacolo di danza, bello e ben costruito, intervallato da parti recitate da attori in video. Ma dico così solo per dare i meriti a chi li ha. Qualche volta bisognerebbe correre il rischio di fidarsi ciecamente del teatro senza mettersi nelle mani delle stelle.

 




Magna Grecia
direzione artistica
Emir Kusturica
regia, soggetto e sceneggiatura
Lorenzo Miglioli
regia tecnologica
Paolo Atzori
regia teatrale
Nicola Zorzi
con
Emir Kusturica, Giancarlo Giannini, Claudio Santamaria, Caterina Murino, Giorgio Colangeli, Christo Jivkov, Giovanni Capalbo, Grata Bellusci, Sabrina Impacciatore, Zeno Atzori
scenografie digitali
Paolo Atzori
scenografia
Francesco Frigeri
costumi
Elisabetta Montaldo
coreografie
Michele Abbondanza, Antonella Bertoni
musiche
Alessandro Nidi
lingua italiano
durata 1h
Senise (PZ), Arena Sinni, 23 luglio 2016
in scena
dal 24 giugno al 3 settembre 2016 

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