“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Domenica, 17 Marzo 2013 18:59

Il fu Mattia Pascal visto da Tato Russo

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Tato Russo mette in scena un sobrio e contenuto allestimento dell’opera pirandelliana. La trama è assai fedele al romanzo e non comporta stravolgimenti di sorta. C’è qualche piccolo cambiamento lì dove si parla di un figlio, mentre in realtà si trattava di una bambina, ma ciò non ha molta importanza. Il carattere del romanzo, l’impronta letteraria, viene affidata a schemi comunicativi semplici ma efficaci.

Così, essendo una particolarità precipua della letteratura novecentesca, descrivere la storia di un personaggio come lo svolgersi dei conflitti interiori dell’anima, così la rappresentazione viene accompagnata per tutto il tempo da una voce narrante che conferisce lo stato d’animo di profonda inquietudine dello scrittore. Ci troviamo davanti alla letteratura dell’angoscia in quella fase della storia letteraria europea che vien definita esistenziale. Ma i contorni e le definizioni sono labili in questi casi, come la stessa narrazione della voce ‘fuori campo’ in prima persona che riecheggia lo stile inconfondibile del noir. L'associazione non è fatta a caso. Infatti i temi del classico filone cinematografico sembrano esserci tutti. Un destino ‘maledettamente’ contrario, una femme fatale, l’ineluttabilità della propria condizione esistenziale. Al di là delle menomazioni che un testo subisce quando viene messo in scena, d’altronde anche per cause di tempo e non solo, questo punto sembra il più importante. L’ineluttabilità del caso è infatti argomento principe della letteratura e della filosofia del primo Novecento. Da questi ambiti poi esso trabocca nell’arte figurativa, nel teatro e dopo un certo tempo anche nel cinema, diventando uno dei canoni guida del genere noir. Ma perché è così importante questo tema? La risposta la troviamo scritta nel Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.
Il protagonista riesce con un escamotage a sfuggire alla vita tanto odiosa che si era costruita suo malgrado Mattia Pascal. Da ciò potrebbe nascere una nuova vita ricca, splendente, libera dai pregiudizi sociali e dalle catene che tengono imprigionato ogni uomo alla sua condizione. La fortuna ha voluto che vincesse una grossa somma di ‘danaro’ con la quale decide finalmente di evadere dalla prigione della consuetudine e dei luoghi comuni. Eppure inevitabilmente il destino avverso lo mette di nuovo dinanzi alle maledette convenzioni sociali, quando il suo alter ego Adriano Meis si innamora della bella Adriana. Non voglio ora parlare del tratto psicologico dell’opera pure importante; chi è Mattia Pascal, l’uomo ritrovato morto al mulino, colui che si spaccia per Adriano Meis, la bella locandiera che porta il suo stesso nome? Sembrano assurdità ma è questo inevitabilmente il gioco che ci pone la vita. Ritornando al tema sociale, Adriano Meis non può esistere poiché non si può innamorare e vivere una vita felice accanto ad Adriana. Egli non può denunziare un furto commesso a suo danno e non può nemmeno seguire il più semplice atto amministrativo o legale in quanto non esiste per la legge. Ripiomba allora in maniera ancora più beffarda e castigatrice la sorte avversa dalla quale inutilmente aveva cercato di liberarsi. La stessa sorte che avversa i protagonisti del cinema noir e che in un’atmosfera tetra e nebbiosa sembra accomunare tutti.
Da quelle nebbie più volti gridano i nomi di Mattia Pascal e Adriano Meis e tanti altri, mentre l’individuo spaurito si aggira tra le luci-buie della coscienza.

 

 

Il fu Mattia Pascal
di Luigi Pirandello
adattamento e messa in scena Tato Russo
regia Tato Russo
con Tato Russo, Renzo Di Rienzo, Marina Lorenzi, Katia Terlizzi, Massimo Sorrentino, Francesco Acquaroli, Francesco Ruotolo, Sarah Falanga, Carmen Pommella, Giulio Fotia, Antonio Rampino
scene Tony di Ronza
costumi Giusi Giustino
musiche Alessio Vlad
Napoli, Teatro Bellini, 15 Marzo 2013
in scena dal 15 al 17 Marzo 2013

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